mercoledì 4 maggio 2016

Da Craxi a Renzi, l'etica è morta annegata nell'Adda.

Una monetina da 2 cents, pregnante simbolo del valore della classe politicante di questi tempi.
C'è uno scarto continuo verso il peggio, la vicenda lodigiana di questi giorni mi rende convinto di questa cosa.

Ai tempi dei Craxi ( Andreotti, Forlani, Gava, Cirino Pomicino, De Michelis, Martelli, La Malfa, Vizzini, Altissimo, Citaristi, Larini, e non dimentichiamoci nemmeno i Bossi da un lato, e i Greganti dall'alto. E faccio finire qua la lista ), quei "socialisti" che hanno reso intoccabile e sputtanato forse in sempiterno nel nostro Paese quella definizione che, se non fosse stata gettata nel fango, per me rimarrebbe la più bella di tutte, spalleggiati dai democristiani e da tutti gli altri, dicevano: "gli altri politicanti non sono migliori di noi, hanno solo occultato meglio le prove, in ogni caso non hanno diritto di puntarci il dito contro".

Qua stavamo già volando basso, ma parecchio basso...

Poi un 1992-1993 di certo non risolutivo, perché i problemi sociali non si risolvono con la magistratura e nemmeno quelli politici ( anche se può essere giustissimo ripulire con la magistratura la classe politica ), ci lasciò con la stessa logica di fondo a governare l'esistente mentre alcuni partiti semplicemente erano estinti.
La continuità dei medesimi interessi di prima ancora una volta al potere pur attraverso partiti diversi la garantì Berlusconi, che però riuscì a rappresentare uno scarto in peggio. (*)
Non diceva "gli altri hanno semplicemente occultato meglio le prove", ma direttamente diceva che i giudici erano malati di mente o komunisti e che comunque non si può procedere per via giudiziaria contro chi ha avuto un mandato elettorale.

E qua volavamo ancor più basso.
Comunque sia Craxi se la prendeva con gli altri politicanti e Berlusconi con un altro potere dello stato.

Oggi, dopo l'azzerramento della classe politica della prima repubblica e il quasi azzeramento del blocco politicante berlusconiano ( il blocco sociale che aveva dietro è stato sussunto dal PD che porta avanti la stessa identica politica, anzi, forse peggiore in quanto più globalista ) di mezzo ci vanno gli ultimi che restano, gli ex pidiessini-diessini-margheritini-piddini.
Su costoro evidentemente Craxi aveva almeno in buona parte ragione,  gli va riconosciuto, nel dirne che avevano soltanto occultato meglio le prove.
Con tale classe politica abbiamo un ulteriore scarto verso il basso.
Quando questi vengono pizzicati, se la prendono direttamente con gli italiani: fascisti, manettari, ignoranti, masnada di bifolchi come vi permettete?

Dobbiamo dirgli grazie perché ci concedono l'onore di taglieggiarci e derubarci giorno per giorno, in pratica.

Ma il punto è che la classe politica in questo paese non rappresenta più un bel niente: il filtro-canale tra società e partito di cui parlava Gramsci, non esiste più da un pezzo.
Far carriera in questi partiti non avviene praticamente mai perché vieni su dal basso e emergi per la tua bravura politico/amministrativa, ma perché sei nato e cresciuto nel "giro" giusto.
Questo, nella logica malata e perversa di fedeltà alla bandiera del partito assolutamente da caserma degli ex piccisti trinariciuti che in realtà comunisti non furono mai ma solo aderenti a una chiesa che teneva falce & martello sul portone d'entrata al posto della croce, vale addirittura doppio.
Se fai strada li dentro è, normalmente, perché qualcuno garantiva per te e per la tua "fedeltà" da ancora prima che nascessi, o genericamente perché porti soldi e qua l'unico parametro "morale" ancora universalmente valido è quello che recita pecunia non olet.

In ogni caso lo scarto ulteriore verso il basso è questo:
- Craxi insultava gli altri politicanti per ri-legittimarsi ( e non c'era più niente da legittimare ), - Berlusconi insultava i magistrati ( e c'era ancora meno da legittimare ),
- i piddini pizzicati e i loro lacchè, la loro corte dei miracoli, insultano direttamente il popolo gridando "non siete meglio di noi!".

