venerdì 12 febbraio 2016

Come ti "sodominchio" [ cit. ] i conviventi more uxorio, preferibilmente se poveri.

I piddini non si smentiscono mai; ti volti un attimo e ti infilano leve per arruolarti in guerre che non ti appartengono, cercando di metterti contro soggetti che non ti hanno mai fatto niente di male, in ogni momento.
A questo giro ce l'hanno, per usare una espressione dei nostri tempi, buttata ar culo pure sulle convivenze more uxorio, e son riusciti a metterci pure l'ennesima spolveratina di lotta di classe dall'alto.
Sembra incredibile, eppure.
Autentici artisti della truffa, mistici della sòla.
In questo caso un colpaccio veramente luciferino sta riuscendo a metterlo a segno Monica Cirinnà.

Come sa bene chi mi conosce e mi segue sono una persona di mentalità molto aperta, un indefettibile progressista, e ho a più riprese difeso, e difendo ancora, tutta la parte del ddl Cirinnà-bis in via di approvazione per quello che riguarda l'estensione di diritti e dovere assimilati a quelli di una normale famiglia, anche alle coppie omosessuali.
Purtroppo, però, nel ddl in questione c'è anche molto altro di cui non ha parlato nessuno.

La polemica è stata virulenta, in linea di principio è puntuale e precisa questa infografica:

I mal di pancia politici si sono scatenati, tra family day e vari renitenti sia nella fila del PD sia in quelli del M5S ( molti meno nel M5S in verità, al momento mi risulta la sola Ciprini alla camera e solo due senatori ), soltanto per quello che riguarda l'approvazione dell'articolo 5 del capo I del ddl, quello riguardante l'adozione dei figliastri.

Dico subito che, secondo me, far polemica proprio su quell'articolo è una autentica infamità.
Il perché lo spiega molto efficacemente quest'altra infografica:
Certo è una semplificazione ma nella sostanza è corretta.
Volendo difendere un intento discriminatorio nei confronti delle coppie omosessuali si cerca di far simbolicamente saltare la legge sull'adozione dei figliastri, scaricando su questi ultimi le presunte "colpe" dei genitori per il fatto di essere ciò che sono.
Qua si tratta di regolarizzare, piuttosto, situazioni già esistenti, con figli che vivono in una famiglia ( si, lo è ) nella quale però gli adulti che li seguono hanno prerogative ridotte il che va a detrimento della cura dei figli, e ancor peggio i figli hanno diritti inferiori a quelli nati da una coppia etero perché, ad esempio, sono fuori dagli assi ereditari.
Si puniscono padri e madri gay infierendo sui figli, cercando di fare in modo che restino figli di nessuno.
La scusa che viene addotta è che l'adozione dei figliastri spalancherebbe la porta alla pratica della gravidanza surrogata, o gravidanza per altri, o anche detta pratica dell'utero in affitto.
Ciò presupponendo che le coppie omosessuali che hanno figli siano sistematicamente composte da due persone dello stesso sesso e dei figli che uno dei due si è comprato e ha adottato all'estero, portandoli poi in Italia.
Evidentemente ci sono tutta una serie di falle logiche in questo ragionamento:
a) se così fosse impedire l'adozione dei figliastri non arginerebbe un bel niente, i figli son già qua solo avrebbero un solo genitore.
b) è una semplificazione brutale, il 90% dei bambini frutto di GPA hanno genitori infertili e eterosessuali.
c) Due lesbiche non sono affatto sterili, e due gay non sono affatto impotenti, e il fatto che si leghino affettivamente con lo stesso sesso non comporta automaticamente che abbiano ripulsa per rapporti con l'altro sesso finalizzati alla sola procreazione. Il che comporta che normalmente capita....che delle persone omosessuali abbiano figli. E inoltre c'è sempre anche la fecondazione in vitro. Quindi questi figli non frutto di GPA ci sono comunque; che vogliamo farne?
d) la GPA è VIETATA in Italia, come effetto di quanto contenuto nella legge 40/2003 che il ddl non andrebbe a toccare ( per altro, personalmente, son d'accordo col vietarla ).

Quindi il caso è stato montato sul nulla, come spiega già la prima infografica, e aver tirato in mezzo i bambini è una infamità pretestuosa bella e buona.

Purtroppo però tutto ciò di cui si è discusso, malissimo, con semplificazioni e talebanesimi retorici da entrambe le parti, riguarda soltanto il Capo I del ddl Cirinnà-bis.
I problemi vengono al capo secondo.
Quello di cui nessuno ha parlato mai.
Riporto il ddl per esteso.

Ecco il capolavoro, il Capo II della legge, la sòla delle sòle.


Due parole al di la dei talebanesimi preconcetti da entrambe le parte, dato che di sciocchezze se ne son sprecate sia per il si sia per il no, sugli articoli dall'11 compreso in avanti direi che valga la pena di spenderle.
Riepiloghiamo: hanno montato una enorme polemica, futile fasulla e pretestuosa, sull'articolo 5 del capo I della legge ( l'adozione dei figliastri, che pur essendo già nati continueranno a non avere i diritti di qualsiasi altro bambino e bambina se non approveranno questo articolo ), tirando in ballo in maniera completamente fuori luogo la surrogazione di maternità ( sulla quale c'è di che discutere eccome, ma che in questo caso non c'entra NIENTE, e per altro resta esplicitamente vietata in Italia dalla legge 40/2003, quindi discussione totalmente INUTILE ).
Purtroppo però l'ingiustizia c'era.
E guarda il caso sono quelle di cui nessuno ha parlato.
La scelta della libera convivenza more uxorio, di fatto, non esiste più.
E lo stato passa all'incasso sugli ISEE che "schizzeranno" come lo spread nel 2011, senza che gli interessati debbano muovere un dito. O meglio, senza che possano muovere un dito per sottrarsi e difendersi.
Tutto questo con diritto, opzionale, di fare da un notaio un patto prematrimoniale ( art. 19 ) ma comunque senza diritti di successione.
Quindi in pratica una misura potenzialmente in favore dei soli ricchi con figli che vogliano espungere dall'asse ereditario un convivente magari post divorzio, onde non dover dividere il patrimonio o comunque doverlo fare nella minor misura possibile.
Se sei povero e magari avresti convissuto serenamente ( e/o magari poteva tornarti comodo per vari motivi ), dipende dal rapporto coi tuoi parenti quel che ti conviene fare.
Siccome la/il convivente non si riceverebbe niente se l'altro convivente venisse a mancare, ma ci si ritrova quasi tutti gli oneri di un matrimonio e solo parte dei diritti anche senza averlo voluto, se non desideri che il poco che ti lasci alle spalle vada a parenti "non graditi" non lasciando nulla alla persona con la quale convivi, ti tocca sposarti anche se non vorresti, per arginare i danni e i rischi...
Inoltre non può non sfuggire la ratio sottilmente classista del provvedimento.
Molti giovani hanno difficoltà lavorative, spesso sono costretti a lavorare come dipendenti ma con la partita IVA, devono anticipare capitali e hanno difficoltà a rientrare delle spese esponendosi al rischio di ritrovarsi con gli ufficiali giudiziari alla porta di casa.
Avere un convivente cui intestare tutto e risultare in possesso di nulla, purtroppo, in questi tempi miserabili è uno strumento di sopravvivenza in numerosi casi.
Adesso però, ex lege, il convivente o la convivente per coppia omo o etero che sia, se non è un coniuge poco ci manca e in ogni caso è di fatto equiparato a persona civilmente unita, e bisognerà perdere tempo e soldi da un notaio a definire minuziosamente gli assetti patrimoniali onde potersi tutelare da rischi dai quali prima si era tutelati semplicemente non sposandosi, pena il non avere diritti che comunque i conviventi more uxorio non richiedevano ( per i congedi in caso di malattia ad esempio la legge è giusta ma inutile, esistevano già varie sentenze in tal senso ).
E poi c'è il caso della scelta di vita; voler ritenere un rapporto come cosa intima e strettamente personale non volendola formalizzare né davanti al sindaco né davanti al sacerdote.
C'è forse qualcosa di male?
E forse che i sentimenti così valgano di meno?
Gli eventuali figli son già tutelati perché i figli naturali sono stati giustamente equiparati ai legittimi.
Ma hanno dovuto e voluto cancellare tutto.
Anche questo articolo spiega bene le contraddizioni che vengono a crearsi, sulla base di argomenti niente affatto discriminatori o gretti, sostenendo le ragioni del Capo I pur criticando quelle del Capo II.

