giovedì 14 gennaio 2016

Stepchild STOCAZZO!

Matteo 23:23-39

23 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell'anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. 24 Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza. 26 Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto!
27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. 28 Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.
29 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, 30 e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti; 31 e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti. 32 Ebbene, colmate la misura dei vostri padri!

Nell'immagine Gesù lascia che l'emorroissa tocchi il lembo della sua tunica.
Importante passaggio evangelico nel quale Gesù, che era un anticonformista e voleva insegnare agli uomini che siamo tutti uguali, lascia che una paria, emarginata dalla società alla stregua dei lebbrosi ( l'emorroissa secondo la tradizione è perennemente impura, e per questo viene emarginata ) possa avvicinarlo per dirgli della sua sofferenza e chiedere aiuto.
Rompendo una consolidata convenzione sociale Gesù tratta l'emorroissa con il riguardo che si deve ad una persona che ha molto ed ingiustamente sofferto, le lascia toccare la tunica ( cosa per la quale diventa secondo l'ortodossia lui stesso "impuro" ) e la guarisce miracolosamente.
L'insegnamento è che non hai colpa di quel che sei, nella società c'è un posto per tutti perchè siamo tutti uguali e le tradizioni escludenti e discriminatorie vanno rotte e superate, nel segno della fratellanza e dell'eguaglianza.

L'emorroissa di ieri sono le persone omosessuali di oggi.
Parlo di questo per parlare del fatto che, sorpresona, si è ri-arenata la legge Cirinnà ( che già era una mediazione all'estremo ribasso ) sulla questione dell'adozione del figliastro, cioè in pratica fare in modo che gli eventuali figli pregressi di una coppia omosessuale, avuti da altre relazioni, non siano iniquamente esclusi da assi ereditari ed abbiano coperture e garanzie come tutti gli altri.
Chiaramente si tratta di un pretesto, altrimenti non ci sarebbe un motivo che sia uno per voler tirar di mezzo dei bambini abbandonandoli al ruolo sociale di figli di nessuno.

Ma su questo punto, c'è qualcuno che si merita l'accusa di "scriba, ipocrita, fariseo e sepolcro imbiancato"?
Chi?
Gli stessi che da un ventennio pare che non abbiano altro obiettivo al mondo e nella politica che far 'sti benedetti matrimoni gay.
Sembra una bella contraddizione dialettica, non è vero?

Ma se ci riflettete un pochino non è difficile capire il trucchetto, e adesso arrivo al nocciolo della questione.

La pazienza ormai è finita e quel che resta è che è saltata un'altra volta la legge sui matrimoni paritari e le adozioni dei figliastri ( non dite stepchild adoption, non siete adusi ad informarvi leggendo the Telegraph, siete italiani, FATEVENE UNA RAGIONE! ).
Ebbene, detesto autocitarmi, ma la colpa è vostra perchè avete votato CHI NON HA INTERESSE A FARLI!
E ADESSO PER PIACERE, PENSIAMO ANCHE UN PO' ALL'EUROPA E AI DIRITTI DEI LAVORATORI, CHE HO IL CCNL BLOCCATO DA 10 ANNI?
Perchè se i diritti di queste persone vengono sempre strumentalizzati per mascherare il disinteresse completo nei confronti di tutto il resto ( e piaccia o meno, in politica, LA CICCIA E' LA POLITICA ECONOMICA, il resto al massimo FA CONTORNO ), ma alla fine anche per loro non si porta mai a casa un cazzo di risultato, QUA CI SAREBBERO ANCHE I DISOCCUPATI AI QUALI COMINCIANO A GIRARE UN PO' I COJONI!

E perchè dico che detesto autocitarmi?
Perchè il giochetto lo si è capito da una vita, in effetti dopo averci rimuginato già per qualche anno, profeticamente scrivevo, il 26 settembre:
Dunque, ve lo rispiego.
Se non salta il PD al governo i matrimoni paritari non si faranno MAI. Per una serie di evidenti motivi che passo ed enumerare:
1) il PD non vuole farli perchè sono in prevalenza democristiani e hanno una alleanza strategica, non solo tattica, con pezzi rilevanti di destra. Ma gli serve tenersi indeterminatamente buono l'argomento per spacciarsi per quelli progressisti in confronto a legaioli e fratelli ditaglia, e quelli come loro con la fobia autoinventata del "gender".
2) Nella logica di spartizione elettorale questo occorre anche ai legaioli e fascisteria varia. Sta cosa della fobia gender, nella loro nicchia, elettoralmente paga.
Insomma, tener viva 'sta contraddizione un po' a tutti elettoralmente fa comodo.
Peccato che ci sono i diritti di persone in ballo, letteralmente tenuti in ostaggio per un tornaconto di 4 voti per parte.
3) se avessero voluto farla 'sta legge la partita sarebbe già stata chiusa da un pezzo. Infatti una proposta di legge ben più avanzata del pastrocchio Cirinnà, cioè sostanzialmente di matrimonio paritario, il massimo desiderabile, è stata la prima proposta di legge presentata in questa legislatura da M5S. Ma per non concedere ai grillini di prendersi 'sto merito politico e far passare una legge con loro relatori, la Boldrini ha seppellito nei cassetti la proposta e nessuno da sinistra ha insistito per ritirarla fuori. Eppure, se vi fate una botta di conti, vi rendereste conto che se il PD non fosse in realtà contrario, e Sel non fosse per propri interessi di bottega e vicinanza al PD indisponibile a votare una legge più avanzata ma purtroppo per loro con dei grillini relatori, i numeri ci sarebbero con largo margine.
In altre parole le persone omosessuali si ritrovano con i propri diritti presi in ostaggio dal PD e da quella "sinistra" che per parlare soltanto di loro si è dimenticata completamente per strada i lavoratori, ma che infine non vuol rappresentare neanche le persone omosessuali se non ci son 4 voti immediati da lucrarci.
4) se si chiudesse la partita, finalmente, sui diritti delle persone omosessuali un partito come Sel - e una serie di personaggi piddini in cerca d'autore, dalla Concia alla Cirinnà passando per Scalfarotto, visto che non hanno niente più da dire sul fronte diritti sociali ( e figuriamoci, la lotta di classe..... ) - rimarrebbero di colpo sostanzialmente "disoccupati".

Così è, e direi che a questo punto si deve proprio essere cretini per non averlo capito.
Quindi anche in questo caso, se veramente si desidera un risultato, bisogna smetterla di votare PD e accoliti.Segue l'illustrazione del propotito dell'ipocrita:


Capito il trucchetto?
Sbandierano la questione per mascherare l'abdicazione su tutto il resto agitando qualcos'altro che fa scalpore sulla stampa ma che non disturba il padronato e l'Europa, solo che su questa stessa cosa non possono conseguire il risultato, altrimenti poi rimarrebbero disoccupati, dato che la lotta di classe non la vogliono fare.

Da questo la necessità di conseguire il risultato utile, giusto e necessario del matrimonio paritario:
a) è giusto
b) se il Vangelo ci insegna qualcosa, è un segno di spirito cristiano riconoscere che è giusto
c) conseguire il risultato sarebbe anche la mossa DEFINITIVA per far scomparire dai radar della politica italiana LA FINTA SINISTRA PIU' IPOCRITA ED INUTILE CHE MAI SI SIA VISTA AL MONDO, banalmente perchè non avrebbero più nessuna foglia di fica dietro la quale nascondere le proprie pudenda.




mercoledì 13 gennaio 2016

L'orrore....


L'orrore....l'orrore...

Segue esempio.

Moby Dick
Liberamente condensato da Herman Melville.