E la stessa logica autoassolutoria di sempre fondata sul principio del tutti colpevoli e quindi nessuno è colpevole, ma aggravata dal fatto che la colpevolezza è scaricata direttamente sul popolo e non sul rappresentante politico che ha tradito il mandato o su un altro, circoscritto, potere dello Stato.

Ma manco per il cazzo!
Siamo meglio di costoro, eccome se lo siamo.
Siamo tenuti ad uno scatto morale che segni chiaramente la volontà di ribellarsi di fronte a questa equazione.
Il vostro apparato di potere è da lustri un circolino privato con la selezione all'entrata, non rappresenta questo popolo, rappresenta voi stessi e basta.
Del resto solo una casta politicante che è sempre stata altro rispetto al popolo e che ha potuto avvalersi di canali e percorsi preferenziali da prima ancora di venire al mondo, di fronte alla sacrosanta indignazione, può rispondere come a Lodi in questi giorni e cioè facendo quadrato intorno a ciò che è indifendibile e rispondendo oltraggiosamente alle persone comuni giustamente indignate, dicendo loro che noi siamo meglio di voi, quindi dovete solo stare zitti e muti.
Solo chi dal popolo non proviene e il popolo intimamente lo schifa, può reagire in questo modo ad una indignazione assolutamente meritata.

Per questo dico che se le "monetine" furono un eccesso sgradevole ( ma non immotivato ) nel 1992-1993, quando i partiti rappresentavano ancora qualcosa e quindi il lavacro di coscienze in quel modo fu da parte di molti assolutamente ipocrita, spesso oggi le monetine sarebbero invece non solo motivate, ma nemmeno sgradevoli.
Perché queste metastasi di governanti non hanno più alcun legame col corpo sociale, sono metastasi e basta.
E la soluzione per le metastasi è la resezione, senza discorsi pietosi sul garantismo chiamato in causa fuori contesto, non meno e non diversamente da come faceva Berlusconi.
Non possiamo lasciarci dire che siamo noi marci quando in realtà sono loro che si autoriproducono con sistemi elettorali cuciti su misura e presa la poltrona pensano sempre e solo a farsi i cazzi propri.

Questo nessuno aveva osato dirlo prima e non possiamo lasciarglielo dire adesso, perché se legittimassimo l'idea che questa classe politicante ci rappresenti davvero allora, molto semplicemente, non ci meriteremmo alcun riscatto.




* sul perché la questione giudiziaria non basti a risolvere problemi politici, riporto quando ha scritto recentemente Domenico Moro:


Secondo Piercamillo Davigo Mani pulite ha fallito, la magistratura non basta. Ma va'! Chi lo avrebbe detto? Soltanto chi pensa che i fenomeni sociali e in particolare la corruzione dipendano principalmente dalla morale o dall'etica poteva pensarlo. E la corruzione non è neanche un fatto riconducibile alla politica tout court, ma ai rapporti tra politica e economia, cioè tra ceto politico e classe economicamente dominante. Esistono cause economiche, per essere più precisi rapporti di produzione, alla base della corruzione. Mani pulite non solo non ha risolto, ma ha finito per contribuire involontariamente (diciamo così) alla corruzione. Mani pulite ha accelerato un processo neoliberista basato su privatizzazioni, esternalizzazioni dei servizi pubblici (a sua volta collegato al federalismo cioè alla delega alle regioni), delega ad organismi sovrannazionali (integrazione europea), che ha ampliato il terreno su cui la corruzione e la concussione possono operare. Il problema è la riorganizzazione dell'accumulazione capitalistica, altro che la casta, con buonapace di Rizzo, Stella e dei Cinque stelle. I partiti giustizialisti sono condannati a fallire come è successo alla Lega, che, bisognerebbe che qualcuno lo ricordi, era quasi morta a seguito della rivelazioni su Bossi, e che solamente la xenofobia anti-immigrati ha resuscitato. Anche l'M5S non riuscirà a concretizzare molto. Per questa questa ragione c'è bisogno di una politica e di un partito che parta da un chiaro punto di vista di classe e anti-capitalistico, con proposte serie in campo economico e sociale. In pratica c'è bisogno di un forte partito comunista.

venerdì 29 aprile 2016

Un Uomo.

E' da tanto tempo che non scrivo.
In realtà sono cresciute di molto le bozze non pubblicate.
Cercherò di sistemare e pubblicare prossimamente, anche se forse alcune cose le terrò definitivamente per me.
Diciamo che è stato un periodo di pesanti amarezze, personali e politiche, ma si va avanti.