Che lo abbiano fatto per dare un contentino all'ala più gretta, conservatrice e retriva della Chiesa ( in fondo per la dottrina bruceranno all'inferno ugualmente tanto gli omosessuali quanto i convivente more uxorio, sempre peccato mortale senza pentimento è... ) di dare da una parte e bastonare dall'altra per andare a compensazione, o che l'abbiano fatto perché si son fatti due conti e fiscalmente lo stato viene a guadagnarci, o tutte e due le cose insieme....non lo so.
Ad ogni modo se passa il SI sul ddl Cirinnà sono contento e se passa il NO triste, perché vedere gioire gente che specula sulla sorte dei bambini solo per difendere la propria volontà discriminatoria verso gli omosessuali, per me è inaccettabile.
Ma in tutta franchezza, Bagnasco e Opus Dei a parte, se questa schifezza venisse bocciata in parlamento e ci si riprovasse tra due anni con un testo di legge decente, forse in fondo sarebbe meglio per tutti.
Le libertà civili non sono a costo zero semplicemente perché non vengono strappate al capitale; parliamo di prerogative esistenziali fondamentali che riguardano milioni di persone e quindi sono al contempo anche una grande questione sociale e culturale. Inoltre il costo lo si paga in tempo di vita, necessario per vincere battaglie prima di tutto culturali, spesso anche molto difficili.
Ma ciò che può essere a costo zero, nel senso che riconoscere dei diritti alle coppie omosessuali che vogliono sposarsi offre qualcosa a loro senza togliere nulla a nessuno, non può essere trasformato in un modo per prendere a legnate i conviventi more uxorio e cancellarne l'esistenza da questo paese, ex lege, creando anche una serie di conseguenze fiscali che è difficile immaginare siano state inventate in buona fede.
Non è accettabile.
Il motivo di contrapposizione non c'era.
Perché hanno dovuto inventarsi un Capo I che da qualcosa a qualcuno, e un Capo II che toglie a qualcun'altro?

Non si smentiscono proprio mai.
Ti distrai 5 secondi e ti nascondono la lotta di classe dall'alto nei posti più impensabili.

Se la vera tragedia del momento è il sistema bancario che sta saltando in aria, la farsa definitiva l'hanno costruita in parallelo sul ddl Cirinnà.
Livello di squallore mai visto.

Apocalypse N€uro [ popul-cinematographic post ]

Weisenau, alla confluenza del Reno e del Meno, dove il grande fiume si fa terribilmente ampio.

E' l'alba di una limpida giornata, il sole sta sorgendo.
Flap flap flap flap flap.
Suono di eliche di elicotteri, eccoli stagliarsi contro il sole.
L'arancione diffuso dell'alba confonde lungo la linea dell'orizzonte l'arancione di lunghe lingue di fuoco che consumano quel che resta del modello sociale europeo.
Lunghe file di mamme dei paesi euroterroni vengono spinte in avanti, dietro i bambini, piangenti.
Sugli uomini hanno buttato carte da gioco: 2 di coppe, tutti.
Questo valevano. Un 2 di coppe quando la briscola è denari.
Flap flap flap flap flap flap....
Un uomo arriva in riva al fiume.
Il suo viso, solcato da profonde rughe.
Occhi penetranti, limpidi, dello stesso colore del ghiaccio.
Inintelleggibili di solito, nascosti dietro l'ombra della montatura degli occhiali.
Un volto che sembra incapace di poter sorridere, un angolo della bocca si increspa leggermente verso l'alto in un ghigno di soddisfazione, tetro.
Inspira profondamente col naso, espira con calma, visibilmente compiaciuto.
I polmoni pieni dell'aria fresca del mattino e della puzza di modello sociale europeo bruciato.
Lontano grida, quasi smorzate, si confondo col fruscio delle onde del grande fiume.
Gli elicotteri della Luftwaffe volano bassi e lenti sulle note di Die Walküre; cercano con lo spostamento d'aria di formare onde cavalcabili perché si, l'uomo è un campione di surf.
Non tragga in inganno la sua carrozzina, uomini della Wehrmacht stanno sostituendo le rotelle con due sci d'acqua.

Il sole sale, ormai è caldo, ora è a torso nudo con un cappellaccio da sudista in testa.


Le borse dei paesi euroterroni da qualche settimane stanno giocando al rimbalzo del gatto morto, la banche stanno saltando in aria, una ad una.
Ma il nostro euroe sa come salvare la più sporca di tutte, Deutsche Bank: lui può quell'aiuto di stato che altri non possono, e più non dimandare.Guarda uno dei suoi uomini, indaffarato ai suoi piedi con chiavi inglesi, dadi e bulloni.
Una voce calma, serena, profonda e bassa, quasi come quella di un buon papà che ti vuole rassicurare, una voce che non ti aspetteresti da quel viso.
Dice....