Chiamatemi Ismaele,
un giorno, colto dalla malinconia del non saper che fare della mia esistenza, mentre gironzolavo sul molo del porto di Nantucket sospinto dal richiamo irresistibile del mare, fonte di nuove avventure propizie al combattere la noia, decisi di imbarcarmi sul Pequod insieme ad uno strano e taciturno personaggio coperto di tatuaggi chiamato Queequeg, presumibilmente arrivato da un qualche isolotto dell'Oceania.
Potrei qua fare una riflessione sulla nascita del moderno capitalismo americano sospinto dall'industria baleniera e su cosa il mito del Leviatano, indissolubilmente intrecciato all'epica del baleniere ma che trova radici nella stessa teologia, abbia rappresentato per l'uomo nel corso di millenni.
Ma staremo ai fatti.
Il capitano del Pequed si chiama Achab, un tipo burbero ed irascibile con il carattere guastato dalle proprie disgrazie ed una gamba di avorio intagliata in una mascella di capodoglio ( detto anche spermaceti. Seguirebbero una cinquantina di pagine di spiegazioni, ma non siamo mica etologi marini ).
Nel precedente viaggio, infatti, Moby Dick s'è ciancicato via una gamba di Achab che per questo ha rischiato di morire, dopo aver dedicato la vita alla baleneria anche a costo di pesanti sacrifici personali, quali aver di fatto reso vedova la propria giovane moglie pur essendo ancora in vita.
Achab ne ha fatta proprio una questione personale, ci si è impuntato.
<Perchè, Dio, mi hai fatto questo? Perchè non ti palesi e non mi dai una spiegazione? Forse che in realtà Tu non ci sei? Forse che tutto abbia inizio e tutto abbia fine dentro le profonde e oscure orbite nere degli occhi del mostro Leviatano?>
Insomma, a forza di rodersi sulla propria povera gamba e la propria vita sacrificata, il pensiero di Achab cominciò a diventare alquanto blasfemo; cercando una ragione per sé stesso e le proprie miserie, Achab si spinse a domandarsi ciò che non ci si dovrebbe domandare, senza per questo offendere il Supremo.
Questa inclinazione di Achab creò una serie di tensioni col primo ufficiale Starbuck, rigoroso ed austero puritano ligio alla Legge ed ortodosso quanto basta per non porsi troppe domande di senso sulla vita che non fossero già noiosamente preconfezionate nella Parola.
Tuttavia c'è da dire che, a livello di carisma ed ascendente sulla ciurma, il luciferino furore di Achab e quella palla al cazzo di Starbuck risultano proprio incommensurabili, e quindi via per i sette mari a cercare Moby Dick, per vendicarsi di Dio attraverso il Leviatano, per averci abbandonati in questa valle di dolore e iniquità!
A un certo punto, dopo una tempesta e qualche peripezia tipicamente marinariera, troviamo Moby Dick, ma il Leviatano ci fa un mazzo come un paiolo.
Sono sopravvissuto soltanto io.

Fine.





Un popolo che vota apperluscone e renzie va coltivato.....




lunedì 11 gennaio 2016

Discorso di Atene, forum anti-UE con Mars, oggi parte di Unità Popolare.

Ne parlavo qualche post fa.
Riporto il discorso che preparai per il forum di Atene tenuto tra il 26 e il 28 Giugno 2015.
In quell'occasione che mi è particolarmente rimasta nel cuore, per questione di tempo ebbi modo di pronunciarne soltanto degli estratti, quindi questa è la prima volta che il discorso vede la luce nella sua pienezza.
Contiene una mia disanima sulla situazione politica italiana finalizzata a dare ai compagni greci il quadro di riferimento per come noi in P101 lo interpretiamo, e una mia analisi delle contraddizioni profondi della UE e quindi le motivazioni del nostro prendere una posizione.

Credo nel mio piccolo sia un buon testo, rimasto in buona parte sepolto a causa delle necessità contingenti ( tempo limitato e necessità di traduzione ).
Mi piace condividerlo qui.



DISCORSO PER IL FORUM DI ATENE

Cari compagni e compagne, comincio col presentarvi brevemente il nostro movimento, che in vista della costituzione di un movimento politico stiamo organizzando intorno all’appello che abbiamo intitolato “ORA”.
Siamo attivi prima come coordinamento della sinistra contro l’euro da circa 2 anni fa, anche se l’impegno di vari tra di noi nella politica e nella società viene spesso da molto più lontano.
Il nostro proposito è quello di rivendicare la sovranità nazionale del paese quale strumento indispensabile sul quale ricostruire la sovranità del popolo, la democrazia, il diritto di autodeterminazione che ci permetta come popolo di scegliere liberamente che modello sociale vogliamo costruire senza farcelo imporre dall’Unione Europea, lo strumento del grande capitalismo e della finanza.
Riteniamo che la riconquista della sovranità sia soltanto un passaggio verso il ripristino pieno della democrazia e verso la realizzazione di politiche popolari ed improntante al valore della solidarietà verso l’interno del paese, e della fratellanza tra i ceti lavoratori degli altri paesi verso l’esterno.
Ma siamo convinti che questo passaggio non possa essere eluso ed omesso, perché senza piena sovranità anche un governo che vuol stare dalla parte dei ceti popolari, essere sinceramente democratico o che abbia meglio ancora l’ambizione di rilegittimare la prospettiva del superamento del capitalismo, non potrà realizzare nulla dei propri propositi nemmeno vincendo le elezioni, se lo Stato ha subito il furto degli strumenti che costituiscono la propria sovranità.
Data la situazione di emergenza politica, sociale, istituzionale ed economica che attraversiamo abbiamo deciso di darci un profilo politico semplicemente popolare, e di lavorare per un progetto politico di unità popolare dalla parte di tutti i ceti sfruttati, che sono la grande maggioranza, invece che fare uno degli innumerevoli nel nostro paese appelli all’unità della sinistra nei quali il nostro popolo mostra di non credere più.
Per questo fondiamo i nostri propositi sulla prima parte della nostra costituzione, che stabilisce diritti e doveri essenziali di ogni italiano e che la Repubblica è fondata sul lavoro, che esso è un diritto e non una merce che lo stato deve garantire a tutti, provvedendo anche a garantire i diritti all’istruzione ed alla salute, ed a condizioni degne e di equa retribuzione sufficiente almeno a vivere con pieno decoro e senza paura del futuro.
Ci stiamo dando una realtà confederale perché raggruppiamo sia singoli che movimenti politici già esistenti, da movimenti della sinistra anticapitalista ed anti imperialista alla sezione italiana del Partito Umanista.
In Italia crisi economica e crisi politica sono tra loro strettamente intrecciate da lungo tempo, ed entrambe solo a propria volta intrecciate al percorso che ha portato all’introduzione dell’euro ed alla costruzione dell’istituzione Unione Europea col trattato di Lisbona.
La politica, ed il senso di partecipazione in Italia entrarono in crisi all’inizio degli anni ’90.
Il vecchio PCI, caduto il muro di Berlino, decise invece di rinnovarsi negli strumenti di analisi, semplicemente di cambiare nome e convertirsi ideologicamente all’idolatria del mercato come unico orizzonte possibile.
Contemporaneamente la Democrazia Cristiana, il PSI ed i partiti di governo più piccoli vennero spazzati via da vicende giudiziarie.
Il PCI che era diventato Pds si lasciò allora sedurre dalla tentazione di introdurre una nuova legge elettorale che abbandonasse il proporzionale e introducesse l’uninominale, nella presunzione che la migliore “presentabilità” dei propri uomini non travolti da indagini giudiziarie gli permettesse l’ascesa al governo vincendo un collegio uninominale alla volta.
Il risultato fu che vinse Berlusconi, inizio una caduta anche morale e culturale del Paese, ed il confronto divenne fasullo: da un lato si restringevano gli spazi per qualsiasi proposta politica esterna ai due partiti principali e dall’altro lato la contrapposizione tra questi due partiti diventava fasulla: il programma politico era infatti lo stesso.
Tagli allo stato sociale e privatizzazioni per rispettare i criteri di convergenza stabiliti dal trattato di Maastricht.
I partiti più piccoli della sinistra si ritrovarono così a far confluire voti in sostegno di governi di centrosinistra che si alternavano a governi di Berlusconi, ma lo scontento dei ceti popolari cresceva ed infine non sentendosi più rappresentanti, la sinistra ha perso qualsiasi vera rilevanza politica.
Arrivando all’oggi sento di dovervi dire subito, e questo deve essere chiaro, che sul fronte della politica economica in Italia non esiste niente che sia più coerentemente neoliberista del PD, e che Renzi è solo una deriva più volgare. L’Italia ha stabilito un record mondiale nelle privatizzazioni, con governi guidati da Prodi, D’Alema, con Bersani ministro.
Anche per questo devo purtroppo dirvi che il nome “sinistra” in Italia, almeno per qualche lustro, non è più spendibile ed utilizzabile. Il popolo pensa a queste persone se solo sente dire “sinistra” e a quanto essi li hanno impoveriti mentre promettevano di rappresentarli, e piuttosto votano qualsiasi altra cosa o non votano affatto, come ormai accade con quasi la meta degli italiani.