Oggi, cosa che non credo di aver fatto spesso in vita mia e che credo farò raramente in futuro, voglio scrivere qualche parola per parlare bene di un magistrato: il Procuratore Generale della corte di appello di Palermo Roberto Scarpinato.
Prima che un magistrato vorrei dire che credo meriti la definizione di essere un Uomo.
Scritto esattamente in questo modo.
Chi ha letto qualcosa di Sciascia ha capito.

il giudice Scarpinato

Cosa ci dice il giudice Scarpinato?
Basta ascoltarlo, sono tra i 7 minuti meglio spesi che si possano immaginare.

Un procuratore generale di corte d'appello ci spiega in maniera  illuminante in punta di diritto, ma comprensibilmente anche a non giuristi, lo scomodo perchè di una serie di cose, facendo luce sulla fatale domanda cui prodest?

- Ci spiega che l'UE ci sta imponendo una strana sorta di lex mercatoria che si costituisce al di fuori di qualsiasi processo democratico e diventa addirittura sovraordinante rispetto alla costituzione, archiviando la democrazia quale desueta perdita di tempo passatista attraverso lo smantellamento della sovranità dello Stato Nazione.
- Ci spiega quindi implicitamente, ma in modo che più chiaro non si può, che per sostenere la deforma Renzi-Verdini-Boschi, così come la precedente introduzione del pareggio di bilancio nell'articolo 81 o il recente jobs act, che altro non sono che progressivi adeguamenti a questa prassi di farsi scrivere le leggi dai mercati internazionali, bisogna proprio essere ignoranti come zucche o in teologale malafede.
Perchè in una maniera in o un'altra ti sei inserito nel novero di quelli che la crisi la fanno pagare agli altri, e intendi difendere tale rendita di posizione anche a costo di sacrificare la democrazia di tutti e propagandi questo attentato alla democrazia come libertà, innovazione e quant'altro.

Diciamo una cosa: arrivata la pensione mi sa che Scarpinato non sarà uno dei tanti giudici che finiscono in parlamento nella neo-democrazia cristiana, o meglio, nel partito portavoce dei desiderata di JP Morgan, cioè quel canale di scolo della storia che si chiama Partito Democratico.
« Il potere non è nel Consiglio comunale di Palermo. Il potere non è nel Parlamento della Repubblica. Il potere è sempre altrove. Lo stato per me è la Costituzione e la Costituzione non esiste più. »

Leonardo Sciascia

mercoledì 6 aprile 2016

Il referendum e i pesci in faccia. [ popul post politically scorrect ]

Nella foto il trattamento GIUSTAMENTE riservato a chi, da sinistra, si ostina a non tratta il PD come merita, cioè da NEMICO.




Paradossi.
Sacrifichi spazi della tua vita personale e del poco che tempo che hai per partecipare a riunioni ( e per inciso vieni pure trattato di merda nonostante ti stia proponendo volontario per farti carico di un duro lavoro di attivismo civico/politico ) che hanno il fine di organizzare i comitati territoriali per il no al referendum costituzionale, e ti ritrovi burattini di partito che invece che con la bandiera arrivano con l'apartitica spilletta dell'Anpi, a spiegarti che questo referendum bisogna perderlo a tutti i costi.
Perché di fatto ti dicono che bisogna scegliere di non accettare lo scontro sul plebiscito pro o contro Renzi, ma andare al mercato rionale a spiegare alla sciura Maria di anni 78 che si sta comprando la cicoria, cosa cambierà nella sua vita spostando una virgola da qui a li nell'art. 117 comma 4 paragrafo 12 ter.
E questo significa mettersi nella inequivocabile condizione di perdere, perché il plebiscito è Renzi a volerlo e non possiamo impedire a chi controlla parlamento, governo e media di impostare una battaglia in un certo modo. Volenti o nolenti il terreno di scontro lo sceglie lui.
Ma su quello stesso terreno si può anche farlo inciampare, perché se Renzi, bisognoso di una legittimazione per via plebiscitaria in un referendum su di sé e sull'operato del suo governo, raccoglie ancora nel paese la maggioranza RELATIVA dei consensi, è pur vero anche che raccoglie pur sempre pure la maggioranza ASSOLUTA dell'astio ( e nel chiuso della cabina elettorale non vai a fare gli esami del sangue a chi vota NO, prendi i voti da chi vengono ).