Io le AMO, queste fresche mattine mitteleuropee, e AMO questo profumo.
E' profumo di stato sociale bruciato, lo senti?
Non c'è niente al mondo che abbia questo odore.
[ pausa, arriccia le labbra, le fa schioccare quasi compiancendosi di un buon sapore ]
Mi piace l'odore dell'aiuto di stato che puoi solo tu e gli altri no, al mattino.
Una volta abbiamo deflazionato e proibito l'aiuto di stato, a un intero continente, per dodici anni.
E finita l'azione siamo andati a vedere.
Non c'era più neanche l'ombra di quegli sporchi bastardi, lazzaroni, terroni sfaticati.
Ma quell'odore... sai quell'odore di aiuto di stato che puoi solo tu?
Tutto intorno. Profumava come... come di vittoria.
Un bel giorno questa Europa finirà.


Flap flap flap flap flap flap flap

And remember, €uroterrone, you've been reformed.

martedì 9 febbraio 2016

2016: M5S all'esame di maturità.




Poco importa sentirsi più o meno sostenitori o detrattori del M5S; se non si condivide la deriva neo bonapartista del PD renziano e il violento scasso degli assetti istituzionali del nostro Paese, funzionali al mantenimento al governo di interessi antipopolari e di una agenda liberista con lo scopo di obbedire ai diktat europei e compiacere i mercati, bisogna fare i conti con una fredda realtà numerica.
Essa ci dice che attualmente, M5S, è l’unico soggetto politico che può impedire al PD e all’UE di fare quel che vogliono del nostro Paese.
Chiunque voglia sostenere una agenda politica che si caratterizzi come antisistemica rispetto all’ordine neoliberista e europeista, per questo motivo numerico, gioco forza non può ignorare quali saranno le scelte tattiche e strategiche del M5S.
L’anno appena iniziato ci ha già dato precisi segnali del fatto che sarà molto agitato e turbolento; contraddizioni molto gravi verranno al pettine e gli esiti potrebbero scompagineranno il quadro politico.
Dobbiamo premettere quali siano le questioni politiche che movimenteranno il 2016:
a) in un mese soltanto, con ieri, abbiamo già avuto almeno 2 giorni nel corso dei quali gli indici di borsa hanno segnato un autentico tracollo
b) il sistema bancario italiano risulta attualmente essere un colabrodo. Le inchieste giudiziarie intorno a Banca dell’Etruria e Banca delle Marche – Monte dei Paschi di Siena incombe sempre sullo sfondo - sono solo la punta dell’iceberg. Herr Schäuble sta passando all’incasso, questo è il vero problema. Classe politica e ceti dominanti in Germania sembrano sempre più convinti di aver ottenuto il massimo possibile dall’eurozona, e stanno cercando di massimizzare gli utili a breve termine senza più preoccuparsi troppo del domani ( rispetto al quale con tutta evidenza hanno già un piano di riserva ), questo anche a costo di condurre l’eurozona al punto di rottura. In questo momento, a essere sotto attacco, è il sistema bancario italiano.
c) L’Unione Europea non sta facendo nulla per arginare la rapacità degli interessi tedeschi dei quali, al contrario, dimostrano solo una volta di più di essere i portavoce.
d) I dati sui flussi di capitali in Target 2, tra la fine del 2015 e il primo mese del 2016, ci dicono chiaramente che i mercati non stanno credendo nella tenuta dell’eurozona e che stanno organizzando la fuga. Questo fenomeno riguarda ormai anche i piccoli risparmiatori. Probabilmente siamo di fronte a ciò che i tecnici son soliti chiamare col nome di profezia autoavverante.
e) l’Italicum, la nuova legge elettorale se mai possibile addirittura peggiore del precedente Porcellum, è stata approvata nel corso dell’anno scorso e entrerà in vigore a partire da luglio di quest’anno. Fatto inedito nella storia, l’approvazione di una legge elettorale dilazionata nel tempo, ma non privo di motivo. L’Italicum è infatti una legge elettorale studiata in funzione di un sistema monocamerale, cosa che attualmente non siamo.
f) Nel frattempo è però stata approvata anche la riforma costituzionale del trio Boschi-Renzi-Verdini, che risolverebbe la contraddizione di cui al punto e) trasformando il senato in una camera non elettiva di nominati dediti ad attività diverse dall’assemblea dei deputati. Siccome la riforma costituzionale è stata approvata a maggioranza assoluta e non qualificata e il governo Letta non fece in tempo a cambiare l’articolo 138 della Costituzione, si terrà in ottobre-novembre un referendum confermativo senza quorum per approvare o bocciare la riforma costituzionale.
g) Italicum e riforma costituzione sono, quindi, strettamente collegate. Se cade la riforma costituzionale, necessariamente, cade anche l’Italicum
h) questa battaglia politica si sovrapporrà allo scontro tra Renzi e l’Unione Europea, che potrebbe anche essere uno scontro vero e non solo una messa in scena.

Naturalmente non ci illudiamo che lo scopo di Renzi sia quello di cambiare segno alla politica economica del proprio governo; Renzi può al massimo essere interessato a praticare neoliberismo con altri mezzi, se mai dovesse capitare che l’eurozona arrivi al punto di rottura durante la sua reggenza.
Il suo problema è il non potersi permettere di obbedire in maniera aperta e smaccata ai diktat europei perché l’impopolarità dei provvedimenti da essi imposti lo brucerebbe politicamente, e lui lo sa bene. Per questo ha bisogno di negoziare margini di flessibilità che l’UE non vuole concedere.