IL PD.
Il PD è il partito sistema ed il nemico numero 1. Berlusconi è politicamente finito, ma ha trovato in Renzi il suo naturale continuatore, ereditandone circa metà dei voti e naturalmente dei ceti di riferimento, con la differenza che Berlusconi rappresentava prevalentemente una borghesia ed un capitalismo nazionale, delinquenziale ed evasore fiscale, mentre il PD è in modo più specifico il partito delle banche e della finanza e che raccoglie la fiducia della trojka.
Anche per questo nel novembre del 2011, mentre a voi veniva imposta la mattanza di Samaras anche a noi veniva imposta la sciagura di Monti. In entrambi i casi i governi precedenti erano indecorosi ma legittimi, e vennero destituiti con una procedura imposta dalla BCE, con una lettera firmata da Draghi e Trichet, che potremmo definire “colpo di stato bianco”.
Se la sovranità monetaria non è in mano allo Stato, ed attraverso di esso controllabile dal popolo con processi democratici, oggi non serve più l’esercito per fare un colpo di stato, basta una email dalla banca centrale europea.
Il PD di Renzi sta minando le fondamenta della società procedendo lungo 3 direttrici principali:
a) Imposizione della legge elettorale detta Italicum
b) Smantellamento della legislazione sul diritto del lavoro
c) riforma della scuola.
La nuova legge elettorale che sostituisce la precedente, già approvata dal parlamento e che entrerà in vigore a luglio del 2016 sostituisce la precedente, con la quale abbiamo votato 3 volte, e che è stata dichiarata incostituzionale.
Un parlamento eletto con una legge incostituzionale con un governo guidato da chi non era candidato alla presidenza del consiglio, ha cambiato la costituzione e la legge elettorale, un caso unico.
Essa però ripropone i temi di incostituzionalità della precedente: premio di maggioranza che viola il principio di eguaglianza del voto stabilito dalla Costituzione ed ancora i capilista continuano ad essere imposti dalle segreterie dei partiti senza preferenze.
In pratica la singola lista che raggiunge il 40% dei voti si vede assegnare il 55% dei seggi.
Se nessuno raggiunge il 40% si fa un secondo turno, e chi prende un voto in più, anche in una sfida tra partiti con poco più del 20% ciascuno, prende il 55% dei seggi.
In questo modo il segretario del partito vincente si sceglie i deputati imponendo i capitalisti senza preferenze, tutti fedelissimi, e si ritrova con una maggioranza che è nella condizione di imporre un Presidente della Repubblica di partito, il quale poi nomina 5 componenti della Corte Costituzionale ( che può bocciare le leggi per incostituzionalità ). E sempre la maggioranza assoluta al singolo partito permette al parlamento di nominarne altri 5, determinando una maggioranza di partito anche nella corte costituzionale.
Quindi il segretario del partito vincente si ritrova il parlamento al suo servizio, si elegge il Presidente della repubblica che preferisce, e nomina una Corte Costituzionale di partito, mettendosi nella condizione di poter anche violare la Costituzione a piacimento.
Vi dico subito che questo serve a garantire l’assoluta fedeltà ed obbedienza agli interessi delle oligarchie e alle politiche antipopolari dell’unione Europa.
La riforma costituzionale abolisce una camera, rendendone i componenti non elettivi, e trasferisce i beni pubblici ed i servizi, sanità, distribuzione idrica etc. allo stato. L’obiettivo dichiarato è così poter procedere alla privatizzazione.
La riforma della scuola ha creato il preside manager che può nominare e licenziare gli insegnanti a piacimento, e forse ha provocato l’unico segnale di riscossa nella società, perché insegnanti e studenti stanno fortemente protestando insieme.

LA LEGA NORD
essa è il nemico ideale del PD, nel senso che è il nemico che non impensierisce il PD per la prospettiva del governo, ma lo legittima permettendogli di farsi alfieri dell’antirazzismo.
Una squallida messa in scena di cui tutti si avvantaggiano.
Tuttavia devo comunque segnalarvi la sua pericolosità
La Lega Nord nominalmente è contraria all’euro, ma non è per l’uscita dall’unione europea.
Non vogliono l’euro ma sono contrari alla presenza di forte spesa pubblica nell’economia, e vogliono introdurre una flat tax al 15%
E a pagina 16 del loro programma economico insistono ancora nel dire che rimuovere l’euro sarà l’occasione per introdurre due moneta in Italia, una al nord ed una al sud, SENZA UNIONE DI TRASFERIMENTO FISCALE. Cioè non vogliono fare un paese federale ma due stati distinti con bilanci distinti.
A parte questo va detto che recentemente, sotto la segreteria di Matteo Salvini, la Lega da partito del Nord Italia ha cercato di diventare nazionale trasferendo la propria retorica dall’accusa contro i meridionali che impoveriscono parassitando i laboriosi settentrionali, all’odio verso i rom e gli immigrati, alimentando campagne di odio veramente disgustose e cercando di radicarsi nei territori riciclando vecchi fascisti che erano ormai ai margini della politica.
In questa operazione hanno stretto alleanza con un movimento che si chiama Casa Pound, più piccolo della vostra Alba d’Oro, ma assimilabile, e dichiaratamente fascista.
Capite quindi che oltre a fare proposte in ogni caso favorevoli ad interessi finanziari e padronali, nonostante la loro retorica antieuro quasi sicuramente fasulla, essi sono molto pericolosi e purtroppo l’aumento delle sperequazioni sociali e la paura del futuro oltre allo sbando della sinistra, le offrono la prospettiva di prendere molti voti.
Oggi potrebbero valere tra il 10 ed il 15% alle elezioni nazionali.