Questa strategia suicida deriva dal fatto che i "cespuglietti" non vogliono tagliare i ponti dei rapporti col partito insieme al quale negoziano assessorati.
E ciò vale in particolare a Milano, ADESSO.

Per cui bisogna fare sta battaglia, ma impostarla in maniera perdente, senza l'unica parola d'ordine che può vincere ( 3 parole, semplici: Renzi - a - casa ), senza creare dissapori e rancori nei rapporti con gli esponenti del PD, dicendo che la "riforma" è bonapartista e autoritaria ma senza dire che chi la vota e promuove è autore di un tentativo di svolta autoritaria.
Insomma, fare campagna contro una "riforma" come se questa riforma fosse politicamente "figlia di nessuno".

RI-SI-BI-LE.

Ma dopo tutta questa fiera di ipocrisia mescolata a mancanza di coraggio, cosa succede?

Che direttamente "Nullità" ( ex L'Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci ) ti inizia la campagna dando al Presidente dell'ANPI, che l'aveva iniziata appunto denunciando la minaccia di svolta bonapartista senza però dire che il PD e Renzi sostengono progetti politici autoritari e antidemocratici, direttamente dell'inetto, del vecchio rincoglionito, e dello strumentalizzatore in malafede politica del proprio ruolo.
[ vedasi il deplorevole, al limite dell'infamia, articolo di Rondolino, rispetto al quale la redazione, guardailcaso, non si dissocia ].

Ora vedete, tutto questo è abbastanza surreale.

Perché queste istituzioni/ associazioni ( sindacati, cgil, Anpi, Arci, Salcazzo, Eccetera ) e questi piccoli partiti che si ostinano per opportunismi bieco a non recidere il cordone ombelicale che li tiene legati al partito-madre nutrendone gli apparati a nostre spese via elezione e distribuzione di cariche ai propri burocrati, comportandosi in questo modo e venendo trattati in questi modo, non solo sono ormai politicamente indifendibili ma sono plastica rappresentazione comico-grottesca del più totale vuoto politico.

E' come se una persona facesse una dichiarazione pubblica di amore e eterna fedeltà ad un/a consorte che lo cornifica bellamente ( senza che vi fosse preliminare accordo per costituire una coppia aperta ) a destra e a manca vantandosene pure apertamente al bar, da anni.
In questo modo non si costruisce niente, ci si fa solo mettere in ridicolo.
Si legittimano i Rondolino, che pure nel merito hanno il torto più bieco e marcio che si possa immaginare.

Se non fosse che in questa circostanza, sul risultato del referendum, rischiamo tutti la prospettiva della definitiva eutanasia del poco che resta della nostra democrazia comprese milioni di persone sveglie che non si meritano un simile scenario, verrebbe quasi da dire che i vari Smuraglia, presenti e passati, piccoli e grandi, di livello nazionale o anche solo locali, giovani o anziani, di essere trattati con simili pesci in faccia, in fondo se lo meritano pure.

martedì 29 marzo 2016

Convinzioni. Orizzonti ampi e maturità politica.




Sono assolutamente convinto che in questa fase storica, una sinistra sensata, radicale quel che basta per darsi una linea politica chiara su base nazionale in merito al fatto che PD e cespuglietti che gli orbitano intorno sono nemici, e sul piano europeo riguardo al fatto che l'UE ( con tutti i suoi annessi e correlati, anche monetari ) non è riformabile, ma insieme né settaria né identitaria ( che vi sentiate socialdemocratici e radicali di sinistra e guardiate a Keynes e post-keynesiani, o che vi sentiate comunisti e figliastri remoti di Marx/Engels VA BENE UGUALE, perché in questo momento entrambi questi punti di vista, se portati avanti sensatamente, comportano l'adozione delle MEDESIME PRIORITÀ ), avrebbe enormi margini di espansione, se solo trovasse la via della propria riorganizzazione dal basso e trovasse qualche fondo da spendere per conquistarsi una visibilità mediatica che proceda in parallelo alla ri-costituzione di una seria alterità/conflittualità sociale.
Conflittualità pacifica ma insieme ferma, non finalizzata a negoziare un assessorato a breve termine ( per questo c'è già Sel, che per altro conflittuale non lo è affatto ).