Dentro questo turbolento e contradditorio scenario nel quale il futuro di Renzi e del PD non sono garantiti, come sceglierà di muoversi il M5S?
Capirlo avrebbe estrema importanza perché ci stiamo giocando la Costituzione, motivo per cui è indispensabile opporsi al governo, ma stiamo contemporaneamente rischiano un commissariamento a viso aperto da parte dell’Unione Europea.
I primi segnali, purtroppo, non sono confortanti.
Nelle ultime settimane infatti non si capisce bene quali siano le intenzioni di Beppe Grillo, che sembra quasi essersi stancato della propria creatura politica.
Ciò sarebbe un male perché Grillo, politico sempre in bilico tra populismo e demagogia, è certamente difficile da inquadrare ma è provvisto di una propria forte carica antisistemica; una sua ricollocazione di più basso profilo all’interno del M5S indicherebbe che si è svolta una lotta di potere vinta da Casaleggio e tra le due si tratta certamente dell’ipotesi peggiore.
Il primo passaggio difficile per il Movimento è stata la vicenda di Quarto sulla quale il PD, e la stampa cui il PD tira i fili, hanno montato un caso nazionale. Evidentemente è ridicolo che il PD punti il dito contro il M5S per una vicenda puerile come quella di Quarto, nella quale la sindaca era stata pure vittima e non carnefice e non aveva ceduto alle richieste indebite. Ma il cosidetto direttorio ha perso la testa di fronte alla campagna di stampa e invece di reggere il punto ha scaricato la propria stessa sindaca.
Una compagine politica che dimostra nervi così saldi - ci tocca necessariamente domandarcelo - può esprimere personale politico in grado di reggere una settimana di waterboarding durante l’eurogruppo, o in grado di non perdere il controllo dei nervi di fronte ad un crack borsistico e a un incremento dello spread come quello del tardo autunno 2011? Questo è un primo grave problema.
Negli ultimissimi giorni il PD è nuovamente tornato all’attacco dipingendo M5S come campioni dell’oscurantismo, neanche fossero stati loro ad organizzare il family day, perché dal sito del Movimento è giunta indicazione per la libertà di coscienza rispetto all’approvazione del dl Cirinnà in discussione proprio in questi giorni.
Chi scrive è favorevole ad una rapida approvazione del dl Cirinnà, pur ritenendolo un compromesso al ribasso assai poco coraggioso, e non è in linea di principio entusiasta rispetto al cambiamento di linea del M5S su questa tematica che era stata anche sottoposta a referendum degli iscritti, il cui esito è stato a questo punto sconfessato.
Tuttavia riconosco che su una questione etica, pur essendo contrario all’opinione di chi non se la sente di votare il dl Cirinnà, la libertà di coscienza un proprio senso ce l’ha.
Oltre a questo tale scelta politica avrebbe il proprio senso anche da un punto di vista tattico: il PD a questo punto si è infatti speso sull’approvazione di questa legge che però congela i rapporti col nuovo centrodestra di Alfano, e oltre a questo le defezioni nelle fila del PD saranno maggiori che tra le fila del M5S. La scelta della libertà di coscienza, quindi, mette a rischio l’approvazione della legge ma scarica le colpe dell’eventuale fallimento, in misura molto maggiore, sul PD stesso.
Si tratta quindi di un gioco molto cinico, ma purtroppo la politica è fatta anche di questo.
Certo bisognerebbe saperlo argomentare, ma anche in questo caso il direttorio sta dimostrandosi latitante.
Veniamo infine alla questione più importante, il referendum confermativo sulla riforma costituzionale.
Purtroppo è difficile immaginare che i professori e i costituzionalisti a capo del comitato referendario per il NO sappiano trascinarsi dietro un ampio movimento di popolo. Questo tipo di azione politica non è mai stato il loro terreno; inoltre si tratta di persone mediamente piuttosto anziane, che in qualche caso hanno troppo a lungo scelto di non vedere quel che veniva fatto alla Costituzione e che a tutt’oggi non vogliono inquadrare questa battaglia nella logica di uno scontro contro il PD e il suo leader.
Le speranze di riuscire a far vincere il NO sono quindi fortemente legate all’impegno che M5S vorrà o non vorrà esprimere nel rendere vitali i comitati referendari territorio per territorio, il che presuppone la disponibilità a mescolarsi con tanti cittadini e cittadine che pure non votano M5S e intessere relazioni politiche anche con gli altri soggetti organizzati che saranno attivi nei comitati.
Se M5S non uscirà dal proprio autistico isolazionismo e non si mescolerà alla società ciò potrebbe facilitare Renzi nel suo sabotaggio della Costituzione.
La responsabilità di questa scelta è pesantissima.
D’altra parte non possiamo essere certi nemmeno dell’impegno di altri soggetti che fanno parte del fronte del NO.
M5S potrebbe non voler dar l’assalto alla riforma costituzionale proprio per non far cadere l’Italicum, nella presunzione che andranno loro al secondo turno e in quel passaggio sconfiggeranno il PD.
Altri partiti, come Sel, potrebbero invece pensare che la minaccia incombente rappresentata dal M5S potrebbe indurre governo e PD a modificare l’Italicum in modo che il premio di maggioranza torni a premiare la coalizione e non il partito: questo permetterebbe loro di riallearcisi e riparlamentarizzare i propri burocrati. Per questo motivo è probabile che vari soggetti che sostengono il NO al referendum saranno attivi più nella negoziazione sottobanco di modifiche all’Italicum che non nei comitati referendari.
Inoltre in un contesto di guerra aperta con l’UE, il M5S che pure nominalmente è contro l’euro ma che non ha mai supportato questa battaglia con sufficiente convinzione, rischia di veder erodere il proprio consenso da un presidente del consiglio in polemica con l’eurogruppo e che risparmia 4 spiccioli sul costo della politica ( che andrebbe invece considerato investimento in democrazia e pluralismo. Anche la retorica anti-casta presenta il conto, come argomento politico passibile di ritorcersi contro il proprio stesso sostenitore e più facilmente strumentalizzabile da chi desideri la svolta neo bonapartista preferendola alla democrazia e al pluralismo ).
Solo M5S può disarmare a priori questi sporchi giochetti politici, sostenendo attivamente la battaglia per il NO al referendum, uscendo dal proprio isolazionismo e qualificando il senso del proprio euroscetticismo in modo compiutamente antiliberista invece che costruendo la contrapposizione sul mero sentimento antitedesco, come invece farà il governo che non può spostare il PD di colpo su posizioni euroscettiche.
Se il M5S avrà questo coraggio Renzi si ritroverà accerchiato e l’Europa potrebbe trovare sul fronte italiano una nuova, invalicabile, linea del Piave.
Se il M5S non troverà il coraggio di queste scelte di contenuto politico, invece, è probabile che i nemici vinceranno facilmente; sia quelli interni sia quelli dall’esterno.
L’onestà andrà di moda, dicono.
Non contesto affatto l’importanza dell’onestà nell’amministrazione della cosa pubblica, ma l’onestà deve essere una attitudine morale al servizio di un progetto politico.
Se l’attitudine morale pretende di farsi progetto politico, la bandierà dell’onestà si trasfigura da desiderio di maggiore moralità a moralismo, e col moralismo come progetto politico non si va lontani.
E’ ora di crescere e diventare veramente un partito politico maturo.
Questo è l’esame di maturità per il M5S, e non ci saranno sessioni suppletive o esami di riparazione.