IL MOVIMENTO 5 STELLE.
Esso è una realtà strana nata recentemente e costruita negli ultimi anni sulla popolarità di un attore satirico molto noto in Italia: Beppe Grillo. E dalla collaborazioni di quest’ultimo con un eccentrico finanziere: Gianroberto Casaleggio.
La realtà del movimento è contradditoria: essi vogliono sanità, scuola, istruzione, trasporti, acqua pubblici gratuiti ed a copertura universale. Sono per le energie alternativi, sinceramente ambientalisti, combattono contro la realizzazioni di inutili grandi opere che deturpano la natura e offrono occasione di affari e speculazioni.
Ed hanno anche preso posizione negli ultimi mesi contro l’euro.
La loro base è nella maggior parte dei casi sincera e benintenzionata, potremmo dire progressista.
Ma le intenzioni dei vertici del partito, in particolare quelle di Casaleggio, non sono affatto trasparenti, ed i meccanismi decisionali interni sono dispotici.
Oltre a questo hanno un atteggiamento paranoico e non collaborativo nei confronti di nessuno, per questo pur avendo preso il 25% alle elezioni non stanno concorrendo a costruire una opposizione nella società.
Noi vorremmo relazionarci con loro, provare a costruire qualcosa, ma credetemi è estremamente difficile.
Su quel che resta della sinistra, che alle elezioni europee si sono candidati come “Lista Tsipras”….è inutile che dica qualcosa. Non contano più nulla, si stanno scomponendo e ricomponendo intorno ad alcuni fuoriusciti dal PD ed intorno al segretario della Fiom Landini ed al suo progetto di coalizione sociale.
Purtroppo non c’è il progetto. Le loro analisi non affrontano le contraddizioni reali e soprattutto sono ancor più europeisti del PD.
Vorrebbero essere di sinistra e popolari, ma capite che senza dire una parola sulla antidemocraticità dell’unione europea ed il segno popolare di classe, antipopolare dell’euro, sono solo belle parole ed infatti la società non li segue.
Sui territori ci sono lotte circoscritte ad argomenti locali, anche eroiche come i NoTav in val di Susa ad esempio, ma i sindacati confederali o collaborano con la troika e con Renzi come la Cisl o non fanno niente di serio per opporsi come la CGIL, e nella società è molto diffuso un profondo senso di scoramento.
Sembra quasi che le persone non credano più che si possa cambiare qualcosa con la politica.
Mentre i pochi più di metà degli aventi diritto che votano vedono ancora una maggioranza del PD, anche se sensibilmente in calo dalle europee come hanno dimostrato le recenti elezioni amministrative.
La retorica del regime e della stampa asservita ha diffuso l’idea che si debba fare le riforme, senza mai specificare cosa si voglia riformare e come, e che l’Italia stia oggi in condizioni gravi perché ha avuto 20 anni di governi immobili.
La realtà è il contrario, abbiamo avuto governi iperattivi, che però hanno operato in senso antipopolare secondo i programmi di austerità dell’Unione Europea.
Purtroppo i media di certo non aiutano a contrastare questa falsa narrazione, e la retorica anticasta del m5s non scioglie i nodi delle iniquità distributive e delle contraddizioni del capitalismo e della globalizzazione finanziaria, cosicchè a loro volta concorrono ad avvalorare la tesi che i problemi siano immobilità politica e corruzione.
Certo in Italia la corruzione è grave, ma obiettivamente è l’ultimo dei problemi.
Questo per dipingere un quadro dello spettro politico.