A tal fine prioritario sarebbe intessere rapporti con quelle persone che scrivono e organizzano
questo
e quest'altro

SENZA pretendere di cooptarli dentro qualcosa d'altro, di precostituito sul piano formale e organizzativo, coltivando la presunzione di avere tutte le ricette già pronte e giuste, ma cercando insieme una via negoziandola su basi di parità e accettando l'esito di un percorso VERAMENTE APERTO, senza paracadute, NON INDIRIZZABILE SEMPLICEMENTE PERCHÉ SI HA ALLE SPALLE IL PROPRIO MOVIMENTINO DI 100 PERSONE, SUFFICIENTE A DETERMINARE L'ESITO DI UNA ASSEMBLEINA DI 36 PERSONE CHE, IN REALTÀ, NON SI CAPISCE NEMMENO DA CHI SIANO STATE "DELEGATE".
La costituzione di un partito di sinistra all'altezza dei tempi non può e non deve essere un percorso autoreferenziale.
E se si lavora col paracadute, cioè ci si muove dentro un alveo prestabilito e precostituito se e solo se si è convinti di poterne indirizzare il percorso nella presunzione di avere già in tutto e per tutto la "ricetta buona", non si serve il popolo perché non gli si va davvero incontro, semplicemente si passa il tempo a compiacersi di sé stessi.

Per questo motivo io non perdo e non perderò tempo ad alimentare polemiche con altri movimenti che contestino UE ed euro, ben sapendo che ciò è possibile farlo sia da sinistra ( su basi che condivido ) sia da destra ( su basi che combatto e combatterò anche in futuro ), ma semplicemente tesserò reti di relazioni umane e politiche con chi, parlandoci, mi convincerò abbia moventi e obiettivi sottoscrivibili.

Fare il Pcl che litiga col Pdac, non mi interessa.
E non interessa al popolo.
Lasciamoci alle spalle le sette, le modalità gestionali e comunicative tipiche delle sette.
Questa gente rifiuta il mondo contemporaneo, e hanno anche ragione a rifiutarlo, ma è evidente che non aspirano a cambiarlo preferendo rifiugiarsi nella loro dimensione parallela di formulette rituali precostituite, ragion per cui il loro nemico diventa il loro più stretto vicino di azione politica banalmente perchè non aspirano più a fare paura a nessuno al di fuori della loro realtà parallela, separata dal mondo reale, entro la quale animano le proprie polemicucce.

Io invece aspiro a fare paura a qualcuno!
E se sprecassi il mio tempo in queste polemicucce, proprio per questo motivo, renderei sterile e vano ogni mio sforzo perchè la maggior parte delle persone nemmeno si accorgerà della mia esistenza e, quand'anche se ne accorgesse, non mi considererebbe ( giustamente ) degno di fiducia alcuna dato il mondo e gli interlocutori coi quali perderei il mio tempo.

Se si vuole uscire dalle catacombe del web o di sacche politico/sociali dai percorsi e dagli esiti politici già definiti ( il ghetto dei sovranisti, molti dei quali dentro quel ghetto meritano di rimanerci ), bisogna sforzarsi di darsi un respiro ampio; il che significa tenersi buoni tutti gli interlocutori sensati ( che non vuol dire politicamente sovrapponibili al 100%, basta che non ti siano opposti, perché con chi avrà anche solo un 51% di somiglianza al redde rationem ci si dovrà alleare ) e parlare del mondo che sta FUORI da queste minuscole realtà delle quali al popolo non interessa e che a dirla tutta sono maggioritariamente composte da pazzi, disadattati, idioti e anche da qualche volpone non esattamente in buona fede.


Coglionazzi?



Voglio sperare che nessun savio di mente, socialista, progressista, magari addirittura anticapitalista ( e quindi evidentemente antieuropeista, infatti stiamo parlando di savi di mente e non di COGLIONAZZI ) cada nell'equivoco, non rendendosi conto del fatto che l'iniziativa Alternativa Per l'Italia, nata dal sito Scenari Economici, ha prospettive politiche in nulla sottoscrivibili.

Stiamo parlando di gente che non costruirà un bel cazzo di niente, liberisti puri ( il liberismo si fa con o senza moneta unica ), ai quali tanto per dirne una l'UE va benissimo purché sia senza l'euro ( e chissenefrega dei deficit di democrazia ), la cui propaganda anti-immigrazione non ha alcun valore sistemico concentrandosi esclusivamente su un profilo xenofobo-complottista con deliri su Kalergi annessi e che, in ultima istanza, in dirittura d'arrivo pre-elettorale risolverà tutta la propria azione in uno spottone elettorale pro Lega Nord via Claudio Borghi.
Quello che il razzismo gli sta bene per intenderci, e quello che l'euro non lo vuole ma la flat tax al 13% invece si.
Quello già trombato sia alle politiche sia per la regione Toscana, che però ha portato qualche migliaio di voti che sono serviti per rieleggere Borghezio, quello che chiama Delle Chiaie "comandante" per intenderci, al parlamento europeo quando è in realtà evidente che l'unico luogo a lui confacente sarebbero le patrie galere.