P.S.

carissimo Dio dei Soviet, lo so che quando sarò morto, non foss'altro per l'impegno e la fede che ci avrò messo, siederò alla tua sinistra.
Ma per intanto non potresti mandarci giù uno Strelnikov che faccia tanticchia di piazza pulita?
Grazie.



giovedì 4 febbraio 2016

Pedanterie in punta di dottrina: quanno ce vo', ce vo'. [ non-populist post ]



Dato che bene o male si tratta del tema politico magari non più pregnante, ma ugualmente al centro del dibattito politico, e di castronerie se ne sentono parecchie da una parte, dall'altra, ed altrettanto da quelli che vorrebbero stare a mezzavia e citano cose che dovrebbero essere di sinistra per ritrovarsi a portar l'acqua con le orecchie alle stesse tesi dell'Opus Dei ( chi vuole intendere...ha inteso.... ), direi che vale la pena di mettere qualche puntino sulle i.

La società non è un sistema rigido ma dinamico, quindi mutevole.
Tante cose cambiano, a volte in bene, a volte in male.
E certamente nel tempo cambiano anche il rapporto tra i sessi, cambia la percezione del concetto di genere, cambia il rapporto tra individualità e moltitudine, eccetera.
Il corso della storia sarà a volte benefico, altre volte impietoso, ma la questione è sapersi muovere al suo interno per indirizzarlo verso qualcosa che produca liberazione.
Cercare di arginare il fiume con le mani, invece, serve solo a rendersi ridicoli.

Essendo il capitalismo un tutt'uno organico - ma mutevole, ci arriveremo - che investe ogni ambito della sfera sociale, questi cambiamenti non sono affatto estranei alla direzione nella quale si muove lo spirito del capitalismo.
Come già registravano Marx ed Engels a premessa ed introduzione del Manifesto del Partito Comunista nel 1848, lo sviluppo del capitalismo porta scompiglio anche all'interno delle strutture delle società tradizionali, ne incrina le istituzioni e, perché no, pone fuori dai tempi anche certi aspetti dei rapporti patriarcali.
In un certo senso è rivoluzionario, anche se sostituisce una forma di sfruttamento/subordinazione con un'altra, ma i comunisti non misconoscono affatto che ci sia, pur con tutti i paletti del caso, anche una portata rivoluzionaria in questi processi che pure possiamo definire come originati in seno alla borghesia, e non rimpiangono "il prima", combattono piuttosto per un altro presente e un altro futuro.

All'interno di questo processo, in pratica, il capitalismo produce anche nuove soggettività sociali che possono avere la caratteristica di essergli conformi, ma in altri casi ancora queste soggettività non le produce. Esse nascono per motivi propri e cercano "riconoscimento". Ricordo che anche la questione di classe, o meglio della classe ( sia in sé, sia per sé ) nasce dalla ricerca di un riconoscimento, e in seguito viene il resto.
Con queste soggettività nate per motivi e scòpi propri si instaura poi col capitalismo un patto reciproco, un compromesso territoriale. E nessuno di noi può sentirsi estraneo a questo processo, tutti ne sono coinvolti anche quando si rivendica una conflittuale alterità, che altro non vuol dire che il terreno del compromesso è conteso.
Ma attenzione, il capitalismo, non è una struttura rigida e vive appunto rinnovando continuamente questi compromessi.
In questo senso ad esempio possiamo dire che il capitalismo è dispotico, è iniquo, ma non totalitario ( perché non automaticamente e non necessariamente tutto vi si conforma, o tutto da lui emana ).

A questo punto quindi dobbiamo anche saper analizzare cose diverse che si pongono su piani diversi.
Un conto sono i rapporti di produzione e almeno in parte, un altro paio di maniche sono le condizioni sociali entro le quali i rapporti di produzione son dati.

Possiamo fare vari esempi di ciò nel corso della storia.
Vari e mutevoli attraverso il tempo sono stati i rapporti tra il capitalismo e le chiese o con gli strumenti e i soggetti della riproduzione, sia biologica che culturale.
Rapporti mutevoli, non fissi, non schematizzabili in maniera assoluta e astratta dal tempo.
Per questi motivi, ad esempio, sbagliavano qualche decennio fa i primi movimenti omosessuali e le femministe radicali nel sostenere che capitalismo e patriarcato vadano *necessariamente* a braccetto, pur avendo ragione a ribellarsi ad entrambi.
Ma sbagliano altrettanto, se non di più, gli odierni detrattori del femminismo tout court e dei movimenti omosessuali, i quali ritengono che siano invece la donna e l'uomo e il superamento degli stereotipi di genere postulati dalle rivoluzioni sessuali degli ultimi anni, i soggetti che debbano *necessariamente* andare a braccetto col capitalismo.
In entrambi i casi si tratta di aggiustamenti ed approssimazioni, di contraddizioni surdeterminate.

Assolutizzare il discorso degli atomi, della ricerca ( legittima ) di riconoscimento non solo come insiemi, o classi, o categorie, ma anche come individui, e pretendere che questo faccia automaticamente vincere il capitalismo, significa incorrere in due sesquipedali errori di valutazione.
1) significa ritenere il capitalismo la struttura rigida che non è, e dedurne che ogni cosa dipenda da lui quando al massimo si può dire che ogni cosa si ritrova a dover fare i conti con lui. E c'è una bella differenza.
2) significa misconoscere che in tante cose può esserci anche un contenuto rivoluzionario, non solo nell'agire della classe per sé, e che queste cose van comprese e valorizzate non vissute automaticamente con estraneità ed ostilità.