L’UNIONE EUROPEA

Cercherò in seguito di tratteggiare le nostre valutazioni generali, che riguardano tutti i popoli del sud Europa in egual misura, su cosa sia l’Unione Europea e quale ruolo speriamo di riuscire ad avere per realizzare la nostra strategia per combattere le contraddizioni della globalizzazione.
Crediamo che la possibilità della frantumazione dell'eurozona è un fatto quasi incidentale rispetto al vero problema che occorre porsi a livello politico a proposito della UE, e che dobbiamo riuscire a comunicare alle persone, senza tecnicismi troppo complessi e con un linguaggio chiaro e semplice, privo di formule identitarie.
Dobbiamo domandare a noi stessi ed alle persone: da quando la fratellanza tra i popoli, le ragioni della solidarietà all'interno della società nel nostro paese, e verso tutti gli altri popoli, dovrebbe passare attraverso forme di omologazione, che oltretutto ci vengono imposte dall’alto, che non sono frutto di un dibattito interno al popolo?
Da quando il "conformismo" dovrebbe essere per noi un valore in positivo, ed in generale per tutte le persone che vengono impoverite per arricchirne poche straricche e senza più limiti al proprio potere, le quali ormai ci permettono ancora di votare solo perchè col voto non decidiamo più un bel niente?
Cos'è la UE se non un gigantesco caso di "conformismo istituzionale"?
Il rispetto della differenza, quindi anche le specificità culturali dei popoli naturalmente tutte poste sullo stesso piano di dignità, la prospettiva della pacifica e cooperativa, solidale convivenza, sostituite dal conformismo.
Una moneta "one size fits all", ed un modello che si pretende democratico, quello della UE, a propria volta "one size fits all", senza tener conto di caratteristiche singolari delle culture e delle strutture sociali dei popoli, spesso molto delicate e che richiedono soluzioni specifiche.
Si tratta di una forma di conformismo che dobbiamo rifiutare.
Quest'idea secondo la quale esista una solo modello di democrazia che deve andar bene per tutti mi ricorda molto la presunzione statunitense di essere "la più grande democrazia del mondo".  In realtà sappiamo che il più insigne giurista tra quelli che scrissero la Costituzione degli Stati Uniti
d'America, quel James Madison che in seguito divenne quarto Presidente, diceva apertamente che la costituzione degli USA non era una costituzione democratica ma fondata sul principio della "poliarchia". Secondo Madison una poliarchia è un sistema politico nel quale il potere si trova nelle mani di quelli che egli stesso definiva "i benestanti", e giustificava la necessità di questa scelta dicendo che i benestanti, proprio perchè sollevati dalle sofferenze materiali, hanno orizzonti più vasti ed ampi, hanno tempo e modo per riflettere, sarebbero più "illuminati" rispetto ad un popolo dagli orizzonti necessariamente più ristretti.
Gli illuminati benestanti vedono "il bene del paese".
E quindi invece che la democrazia sarebbe giusto edificare ciò che, in pratica, è una oligarchia a solo parziale legittimazione popolare.
Le nostre esperienze storiche e politiche ci dimostrano che questa concezione, che pensa in questo modo di risolvere le tensioni create dal conflitto tra capitale e lavoro, tende in Europa a sfociare in concezioni della società corporative ed organiciste. In una parola non solo capitaliste, ma fasciste.
Inoltre la presunzione che questo modello sia la democrazia, ed in particolare la più grande democrazia del mondo, comporta anche l'aspirazione a sentirsi portatori di una verità assoluta meritevole di essere esportata.
Sappiamo come si realizzi questa esportazione: coi cacciabombardieri, e i civili morti a centinaia di migliaia sotto le bombe che avrebbero dovuto portare "libertà e democrazia".
L'edificazione della UE è proceduta attraverso le stesse direttrici già esposte da Madison: non una democrazia ma una poliarchia diretta da benestanti illuminati, i quali hanno una coscienza come classe al di la ed al di sopra della dimensione nazionale delle classi all’interno di specifici stati.
La tragedia di questo percorso è stata l’instaurazione di un potere oligarchico transnazionale, quello del capitale finanziario, il quale ha liquidato la dimensione delle democrazie costituzionali nazionali, entro le quali le classi lavoratrici trovavano concreti spazi per realizzare le proprie rivendicazioni.
Oggi la sola aspirazione dell’Unione Europea è imporre l’idea che esista una sola politica economica possibile per far funzionare bene le cose. Nella loro logica l’orizzonte del conflitto di classe è scomparso. Non perché sia scomparso veramente, ma perché quello che assumono è il punto di vista di classe che è contrario alla maggioranza del popolo, quello dei grandi sfruttatori. Intanto però conformano l’orizzonte politico europeo all'idea della fine della storia di Fukuyama: "se la storia è finità ed è il capitalismo l'unico orizzonte che ha determinato questa fine, l’austerità di bilancio l’unico modo per gestirlo, una sola forma di governo e di democrazia uguale per tutti ha senso".
Questa è la logica dei dominanti, oggi, qui ed ora.
Non sottovalutiamo il valore simbolico del fatto che in Grecia esista una festa nazionale del 28 Ottobre, così come ad esempio in Italia e in Portogallo festeggiamo il 25 Aprile, o in Francia il 14 luglio.
In ogni paese esistono delle feste nelle quali si celebra il ricordo di quei giorni nei quali il popolo, fatto innanzitutto da sfruttati ed esclusi, ha alzato la testa e ha conquistato un diritto, o ha avuto il coraggio di dire NO di fronte a forze soverchianti che volevano imporgli un sopruso.
Eppure non esiste in tutti i paesi dell'Unione Europea un solo giorno di festa nel quale si celebri la firma del trattato di Maastricht o di Lisbona, che pure sono fatti estremamente importanti.
Perchè?
Perchè tali fatti non riguardano il popolo, nessuno dei popoli dei paesi europei.
Sono sempre e solo state scelte che ci sono piovute in testa dall'alto; prospettive nelle quali si sono riconosciute solo le ristrette elites che queste scelte hanno deciso, pilotato, e governato a nostro danno.
L’Unione Europea non ha instaurato una democrazia spostata su un piano più elevato, sovranazionale, ma una oligarchia a parziale ed indiretta legittimazione elettorale, che delle nostre democrazie costituzionali ci ha lasciato solo involucri vuoti.
Per uno studente di Genova, o un impiegato di Lione, o per un operaio portuale del Pireo, spostare il luogo delle proprie rivendicazione per un presente degno, un futuro migliore, da Roma, Parigi o Atene a Bruxelles ed a Francoforte, significa spostare il luogo delle proprie rivendicazione in un luogo ed in una dimensione così lontana da essere fatalmente persa di vista.
E' normale che la vista di un popolo non arrivi così lontano, è purtroppo altrettanto normale che invece proprio in quei luoghi lontani sia più acuta la vista dei comitati d'affari internazionali, a capo dell'industria multinazionale e della finanza.
L'Unione Europea è una loro costruzione, non è nostra, non ci appartiene, ed oggi abbiamo bisogno di ribellarci ed abbatterla.
Questo è un fatto che è prioritario capire, e quindi agire di conseguenza: L'Unione Europea è una santa alleanza, concepita e costruita da quella piccola parte di società che prospera sfruttando la maggioranza, che ha sul piano politico il compito precipuo di rendere impossibile qualsiasi tentativo  da parte di qualsiasi governo che volesse perseguire interessi popolari invece che interessi oligarchici, e proprio la tragedia dei negoziati del vostro governo con la trojka e l'eurogruppo ne è tautologica dimostrazione.
In secondo luogo spostare la sede delle decisioni importanti in un posto lontano dal popolo e dalla sua possibilità di intervento, deresponsabilizza le classi politiche nazionali, le quali così altro non hanno da fare che negoziare favori e prebende coi poteri economici che le finanziano; dentro la cornice europea le classi politiche, non rispondono più univocamente ad un popolo e non si sentono caricata sulle spalle la responsabilità di un paese che, se mal governato, chiederà loro conto. Per ogni dramma sociale la scusa è sempre la stessa: un aumento dello spread, “ce lo chiede l’Europa”.
Dovremmo accettare così di perdere qualsiasi diritto perché costantemente di fronte alla minaccia di una catastrofe, il default, il fallimento, l’impossibilità di far funzionare ospedali, pagare stipendi, pensioni.
L’Unione Europea si regge quindi sulla PAURA, sulla costante minaccia di qualcosa di più grave.
Sulla paura si costruiscono i regimi, non le democrazie. L’Unione Europea è una dittatura, per questo va combattuta senza mezzi termini.
Questa "deresponsabilizzazione" alimenta in politica anche la proliferazione di inetti, incompetenti e disonesti, incentiva e non combatte la corruzione.
Inoltre deresponsabilizzare i parlamenti nazionali, cui i corpi sociali intermedi, i partiti nei quali i popoli si riconoscono ed i loro sindacati, ha alimentato non una unificazione delle cause degli esclusi e degli sfruttati, ma una drammatica parcellizzazione delle loro lotte, semplicemente perché NON ESISTE PIU’ un chiaro e condizionabile luogo di rivendicazione.
"Divide ed impera".
A Bruxelles e Francorte lo sanno benissimo.
Questo è il punto, che può sembrare una bella contraddizione dialettica ma così non è: questa "unione" è servita a dividerci.
Ed oggi, per unirci, abbiamo quindi bisogno di rompere e dividere questo strumento di disunione, e capire che la solidarietà tra i nostri popoli possiamo e dobbiamo costruirla prendendo le redini dei nostri governi, stato per stato, ed a quel punto nel rispetto delle reciproche sovranità politiche ed economiche, stabilire e negoziare accordi per i quali i lavoratori dei rispettivi paesi siano il meno possibile in competizione reciproca.
Per far questo sarà indispensabile contendere al capitale buona parte dei profitti....a quelle stesse classi che non per caso l'Unione Europea l'hanno costruita.
Oggi il grande capitale ha bisogno di non essere intralciato dalle legislazioni statali, per questo creano l'unione europea o negoziano in segreto i termini del TTIP.
Noi dobbiamo quindi impugnare come un'arma, contro questi interessi, proprio ciò che questi interessi intendono distruggere.
In questa fase storica lo Stato e la sua piena sovranità è l'argine per difendere la democrazia, e quanto meno lo stato è sovrano tanto meno esso è efficace.
Di fronte alla paura del domani provocato dallo shock da globalizzazione, che è una leva politicamente potentissima, non dobbiamo quindi PER NESSUN MOTIVO abbandonare questo argomento alle strumentalizzazioni delle destre scioviniste, il Front National francese, la Lega Nord in Italia, tanto per fare un esempio.
Essi vogliono, come sempre, essere la difesa di ultima istanza dei grandi interessi antipopolari che l'UE l'hanno voluta. Il principio dei dominanti è: se falliamo con l'UE perderemo qualche profitto, ma manterremo le redini del potere in mano, se non altro stato per stato.
Essi infatti, i loro programmi sociali ed economici lo dimostrano chiaramente, non vogliono rigettare la politica del mercantilismo, ma rivendicano semplicemente il fatto di poter tornare a praticare liberamente tale politica autonomamente, invece che doverla subire dalla Germania come l'UE impone.
Ma se il mercantilismo Germanico ha gettato l'intero continente in una spirale recessiva non bisogna perdere di vista che il mercantilismo, anche praticato autonomamente e paese per paese, fonda sempre e comunque sulla compressione dei diritti e dei salari al proprio interno per conquistare una posizione competitiva verso l’estero.
Queste forze sembra che contestino il mercantilismo imposto dalla Germania dentro l’UE, in realtà aspirano soltanto a praticare un diverso mercantilismo più accattone e straccione, su basi territorialmente più ristrette.
Nostro scopo è invece un diverso modello sociale, solidaristico, inclusivo, che redistribuisca potere politico e ricchezza dai ricchi ai più poveri e ciò è inconciliabile con qualsiasi forma di mercantilismo.
L'atteggiamento delle sinistre che si ostinano a non contestare la UE come costruzione dei dominanti sopra i dominati, e che quindi non propongano anche il ripudio della moneta unica, elude ed ignora una contraddizione reale a proposito del funzionamento delle dinamiche del capitalismo, che molta parte del popolo ha compreso.
Per questo se non ci proponiamo come forza popolari di distruggere questo mostro, cavalcando questa contraddizione, declinando una proposta solidaristica all’interno e cooperative e non competitiva all’esterno, saranno infine le forze scioviniste a raccogliere il consenso per farlo.
Ma il giorno dopo gli sfruttatori resteranno sfruttatori, e gli sfruttati resteranno sfruttati, con in più l'aggiunta del danno di involuzione autoritarie nella gestione dello stato di diritto e l'accettazione di orrori come la xenofobia, il razzismo, o l'omofobia che queste forze reazionarie postano sempre con sé.
Noi tutti, oggi, siamo qua per elaborare una strategia comune per una società giusta, ed equa, per costruire rapporti di fratellanza tra i nostri paese, e quindi per distruggere questa UE e capire come arrivare a farlo noi primo che arrivino a farlo queste destre che sono solo il piano di riserva dei dominanti.
Grazie.



venerdì 8 gennaio 2016

Libertà civili: il modo migliore per sputtanare una buona causa è sostenerla male.