E chi non capisce che in termini distributivi, per i ceti sfruttati, una flat tax equivarrebbe in tutto e per tutto a tenersi la moneta unica europea con in più l'aggravante della torsione autoritaria e xenofoba del nostro Paese è, per l'appunto, un COGLIONAZZO.

Lo dico solo una vota, e non ci torno sopra, proprio perché recuperare COGLIONAZZI è una operazione politicamente inutile.
La Lega esiste da 30 anni, e i COGLIONAZZI la votano.
Lo hanno già fatto e lo rifaranno.
Esistono delle invarianti nella storia.

Stabilito che correre dietro ai COGLIONAZZI non serve, spero ci si concentri su ciò che è utile e necessario e cioè concentrarsi su quel 50% di disillusi che a votare non ci vanno più ma che non sono né beceri, né razzisti né COGLIONAZZI, ché se lo fossero l'alternativa li bella che pronta già ce l'avrebbero.

Dixi et salvavi animam meam.

venerdì 25 marzo 2016

Quando non sai più cosa pensare, rileggi Gramsci.


Riporto degli estratti dai Quaderni del Carcere, quaderno 15.


Q15 §4
[....]
Dato che anche nello stesso gruppo esiste la divisione tra governanti e governati, occorre fissare alcuni principii inderogabili, ed è anzi su questo terreno che avvengono gli «errori» più gravi, che cioè si manifestano le incapacità più criminali, ma più difficili a raddrizzare. Si crede che essendo posto il principio dallo stesso gruppo, l’obbedienza debba essere automatica, debba avvenire senza bisogno di una dimostrazione di «necessità» e razionalità non solo, ma sia indiscutibile (qualcuno pensa e, ciò che è peggio, opera secondo questo pensiero, che l’obbedienza «verrà» senza essere domandata, senza che la via da seguire sia indicata). Così è difficile estirpare dai dirigenti il «cadornismo», cioè la persuasione che una cosa sarà fatta perché il dirigente ritiene giusto e razionale che sia fatta: se non viene fatta, «la colpa» viene riversata su chi «avrebbe dovuto» ecc. Così è difficile estirpare la abitudine criminale di trascurare di evitare i sacrifizi inutili. Eppure il senso comune mostra che la maggior parte dei disastri collettivi (politici) avvengono perché non si è cercato di evitare il sacrifizio inutile, o si è mostrato di non tener conto del sacrifizio altrui e si è giocato, con la pelle altrui. Ognuno ha sentito raccontare da ufficiali del fronte come realmente i soldati arrischiassero la vita quando ciò era necessario, ma come invece si ribellassero quando si vedevano trascurati. Per esempio: una compagnia era capace di digiunare molti giorni perché vedeva che i viveri non potevano giungere per forza maggiore, ma si ammutinava se un pasto solo era saltato per la trascuratezza o il burocratismo ecc.
Questo principio si estende a tutte le azioni che domandano sacrifizio. Per cui sempre, dopo ogni rovescio, occorre prima di tutto ricercare le responsabilità dei dirigenti e ciò in senso stretto (per esempio: un fronte è costituito di più sezioni e ogni sezione ha i suoi dirigenti: è possibile che di una sconfitta siano più responsabili i dirigenti di una sezione che di un’altra, ma si tratta di più e meno, noti di esclusione di responsabilità per alcuno, mai).
Posto il principio che esistono diretti e dirigenti, governati e governanti, è vero che i partiti sono finora il modo più adeguato per elaborare i dirigenti e la capacità di direzione (i «partiti» possono presentarsi sotto i nomi più diversi, anche quello di anti‑partito e di «negazione dei partiti»; in realtà anche i così detti «individualisti» sono uomini di partito, solo che vorrebbero essere «capipartito» per grazia di dio o dell’imbecillità di chi li segue).
Svolgimento del concetto generale che è contenuto nell’espressione «spirito statale». Questa espressione ha un significato ben preciso, storicamente determinato. Ma si pone il problema: esiste qualcosa (di simile) a ciò che si chiama «spirito statale» in ogni movimento serio, cioè che non sia l’espressione arbitraria di individualismi, più o meno giustificati? Intanto lo «spirito statale» presuppone la «continuità» sia verso il passato, ossia verso la tradizione, sia verso l’avvenire, cioè presuppone che ogni atto sia il momento di un processo complesso, che è già iniziato e che continuerà. La responsabilità di questo processo, di essere attori di questo processo, di essere solidali con forze «ig» materialmente, ma che pur si sentono operanti e attive e di cui si tiene conto, come se fossero «materiali» e presenti corporalmente, si chiama appunto in certi casi «spirito statale». È evidente che tale coscienza della «durata» deve essere concreta e non astratta, cioè, in certo senso, non deve oltrepassare certi limiti; mettiamo che i più piccoli limiti siano una generazione precedente e una generazione futura, ciò che non è dir poco, poiché le generazioni si conteranno per ognuna non trenta anni prima e trenta anni dopo di oggi, ma organicamente, in senso storico, ciò che per il passato almeno è facile da comprendere: ci sentiamo solidali con gli uomini che oggi sono vecchissimi e che per noi rappresentano il «passato» che ancora vive fra noi, che occorre conoscere, con cui occorre fare i conti, che è uno degli elementi del presente e delle premesse del futuro. E coi bambini, con le generazioni nascenti e crescenti, di cui siamo responsabili. (Altro è il «culto» della «tradizione» che ha un valore tendenzioso, implica una scelta e un fine determinato, cioè è a base di una ideologia). Eppure, se si può dire che uno «spirito statale» così inteso è in tutti, occorre volta a volta combattere contro deformazioni di esso e deviazioni da esso. «Il gesto per il gesto», la lotta per la lotta ecc. e specialmente l’individualismo gretto e piccino, che poi è un capriccioso soddisfare impulsi momentanei ecc. (In realtà il punto è sempre quello dell’«apoliticismo» italiano che assume queste varie forme pittoresche e bizzarre).
L’individualismo è solo apoliticismo animalesco; il settarismo è «apoliticismo» e se ben si osserva, infatti, il settarismo è una forma di «clientela» personale, mentre manca lo spirito di partito, che è l’elemento fondamentale dello «spirito statale». La dimostrazione che lo spirito di partito è l’elemento fondamentale dello spirito statale è uno degli assunti più cospicui da sostenere e di maggiore importanza; e viceversa che l’«individualismo» è un elemento animalesco, «ammirato dai forestieri» come gli atti degli abitanti di un giardino zoologico.