Traduzione sintetica: togliete le pile a Diego Fusaro.
Se non prova imbarazzo a sostenere le stesse tesi dell'Opus Dei ( solo cambiando le citazioni ), è un problema suo.
E non vale dire che non è così, non è cosà, perché comunque il professorino avrebbe aperto quel piccolo inciso e avrebbe fatto quell'altra piccola specificazione.
Non siamo, o almeno non sono, nato ieri.
Un conto è additare al pubblico ludibrio la sinistra che coi soli diritti civili ha mascherato la propria completa abdicazione su tutto il resto ( giustissimo ), un altro paio di maniche è legittimare le tesi del peggior conservatorismo veterocattolico e delle destre più ottuse, discriminatorie e bigotte, sia pur indirettamente, passando anni interi a sparpagliare a piene mani retorico benaltrismo ( più o meno condito alle supercazzole marxiane ) su qualcosa che comunque è giusto, ottenendo di delegittimare agli occhi di molti una cosa giusta in favore delle mire politiche degli iniqui.
Quindi a questo punto ha anche cominciato a rompere un po' le palle.
Paradossale poi che proprio chi la mena tanto a proposito del fatto che il "capitalesimo" gli spazza via i rassicuranti usi e costumi del buon vecchio conformismo borghese ( "anticapitalista"???? ) finisca poi proprio per non riconoscere quegli elementi rivoluzionari, anche se non automaticamente anticapitalisti, che pure la borghesia ha.
Diciamocela tutta: non è che qua la questione non è l'anticapitalismo ma solo il rassicurante ( per chi ci rispecchia ) conformismo conservatore?
Noticina finale: se le cose che scrivi piacciono tanto ad una pagina web la cui linea editoriale oscilla tra il sostegno alla Lega e quello a Fratelli d'Italia, essendo animata da persone che si riconoscono nel neoreazionariato aggiornato, riveduto e corretto, della nuova destra ( comunque radicale ), questo vuol dire che per quanto tu possa citare Marx o Gramsci, le tue tesi ridotte alla loro estrema sintesi, sono come minimo facilissimamente strumentalizzabili da chi abbia quel tipo di linea politico-editoriale.
Le scelte editoriali, infatti, non sono mai frutto del caso.
Porsi due domandine, almeno ogni tanto?
A meno che con quel tipo di linea editoriale, e politica, uno non sia in fondo in fondo d'accordo....

Se semo intesi.

venerdì 29 gennaio 2016

Centralismo democratico





Copio la sinossi di wikipedia, così, come metodo:

Centralismo democratico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Centralismo democratico è il nome dato ai principi di organizzazione interna usati dai partiti politici leninisti, e il termine è qualche volta usato come un sinonimo per qualsiasi politica leninista all'interno di un partito. L'aspetto democratico di questo metodo organizzativo consiste nella libertà dei membri del partito di discutere e dibattere su politica e direzione, ma una volta che la decisione del partito è scelta dal voto della maggioranza, tutti i membri si impegnano a sostenere quella decisione. Quest'ultimo aspetto rappresenta il centralismo. Come lo descriveva Lenin, il centralismo democratico consiste in "libertà di discussione, unità d'azione".

Descrizione

Gli statuti delle organizzazioni leniniste avevano definito i seguenti principi-base del centralismo democratico:
  1. Carattere elettivo e revocabile di tutti gli organi di partito dalla base al vertice.
  2. Tutte le strutture devono rendere conto regolarmente del loro operato a chi li ha eletti e agli organi superiori.
  3. Una rigida e responsabile disciplina nel partito, subordinazione della minoranza alla maggioranza.
  4. Libertà di critica e autocritica all'interno del partito.
  5. Le decisioni degli organi superiori sono vincolanti per gli organi inferiori.
  6. Cooperazione collettiva di tutti gli organi al lavoro e alla direzione, e contemporaneamente responsabilità individuale di ogni membro del partito sul proprio operato.
L'opera Che fare? del 1902 è spesso vista come il testo fondante del centralismo democratico. A quel tempo, il centralismo democratico era generalmente visto come un insieme di principi per l'organizzazione di un partito rivoluzionario dei lavoratori. Il modello di Lenin per questo partito, che secondo lui doveva seguire i principi del centralismo democratico, era il Partito Socialdemocratico di Germania.
La dottrina del centralismo democratico fu uno dei motivi dei contrasti fra bolscevichi e menscevichi. I menscevichi propugnavano una più lasca disciplina di partito all'interno del Partito Operaio Socialdemocratico Russo nel 1903, come fece Lev Trockij, negli scritti I nostri doveri politici, fino a quando Trockij si unì ai bolscevichi nel 1917.
Il centralismo democratico fu anche descritto nella Costituzione sovietica del 1977 come un principio per organizzare lo stato: "Lo stato sovietico è organizzato e funziona sul principio del centralismo democratico, cioè il carattere elettivo di tutti gli organi dell'autorità statale dal più basso al più alto, la loro responsabilità verso il popolo, e l'obbligo degli organi inferiori di sottostare alle decisioni degli organi superiori. Il centralismo democratico unisce l'autorità centrale con l'attività creativa e l'iniziativa locale e con la responsabilità di ogni organo e funzionario sul lavoro affidato a loro".
A ben guardare, il centralismo democratico viene adottato attualmente nel funzionamento normale di quasi tutti i partiti dei paesi democratici, dove si prevede che i ministri, i deputati o qualsiasi membro del partito, una volta presa una decisione all'interno dell'organo, devono portarla avanti senza operare in senso contrario ai danni dell'organo collegiale. I membri dissenzienti sono in genere tenuti a dimettersi, potendo ovviamente manifestare il proprio dissenso dopo le dimissioni. Più una forma di governo si basa sulla disciplina di partito a scapito dell'iniziativa individuale diretta (ad esempio il modello anglo-americano)[1], più il centralismo democratico è il principio ferreo di funzionamento del partito.


Ecco, io non lo so se sia riproponibile oggi, sic et sempliciter, ma facciamo i bravi, suvvia.

Se scherza.

giovedì 28 gennaio 2016

La riflessione del 28 gennaio. Attenzione all'ideologico sotteso. Sempre.

Politically extremely incorrect. Astenersi proseguire per le anime candide.


Ogni anno, in occasione del 27 gennaio, Giorno della Memoria, si scatena una ridda di polemiche intorno ai proclami di personaggi radicalmente di destra, o che in passato siano stati parti di movimenti di matrice fascista/razzista, che si ricordano del giorno della memoria e dicono cose che 30 anni fa non ci saremmo aspettati.


<Ma come, proprio voi che siete stati, e a volte siete ancora, razzisti, fate la bella faccia di ricordarvi dello sterminio di ebrei, zingari, etc. etc. etc>  tuonano in molti da sinistra.
Devo dire che tutto ciò mi pare strano, logicamente poco consequenziale.
Anzi, una tragica coerenza logica in tutto ciò la trovo, ma non esattamente quella contenuta nelle scandalizzate esternazioni sgomente da sinistra.

Perché se ci sforziamo di astrarci dal singolo caso dell'antisemitismo ( nella più ampia cornice del razzismo, l'antisemitismo è un singolo caso ), se do per scontato che metodologicamente queste persone siano rimaste razziste e contemporaneamente guardo quella che è la politica dello stato di Israele, in tutta franchezza io vedo una tragica consequenzialità logica tra il loro essere rimasti almeno metodologicamente razzisti e le loro odierne marchette pro-Israele.
Hanno semplicemente cambiato epifenomeno di riferimento onde poter rimanere metodologicamente i medesimi, in un mondo in cui gli accidenti esterni del razzismo erano, nel frattempo, mutati.
Dipende da chi pratica una politica razzista in una data fase storica e mutatis mutandis, i razzisti si riallineano partendo dal riallineare le proprie marchette mediatiche. E non solo.
Se volete dirla populisticamente con un vecchio adagio popolare chi si somiglia si piglia.