Sono sempre stato una persona di mentalità molto aperta, quasi spalancata, sul tema libertà civili.
Del resto, agnostico mai neanche battezzato, anticlericale, antiborghese, anticonformista.
Ma scusate, non antibuonsenso.
Ora lasciamo perdere le argomentazioni a mezza via tra il puerile e lo spregevole di un Alphano, del bigottame vario, dei sentinelli in piedi o dei legaioli.
Ma davvero c'è gente convinta che valga la pena di fare una battaglia di principio sulla maternità surrogata aka utero in affitto?
No, dico, a scanso di equivoci qua si sta parlando con uno ( il sottoscritto ) da sempre favorevole a:
- matrimonio paritario semplicemente togliendo il riferimento al sesso dei due coniugi dal codice civile.
- adozioni a coppie sia etero sia omo ed eventualmente anche a single
- legislazione sul finevita che permetta alla coscienza dei singoli di decidere il "come" ed il "quando" avendo diritto al supporto medico per ridurre al minimo le sofferenze inutili secondo assoluta discrezione del paziente
- abolizione dell'obiezione di coscienza negli ospedali circa l'applicazione della legge 194. La legge quella è, e le pazienti hanno diritto, PUNTO. Obietta 'sto cazzo. Che tu sia ginecologo o anestesista fare proprio quello nella vita non era un obbligo, se non te la sentivi di applicare la legge dovevi cercarti un altro mestiere
- estensione obbligatoria dei congedi parentali, paritari, ai neopapà in misura uguale e obbligatoria alle neomamme
E tanto altro.
E giusto per sottolineare che quanto al non essere moralista sono addirittura un po' "estremo", sulla propstituzione nei cui confronti sono contemplabili 3 diversi approcci ( abolizionista, proibizionista, regolazionista ), sono regolazionista purchè la forma di regolamentazione sia libera ed associata.
E se questo vi sembra bigottismo o oscurantismo, fate voi.
Ma santo cielo, la trasmissione del proprio patrimonio genetico non può e non deve essere considerato come un diritto inalienabile.
Che tu sia omo o etero, perchè afflitto da una malattia che ti rende sterile o quant'altro, scusate, ma non stiamo parlando di un diritto inalienabile altrimenti a queste condizioni che facciamo, legiferiamo sugli unilaterali atti di egoismo?
Se non puoi generare....bisogna anche farsene una ragione, ci sono gli orfanotrofi pieni e come già detto io estenderei volentierissimo a tutti la possibilità di adottare, senza distinzione alcuna.
Ma la trasmissione del proprio DNA non è un diritto inalienabile per tutelare il quale inserire le gravidanze per conto terzi e previo pagamento regolarmente contrattualizzato, nella legislazione.
Ci rendiamo conto di quale scenario di potenziale sordido sfruttamento si apre?
Se sei povera ma di sana e robusta costituzione.....tra i 20 e i 40 anni puoi sempre fare "lo stampo" per conto terzi [ leggo che negli USA si parla di percorsi che costano tra i 75.000 e i 120.000 dollari ].
Per cosa?
Per permettere di poter trasmettere il proprio DNA a coppie omo alle quali sarei contento di aprire le porte degli orfanotrofi, spalancando così il campo anche allo sfruttamento delle donne povere da parte delle ricche signore che preferiscono cacciare un po' di denaro che sorbirsi le nausee mattutine, i mal di schiena e le smagliature?
ma che orrore è mai questo?
I neonati al supermercato con la targhetta del prezzo stampigliata in fronte?
Con la fatica e il dolore fisico del metterli al mondo inserito in un listino-prezzi scritto col sangue delle donne povere che in mancanza di lavoro decente, decoroso e dignitosamente retribuito, sbarcheranno il lunario facendo lo "stampo" per conto terzi?
A questo vogliamo arrivare?
Oh tempora, oh mores.
Concentriamoci sulle cose veramente necessarie.
Trasformare *ANCHE* la causa delle libertà civili in una simile postmoderna macchietta servirà solo ad offrire dei pretesti in più perchè in Italia non si riesca mai ad ottenere nemmeno IL MINIMO SINDACALE, cioè il matrimonio civile per chiunque.
Scusate eh.
Ma 'sta battaglia sull'utero in *affitto*, a mio modo di vedere, fa veramente schifo.


giovedì 7 gennaio 2016

Il programma per la sinistra sovranista: un approccio metodologico. Parte I


Con quale metodo si compone un buon programma politico per una sinistra che voglia seriamente porsi il problema della UE e della deglobalizzazione quali orizzonti immediati di analisi e lotta politica; che cioè voglia senza infingimenti e giri di parole incardinare la propria proposta politica sul ripristino della sovranità nazionale, ma non per considerarla come fine a sé stessa o autosufficiente a risolvere qualsiasi contraddizione, ma come strumento e precondizione necessaria alla ricostruzione ed alla difesa di un modello sociale solidaristico, non competitivo, volto a riassorbire le sacche di emarginazione sociale e a riaprire la strada alla grande questione del socialismo?
Come si fa un programma che risponda a queste caratteristiche, questa è al momento la questione, non tanto ( almeno non adesso ) quali proposte inserirvi passaggio per passaggio.
Altra questione ancora, fondamentale e pressochè sconfinata, è quella che riguarda quale debba essere il linguaggio giusto per comunicare questa narrazione alternativa di paese, di società ( oso dire di senso della vita ) e far lievitare nella società il desiderio di realizzarla.
In quest'ultimo caso l'enorme questione da porsi consiste nel misurarsi con il profilo culturale ed intellettuale del popolo al quale ci si rivolge. Si tratta di una enorme questione che presuppone la capacità di un gruppo dirigente politico di saper ben interpretare bisogni ed aspirazioni frustrate che covano sotto la superficie dell'attuale apparente anomia sociale come latenti aspirazioni di riscatto e non solo. Occorre cogliere anche a fondo quale sia il senso delle ideologie dominanti che alimentano il consenso dei potenti, che gli viene tributato da chi pure ne viene danneggiato; occorre cogliere quali sono gli elementi di fondo della cultura popolare e gli elementi comunicativi sui quali i dominanti riescono a fare leva per compiere questa operazione, occorre capire profondamente tutti questi argomenti per saper costruire un discorso culturale e politico che destrutturi, ed infine delegittimi di fronte all'opinione pubblica, la narrazione dominante aprendo il campo alla costituzione di un consenso in favore di una diversa nuova grande narrazione, in quest'ultimo caso però antisistemica.
Quest'ultima questione è la lotta per l'egemonia culturale, e su questo preferirei glissare anche perchè mi sento decisamente inadeguato ad affrontare un problema così enorme.

Dunque a livello metodologico e nelle sue linee generali quali dovrebbero essere i principi e le proposizioni di massima sui quali incardinare il programma di una sinistra nuova ed all'altezza di questi tempi, cioè di una sinistra sovranista?Stabilire questi principi di massima è più semplice che capire come, su quali argomenti ed attraverso quali strumenti comunicativi, realizzare una battaglia per l'egemonia culturale che abbia possibilità di vittoria, perchè pur non esistendo ancora una seria sinistra sovranista in Italia sappiamo molto di quali dovrebbero essere le fondamenta del suo progetto programmatico.
Infatti alcune sue caratteristiche sono ovvie nel senso che, se e quando esisterà, dovrà necessariamente averle, a meno di non essere un vero programma politico, o di non essere di sinistra, o di non essere sovranista o ancora nessuna delle tre.