Q15 §55
Passato e presente. Una delle manifestazioni più tipiche del pensiero settario (pensiero settario è quello per cui non si riesce a vedere come il partito politico non sia solo l’organizzazione tecnica del partito stesso, ma tutto il blocco sociale attivo di cui il partito è la guida perché l’espressione necessaria) è quella per cui si ritiene di poter fare sempre certe cose anche quando la «situazione politico-militare» è cambiata. Tizio lancia un grido e tutti applaudono e si entusiasmano; il giorno dopo, la stessa gente che ha applaudito e si è entusiasmata a sentire lanciare quel grido, finge di non sentire, scantona ecc.; al terzo giorno la stessa gente rimprovera Tizio, lo rintuzza, e anche lo bastona o lo denunzia. Tizio non ne capisce nulla; ma Caio che ha comandato Tizio, rimprovera Tizio di non aver gridato bene, o di essere un vigliacco o un inetto ecc. Caio è persuaso che quel grido, elaborato dalla sua eccellentissima capacità teorica, deve sempre entusiasmare e trascinare, perché nella sua conventicola infatti i presenti fingono ancora di entusiasmarsi ecc. Sarebbe interessante descrivere lo stato d’animo di stupore e anche di indignazione del primo francese che vide rivoltarsi il popolo siciliano dei Vespri.

giovedì 24 marzo 2016

Se un politico non è anche un diplomatico, non è un politico.

Oggi parliamo di diplomazia. Quello nella foto è un diplomatico dal cuore rosso.
E' dolce e buono, non si può non apprezzarlo. Ma purtroppo, alle volte, può risultare pesante e indigesto.





Dunque, questo è il mio blog, e siccome è mio, CI SCRIVO SOPRA QUEL CHE CAZZO MI PARE, ANCHE SENZA CONSULTARMI CON NESSUNO.