In questa tipo di cornice sarebbe anche il caso di fare una riflessione, quasi omologa, sulla visita proprio in questi giorni del presidente Rouhani.
Ciò è quanto mai necessario in questi giorni, nei quali si sono sovrapposte le polemiche parlamentari e nel paese intorno alla legge Cirinnà, la visita di stato in Italia del presidente Rouhani, e cause diverse si sono mescolate nelle piazze, vere e virtuali, scatenando un putiferio di strumentalizzazioni incrociate tra le quali la più intelligente, gratta gratta, è ad essere ottimista idiota.
Sono tra quelli inorriditi vedendo coprire oggetti d'arte che raccontano della nostra storia e della nostra cultura, in senso nobile ( tragico due volte che come paese ci siamo sputtanati avendo fatto tutto da soli ).


Tuttavia stiamoci attenti, perché cadere nelle strumentalizzazioni o nelle visioni manichee è questione di un attimo.
Io vedo polemiche a sinistra tra diritticivilisti, da una parte, che dicono che non dovremmo avere relazioni di alcun tipo col capo dell'esecutivo iraniano perché in Iran, tanto per fare un esempio, se sei omosessuale finisci impiccato in piazza.
Dall'altra parte vedo soggetti che in odio alla sinistra carina dei ( soli ) diritti civili, che si è dimenticata per strada diritti sociali e antimperialismo, si appiattiscono sull'esaltazione acritica dell'Iran paese non allineato e costantemente sotto attacco da parte delle centrali dell'imperialismo, USA e Israele, e dei loro figliastri maledetti quali l'Isis.
Attenzione, perché in questo modo ci si comporta da sciocchi da entrambe le parti: la verità non è a portata dei manichei e dei banalizzatori!

Parto dai secondi; dei rozzoni ai quali la sinistra carina ha ( anche giustamente ) rotto i coglioni ma che nel disastrato scenario della sinistra italiana contemporanea non riescono a far di meglio, per esprimere il loro disgusto, che rimbalzare all'estremo opposto ostentando il fatto che a loro delle libertà civili non importa nulla, ripescando in un immaginario e in una iconografia d'altri tempi l'immagine di una sinistra machista e cazzuta che non perdeva tempo con queste puttanate da froci.


E quindi via con l'esaltazione di Stalin o di regimi..."antimperialisti"....come la Corea del Nord, quali simboli di posti dove la sinistra avrebbe fatto o farebbe ancora cose veramente cazzute!
E si potrebbe continuare spiegando che il prototipo del nostalgico della sinistra cazzuta, possibilmente dotata di baffoni, memore dell'antica alleanza tra l'URSS e la Siria di Assad ( padre ), ben lungi dal limitarsi a sostenere che l'intervento Russo in Siria abbia scompaginato le carte agli statunitensi e creato un problema all'Isis e a questo punto staremo a vedere che succede, tenendo fermo che non spetta a noi occidentali rimuovere Assad ( figlio ) ma non dimentichiamoci che pur sempre di un porco e di un sanguinario stiamo parlando, è invece a tutt'oggi convinto che Putin sia un comunista in quanto russo e che Assad rappresenti un baluardo della democrazia e del socialismo.
Stiamo parlando non di gente seria, evidentemente, ma di cimeli buoni al massimo per gli scaffali e le polverose teche di un museo per reperti di un certo '900, invecchiato molto male.
Questi personaggi, evidentemente, apprezzano del socialismo reale proprio ciò che non lo differenziava dal fascismo.
In effetti dovrebbero porsi una domanda su chi sia l'oggetto della nostalgia di chi gli da manforte; perché almeno l'Armata Rossa capeggiata da Stalin aveva liberato Auschwitz ( con buona pace di Benigni e del suo pessimo e mistificatorio film nel quale il campo viene liberato da un carro Sherman statunitense. Altro esempio di ideologico sotteso imperante di questi tempi ), ma a questa retorica spesso si uniscono anche i nostalgici di chi stava dall'altra parte....


A costoro vorrei dire che le libertà civili, anche se non vengono contese al capitale, SONO IMPORTANTI e devono procedere e progredire insieme alle altre libertà; perché la liberazione non è solo dalle catene del bisogno ma anche dal conformismo come costrutto culturale, a propria volta oppressivo ed opprimente.
Vedete forse nell'Iran un bastione dell'antimperialismo e vi compiacete di questa cosa rispetto al vostro sentirvi, ancor oggi, orgogliosamente comunisti?
Fate attenzione alle agiografie e ai manicheismi, perché tra il 1979 e il 1982 la storia dice che vi fu un progressivo scivolamento verso la messa fuori legge del Tudeh ( il partito comunista iraniano ), che inizialmente aveva anche raggiunto un "compromesso" con Khomeini pur di disfarsi dello Scià ma che poi si misurò con l'impossibilità di tenere in piedi questo compromesso, essendo la parte debole tra le due, e avendo come controparte un potere confessionalista ed oscurantista inconciliabile con la visione del mondo di una forza politica razionalista e materialista.
Il risultato fu che a metà degli anni '80, mentre la guerra con l'Iraq stra-armato dagli occidentali era in corso, ciò creava in Iran contesto e pretesto in favore del regime per liquidare i propri nemici interni.


Quel che accadde fu la messa fuori legge dei partiti comunisti e socialisti in Iran che ebbe la forma, prima, dell'aumento dei prigionieri politici di un ordine di grandezza e subito dopo della loro liquidazione coi plotoni di esecuzione o le impiccagioni con le gru.
Non dimenticatevelo: i comunisti che non fece in tempo ad uccidere lo Scià finì di ammazzarli, e in massa, Khomeini.
Quindi giusto difendere oggi che è accerchiato la posizione dell'Iran, paese non allineato, ma non traiamone per questo la conclusione che basti essere non allineati per essere delle belle persone.
Il contrario di una cosa brutta può essere una cosa ugualmente brutta, solo per motivi differenti.
Oggi ci sono ottimi prioritari motivi per riconoscere il ruolo internazionale dell'Iran e stabilire col suo governo un pacifico e reciprocamente proficuo compromesso territoriale, su questo son d'accordo, ma da qui a dire che l'Iran e il governo degli Ayatollah sia poi sta gran bella cosa, ce ne corre.
Anzi, io dico che come comunisti un po' di rancore dovremmo covarlo.
E rivendico il fatto che quando saranno gli iraniani a voler cambiare regime, io stapperò una bottiglia di spumante.
Lo dico anche se ora difenderei, in linea di principio, l'Iran da qualsiasi attacco imperialista ed occidentale.