Ad un livello di precondizioni metodologiche credo che le caratteristiche essenziali debbano essere cinque, e credo che questi prìncipi siano relativamente facili da individuare perchè valgono per qualsiasi programma politico ( qua e la inserirò anche elementi caratterizzanti come "di sinistra" e "sovranista", ma parto dal livello di generalizzazione massima ): consequenzialità logica, ragionevolezza non estremistica e non settaria, implementabilità, confrontabilità, incompletezza.

Consequenzialità logica ( possiamo anche definirla come coerenza interna ):
Un programma politico deve, appunto, essere tale.
Non può e non deve essere una wishlist di cazzabubbole completamente scollegate tra loro o concettualmente in reciproco conflitto.
Questo impone il compiere delle scelte e l'avere il tanto di spina dorsale necessaria a portarle avanti fino alle proprie naturali conseguenze logiche che bisogna avere coraggio ed onestà di esternare e motivare, indipendentemente dal fatto che si verrà politicamente e mediaticamente criminalizzati per il semplice fatto di cercare di darsi questa basilare regola di massima, dato che ormai il Paese risulta abituato a programmi politici costruiti intorno a battute pubblicitarie scollegate, a destra da Berlusconi a Renzi passando per Salvini, o a wishlists di buoni sentimenti totalmente sprovvisti di coerenza interna che però sono riuscite ad imporre un canone del politicamente corretto.
Esempi concreti: non si può perorare la causa della ricostituzione dello stato sociale e della difesa della sua universalità e gratuità, non si può difendere la causa della spesa pubblica per restituire allo Stato un ruolo attivo nell'economia per perseguire la piena occupazione e non si può essere genericamente per il rafforzamento della democrazia, ed essere in favore dell'Unione Europea e della sua riformabilità.
Ciò era evidente già 20 anni fa dalla forma che si diede ai suoi trattati costitutivi.
Non prenderne ancor oggi atto, dopo quanto accaduto in Grecia e dopo le elezioni portoghesi, espone semplicemente al ridicolo.
Fin qui dovremmo essere alla banalità se si vuole darsi un taglio sovranista, ma allora in che senso se ci si vuol dare un taglio che sia anche di sinistra, la consequenzialità logica dovrebbe inevitabilmente portarci in rotta di collisione anche col canone del politicamente corretto?Il perchè è amaro ma è presto detto: l'economia politica è la scienza sociale alla base della gestione di risorse scarse, e possiamo lungamente discutere a secondo di quanto siamo ortodossi o eterodossi di quanto effettivamente scarse o quanto riproducibili siano queste benedette risorse, ma concettualmente essere risultano comunque scarse in quanto inevitabilmente limitate.
Per questo motivo non si può chiedere assistenza sociale di base gratuita per tutti i cittadini e contemporaneamente libertà di immigrazione e di cittadinanza rivolta al mondo intero.
Non occorre aggiungere altro.
Ma anche solo per questo bisogna mettere in conto che chi già aveva la categoria del sovranismo sul gozzo, non mancherà di inventarsi accuse completamente idiote di razzismo.
Miserie umane ed intellettuali che sarà bene mettere in conto fin da principio, facendosi forti dell'idea che se si vuol essere di sinistra allora si deve cercare di costruire la società più accogliente e solidaristica possibile, il che presuppone che purtroppo non tutto lo sia, e che senza un po' di sano realismo non si va da nessuna parte.
La lotta contro i potenti è difficile, la lotta contro il buon senso invece è solo inutile e ridicola.


Ragionevolezza non estremistica e non settaria:in una fase costituente di sinistra occorre evitare che problemi e argomenti che a qualcuno appaiono assolutamente cruciali diventino fonte di rottura perché altri danno invece ad essi meno rilevanza.
L'abilità politica in questo caso risiede nel saper compiere operazione di sintesi tra posizioni non del tutto coincidenti, o di integrazione di intere argomentazioni se esse non conducono ad una frammentazione del movimento costituendo.
Qualcuno sarà più sensibile di altri alle questioni ambientali, qualcun'altro sarà più sensibile di altri alla questione delle libertà civili. Ci vuol buonsenso nel cercare di venirsi incontro pur mantenendo qualche paletto fondamentale.
Qualche esempio concreto: non ritenere necessaria la possibilità per le persone omosessuali di contrarre matrimonio, e non ritenere necessario il darsi una legislazione sul fine vita che permetta a ciascuno di poter morire serenamente e senza sofferenze percepite come inutili dal proprio individuale e insindacabile punto di vista, non solo non è difendibile da sinistra ma è proprio una manifestazione di spirito reazionario/confessionalista/discriminatorio completamente antistorica.
Altra questione importante, soprattutto in questa fase, è non frammentarsi sui nominalismi.
In una fase storica, lo dico da comunista, nella quale i comunisti sono al gancio traino di eventi più grandi di loro e nella quale Marx viene rivalutato come profetico finanche dal Financial Times, mentre contemporaneamente la UE mette Keynes e non Marx di fatto fuorilegge - può non piacere ma è così - dividersi come tradizionalmente si è fatto in riformisti e rivoluzionari pretendendo che le due categorie rimangano tra loro non comunicanti non è neanche sciocco, è proprio ridicolo.
Tanto più che le basi teoriche delle ragioni di entrambe le parti vanno ri-portate continuamente all'altezza dei tempi, e qua pur senza rinnegare nulla c'è in ogni caso molto da svecchiare, sia che nativamente sia sia rivoluzionari, sia che nativamente si sia socialdemocratici o riformisti.
Questo percorso andrà fatto insieme, pena il rimanere relegati nella riserva indiana dell'irrilevanza politico-testimoniale.

Incompletezza:l'argomento dell'incompletezza si congiunge molto da vicino col precedente argomento del rifiuto del settarismo. Così come per qualcuno alcuni temi saranno più importanti di altri, come in parte già detto, alcuni altri temi mancheranno del tutto in un programma pur stilato con le migliori intenzioni e la massima serietà possibile e primo o dopo, inevitabilmente, qualcuno lo farà notare.
Siamo solo uomini e donne, imperfetti e limitati. Per quanto ci sforzeremo di essere seri e di darci vasti orizzonti, non potremo mai essere omnicomprensivi.
L'atteggiamento, in questo senso, è importante perchè in assenza nel programma di aspetti anche rilevanti, ciò non deve portare al rifiuto delle parti che vengano riconosciute come valide, ma a uno sforzo comune per il suo completamento con quelle parti che si faranno avanti segnalando una mancanza.

Implementabilità:Con ciò si intende che il programma deve potere essere la base argomentativa che costituisca la ragione profonda di politiche specifiche.
Sarebbe assurdo proporre un programma politico in cui si individua il sito dell'inceneritore di Vattelapesca, o il tracciato della nuova strada provinciale sp XYZ; però il programma deve potere fornire linee-guida per politiche attuabili sia per quel che riguara la gestione ecosostenibile dei rifiuti sia della gestione della rete infrastrutturale.
Ancora un esempio: quando chiediamo un'estensione dello stato sociale riteniamo che sia possibile elaborare politiche fiscali coerenti con questo obiettivo, e realizzabili. E dobbiamo saper argomentare perchè una proposta precisa sia effettivamente finanziabile, spiegando come.
Se parliamo di uscita dall'euro non potremo definire in anticipo quali saranno tutti i passaggi della gestione politica della transizione dall'euro ad una nuova divisa nazionale, semplicemente perchè nessuno ha la sfera di cristallo e la transizione sarà governata in inevitabili condizioni emergenziali.
Ma dobbiamo saper spiegare perchè l'uscita dall'euro non è un salto nel vuoto, cosa costa rimanerci dentro e cosa si può guadagnare uscendone in un determinato modo, e quali ancora sarebbe i costi uscendone in un determinato altro modo. Il discrimine tra le varie modalità possibili è di classe, evidentemente.
Bisogna infine saper prospettare tempistiche, che non saranno precise ma dovranno almeno essere realistiche, entro le quali si estinguerà la situazione emergenziale ed in nome di cosa e proponendosi quali obiettivi si vorranno utilizzare le ripristinate condizioni di sovranità, facendo analisi comprensibili e quanto più possibili circostanziate a prova della praticabilità del percorso.
L'UE può essere un inferno, ma se non si prospetta una alternativa concreta e praticabile sapendo descrivere dettagliatamente, non ci sarà mai una maggioranza elettorale che legittimi un salto nel vuoto dando, col voto, un mandato in bianco per non si capisce bene cosa.