La Treccani online riporta queste definizioni, nel lemma "diplomazia":

diplomazìa s. f. [dal fr. diplomatie, der. di diplôme «diploma»]. –

1. L’arte di trattare, per conto dello stato, affari di politica internazionale. Più concretam., l’insieme dei procedimenti attraverso i quali uno stato mantiene le normali relazioni con altri soggetti di diritto internazionale (stati esteri e altri enti aventi personalità internazionale), al fine di attenuare e risolvere eventuali contrasti di interessi e di favorire la reciproca collaborazione per il soddisfacimento di comuni bisogni; si distingue talvolta fra d. segreta, quella tradizionale, e d. aperta (ingl. open diplomacy) che, propugnata soprattutto dagli Stati Uniti d’America a partire dagli anni della prima guerra mondiale, è caratterizzata dalla tendenza a informare, entro certi limiti, la pubblica opinione di trattative e orientamenti di politica estera.

2.

a. Il complesso degli organi (agenti diplomatici permanenti e speciali, capo dello stato, ministro degli Affari Esteri) per mezzo dei quali uno stato mantiene i rapporti internazionali con gli altri stati.

b. Carriera degli agenti diplomatici: entrare in diplomazia.

3. fig. Tatto, finezza, abilità nella trattazione di affari delicati e che richiedono prudenza, o anche nelle relazioni tra persona e persona: usare d.; agire, parlare, procedere con diplomazia.


Nel senso comune, la parola diplomazia, ha spesso assunto una connotazione negativa.
Sei un gran diplomatico, quando non si hanno incarichi istituzionali per la propria patria presso un consolato o un'ambasciata, lo si può spesso anche intendere nel senso di sei un gran paraculo, sei uno che se li sa fare i cazzi propri [ sottointeso: anche a costo di piazzarlo in culo al prossimo tuo, a tradimento, appena ti voltano le spalle ].

Questa concezione dispregiativa del termine "diplomatico" nel senso comune e popolare, come spesso accade per i luoghi comuni, il suo fondo di ragionevolezza ce l'ha pure.

Nel senso che tante volte il confine tra diplomazia e accondiscendenza, o peggio ipocrisia, può essere sottile, quasi labile.Ma il fatto che un confine sia, a volte, sottile o addirittura labile non vuol dire che comunque un confine non ci sia, e la pratica della politica è difficile anche perché consiste nella continua, ponderata e matura, gestione proprio di questo confine.
Proprio su questo argomento diventa importante l'aspetto figurato, e umano, di cui al punto 3 che riporto per completezza, e perché evidentemente RIBADIRE NON BASTA MAI!

3. fig. Tatto, finezza, abilità nella trattazione di affari delicati e che richiedono prudenza, o anche nelle relazioni tra persona e persona: usare d.; agire, parlare, procedere con diplomazia.



Un buon politico non è mai un ipocrita, perché è la Verità che ci renderà liberi, e questo è un concetto al tempo stesso cristiano, socialista e socialista&rivoluzionario, tutto insieme al tempo stesso.

Ricordo in tal senso le seguenti definizioni che dovrebbero sempre essere stampigliati nelle nostre coscienze con lettere di fuoco, come eterni moniti:
- Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
                                              Pier Paolo Pasolini
-
Dire la verità, arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista e rivoluzionaria.
                                              Antonio Gramsci


Tuttavia, data la centralità che la capacità diplomatica ha nell'azione politica - che è insieme anche umana - vale contemporaneamente il principio, al di la dell'accezione negativa data a questo termine dalla vulgata popolare, che un politico che non sia anche un abile diplomatico, potrà anche essere un
- eccellente teorico,
- uno straordinario storico del movimento operaio,
- un formidabile analista,
- uno che riesce a avere ragione nel 90% dei casi ( che è tantissimo, un buon politico è già uno che riesce a prenderci nel 70% dei casi )
ma in ultima istanza......non è un politico.
Un politico non dice bugie; dice quello che sa con certezza o comunque quello che pensa essere giusto, ma sa centellinare quel che dice, secondo l'interlocutore, secondo momento e secondo contesto.
Il che significa che, pur senza dover edulcorare o falsificare il proprio pensiero, un politico  sa  che esiste modo e modo per dire la stessa cosa, e se necessario capisce che ci sono anche momenti in cui è più opportuno sapersene anche stare qualche volta ZITTI.