Ai secondi ( la pars pregiudizialmente diritticivilista che, mi permetto d'insinuare, non avrebbe sollevato altrettanto vespaio se in Italia ci fosse venuto Natanyahu a stipulare una convenzione militare, come di recente ha fatto anche la Grecia governata da Tsipras ) vorrei dire che hanno ragione nel sostenere che le libertà civili sono importanti, ma che bisogna stare ben attenti alla strumentalizzazione che, della retorica dei diritti civili, fa il Washington consensus.
"In Israele i gay si sposano, a Teheran invece li impiccano in piazza".
Splendido, ma se sei un bambino palestinese e vivi nella striscia di Gaza e passa un elicottero israeliano di li, ti fanno a brandelli.


Quest'anno si compie il 49° anno consecutivo di disattendimento delle risoluzioni ONU del 1967 che intimano ad Israele di rientrare nei propri confini.
Per simili affronti alla comunità internazionale altri finiscono sotto embargo, altri ancora direttamente vengono bombardati, poi ci sono quelli che di fronte alle intimazioni da parte dell'ONU risultano sempre essere un po' più uguali degli altri.
Muri molto peggiori di quelli già schifosi che si stanno erigendo in Europa, isolano un intero popolo al quale da decenni si nega l'autodeterminazione, l'accesso all'acqua, alla terra, alle cure mediche, a TUTTO.
Che bravo Obama e la sua politica arcobaleno.
Si si, io sono d'accordo con quello che ha fatto in politica interna proprio riguardo al riconoscimento e alla tutela dei diritti della comunità omosessuale ( a differenza dei rozzoni di cui ho già parlato ), ma non dimentico che ci sono ancora militari USA sia in Iraq sia in Afghanistan, che 25 anni di bombardamenti a casa d'altri sono costati una milionata di morti civili, che la rabbia della popolazione assolutamente giusta e legittima è stata l'humus nel quale ha attecchito l'Isis, che non sarebbe mai nato se non fosse stato per la nostra politica occidentale.
Una politica lgbt-friendly in casa, ma all'uranio impoverito in trasferta.
Forse che i vostri diritti civili valgano soltanto quando l'occhio non vede e il cuore non duole?
Se le morti sono tutte uguali vogliamo metterle tutte sui piatti della bilancia e vediamo quale pesi di più?

Tutto questo sarebbe il caso di non dimenticarselo.
Invece i media e i vostri dirigenti politici pacificati col sistema hanno fatto di tutto per farvelo dimenticare, a forza di bandiere arcobaleno con la stella di Davide dentro, rispetto alle quali non vi siete posti sufficienti domande. E purtroppo ci sono anche riusciti, a quanto pare.


Sintesi?

Meglio stringere la mano a Rouhani che a Netanyahu, per quanto mi riguarda.
Ma di grazia, gliela si stringa mostrando un certo schifo; avendo il coraggio di sollevare qualche questione rilevante intanto che si negozia - in ogni caso giustamente - la gestione di un mondo multipolare che con loro può essere negoziato e con altri no.
Perchè purtroppo il mondo non è fatto di buoni e cattivi ma, spesso, molto più prosaicamente, di più cattivi e meno cattivi.
Il che non è esimente rispetto alla necessità di prendere posizione.
Ma che almeno lo si faccia senza perdere completamente la propria autonomia ed indipendenza di giudizio.
Inseguire bandiere acriticamente senza chiedersi perchè e ritenendo che esistano bandiere dentro le quali non vi siano contraddizioni, non è una cosa seria.

mercoledì 27 gennaio 2016

Mundus senescit, la mediocrità al potere.

Se il livello delle nostre autorità civili è caduto drammaticamente in basso cosa dovremmo dire di fronte all'evidenza che addirittura cardinali-presidenti della CEI, si dimostrano scarsi in filosofia?
L'esempio eclatante ce lo ha dato il cardinal Bagnasco che ha sbottato, affermando che "la famiglia è antropologica, non ideologica", e da questo ha concluso che quindi la famiglia è solo genitori e rispettiva prole.
Purtroppo per lui è difficile immaginare un autogoal più clamoroso.
Si, è vero, la famiglia è antropologica, cioè il concetto di famiglia è un costrutto culturale circoscritto nei luoghi e nel tempo, diverso da un posto a un altro e passibile di evoluzione e cambiamenti.
Gli studi antropologici dimostrano che ci sono differenti società nei quali viene scissa l'identità biologica dei genitori ( che in casi estremi per il padre non è nemmeno riconosciuta, ma del resto lo dicevano già gli antichi romani che
mater semper certa est, pater numquam) da ciò che *socialmente* è riconosciuto dal resto della comunità come una determinata famiglia. Ci sono luoghi, e ancor più ce ne sono stati, nei quali la monogamia non è un fatto scontato, altri nei quali i bambini vengono "messi a mucchio", accuditi e cresciuti collettivamente, altri dove l'eredità è patrilineare e quelli nei quali è matrilineare, etc. etc. etc.
L'unico principio universalmente rispettato è la base esogamica nella costituzione del nucleo familiare, cioè i componenti di una nuova famiglia provengono da famiglie differenti ( o almeno non sono prossimi consanguinei )
Ma si badi che questo principio non comporta il fatto che la famiglia sia automaticamente composta da "coppie", e non comporta che queste coppie siano automaticamente eterosessuali.
E non c'è bisogno di andare a ripescare quel che scrisse Engels nel 1884, lasciando così l'idea di voler esprimere un parere per forza di parte.
Il punto è che l'analisi in quel caso proposta era, nel suo nucleo centrale, valida ed è infatti stata ripresa autonomamente da tutta l'antropologia del XX secolo.
Un esempio su tutti è quello offerto da uno dei principali studiosi in questo settore, riconosciuto a livello internazionale: Claude Lévi Strauss.

Quindi si, stando alla premessa Bagnasco ha ragione: l'idea di famiglia è un concetto del tutto antropologico e non ideologico.
Solo che, peccato per lui, questa stessa premessa dimostra che sono le sue conclusioni ad essere squisitamente ideologiche.
Che tempi.
Presidenti della CEI che pretendono di dare la linea ai cattolici buttando li contraddizioni in termini macroscopiche senza nemmeno accorgersene.
Non ci sono più i nemici di una volta.
Almeno, un tempo, i preti erano sottili in filosofia e fregarli risultava difficile.
Oggi invece vale anche per la Chiesa il principio della mediocrità al potere.