Confrontabilità:
con quest'ultimo principio si intende che le singole scelte politiche compiute devono poter essere concretamente ed intituitivamente confrontate con la palese ratio di fondo del programma nel suo insieme.
"Il bene dell'umanità" non è un obiettivo confrontabile con un bel niente perché è troppo opinabile, generico e perchè chiunque può dire che lo sta perseguendo, anche soggetti che in contemporanea stiano realizzando progetti politici tra loro opposti.
"l'irrigidimento delle condizioni contrattuali del lavoro dipendente" è un principio verificabile e confrontabile con il senso generale del programma perché, in linea di massima, è chiaro se
un provvedimento vada in questa direzione o in direzione contraria.
Infine, sempre perchè siamo solo uomini e donne cioè tantissimo e pochissimo al tempo stesso, credo che in generale bisognerebbe rifuggire dal fare politica in nome di imperativi assoluti ed Assolute Verità Totalizzanti.
Diamoci obiettivi ambiziosissimi, ma facciamolo volando bassi.
Può sembrare un bell'esempio di contraddizione dialettica e invece, scusate il personalismo, è il fulcro del mio modo di vedere il mondo e ci tengo parecchio.
Espriamiamo pure un'idea profonda di umanesimo per la quale combattere, ma lasciamo le Verità Assoluta ai preti di ogni confessione.
La politica si deve occupare di ciò che è utile, giusto ed equo per soggettività ristrette e circoscritte sia come soggetto sociale, sia come soggetto storico in evoluzione entro archi temporali ben identificati.
Esiste un bene ed un giusto per specifiche realtà sociali, in epoche storiche specifiche.
Non sto affermando quindi che il "bene" non esista, ma che non esiste un "bene" che non sia circostanziato e circoscritto.
Mobilitiamoci quindi per beni e verità confrontabili con la nostra natura, soltanto umana, e lasciamo la pretesa di assolutizzare le nostre motivazioni alle nostre dimensioni private ed alla sfera della fede ( per chi ce l'ha. Non io, ad esempio ).
Un monito in tal senso: non timentichiamoci mai che ad Utøya anche Anders Breivik ha ucciso 77 ragazze e ragazzi, in maggioranza ancora minorenni, nella convinzione di farlo per "il bene dell'umanità".
Non era pazzo, era solo un razzista criminale.
Questo ricordo però ci da l'idea di quanto sfuggente e potenzialmente pericolosa, in politica, possa essere la presunzione di maneggiare il bene ed il male in termini totalizzanti, assoluti, astratti da tempi, modi, metodi e circostanze.
Essere ambiziosi, volando bassi.


Utøya
Ci sarebbe molto altro da dire ma non posso scrivere un trattato in un singolo post; seguirà quindi una Parte II.






mercoledì 6 gennaio 2016

Piano B, Parigi.

In Novembre mi son ritrovato a Parigi per prendere parte, per conto del Coordinamento Nazionale della Sinistra contro l'Euro, al summit per il piano B promosso dal Parti de Gauche e co-organizzato con Oskar Lafontaine, Jean Luc Mélenchon, Yannis Varoufakis, Stefano Fassina e Zoe Kostantopoulou.
Purtroppo la sera del mio arrivo cioè la sera precedente all'avvio dei lavori, Parigi è stata colpita dagli attacchi terroristici nei quali hanno perduto la vita oltre 120 civili e che hanno poi determinato la recrudescenza dell'attività militare francese in Siria e l'approvazione delle infami leggi sullo stato di emergenza.

Per evidenti motivi la conferenza pubblica, che doveva tenersi nelle aule dell'Istituto Pasteur, è stata annullata e rimandata a data da definirsi.
Dato che ero regolarmente registrato tra i partecipanti, gli organizzatori mi hanno scritto perchè hanno ridefinito una nuova data, verso la fine di gennaio.
In questa occasione non credo che potrò partecipare e spero che potrà recarsi a Parigi qualcuno dei miei compagni o compagne perchè, se le argomentazioni e le posizioni espresse sono per vari aspetti ancora insufficienti ( ma non per tutti i presenti, alcuni stanno proponendo delle elaborazioni di altissimo profilo con argomentazioni assolutamente esplicite. Uno su tutti l'economista e filosofo francese Frédéric Lordon del quale linko il blog http://blog.mondediplo.net/-La-pompe-a-phynance- ) il dibattito nella sinistra continentale si è veramente sbloccato ed ormai anche alle posizioni apertamente eurocontrarie è riconosciuto pieno diritto di cittadinanza, con interi movimenti politici anche elettoralmente rilevanti che si stanno riposizionando su posizioni almeno apertamente euroscettiche restituendo un senso ed un decoro alla pratica di un internazionalismo non fumettistico e non lasciando il monopolio della contestazione delle oggettive contraddizioni della UE alle destre scioviniste.

Purtroppo non ho avuto modo di pronunciare, se ve ne fosse stata la possibilità,  o di consegnare agli organizzatori, il mio discorso.
Ma voglio ugualmente condividerlo con voi, anche nella versione in inglese per la quale ho ricevuto il prezioso aiuto della compagna Beatrice Eleonora ( grazie! ).

Riparleremo anche dei contenuti del prossimo incontro di Plan B pour l'Europe, per il quale l'organizzazione ha preannunciato la presenza di numerosi importanti personaggi della sinistra, della politica e dell'accademia internazionale.

Al momento non anticipo ciò che mi hanno inviato in email riservata ma riporto il link ufficiale.
https://www.euro-planb.eu/?page_id=17&lang=fr

Segue il testo del mio discorso per Parigi, caratteristico perchè in un summit sull'Euro....io naturalmente ero andato per parlare esclusivamente di....democrazia.
Che ci volete fare, lo spirito del bastiancontrario cagacazzi in fondo non mi abbandona mai.
Spero che vi piaccia e spero anche nei costruttivi contributi/critiche dei lettori che passeranno di qui.


Spero prossimamente di riuscire a recuperare il discorso che preparai per la conferenza di Atene del 26-28 Giugno ad Atene http://www.antieu-forum.org/ nella discussione col giornalista greco Giannis Kibouropoulos e con Manolo Monereo, in quella circostanza in rappresentanza del Frente Civico Somos Mayoria ( credo che nel frattempo sia diventato deputato e sia capo del fronte eurocontrario all'interno di Podemos ), dibattito moderato dalla compagna Marianna Tsichli, giovane dirigente di Aras-Mars e nel frattempo tra i fondatori di Laiki Enotita per la quale è stata candidata nel colleggio di Atene B.

Qui la potete vedere come principale volto e voce narrante nello spot elettorale di Lae.
E stato ed è un onore impagabile essere parte di un movimento internazionale i cui componenti sono portatori di un così eroico coraggio.









Quella circostanza mi è rimasta particolarmente nel cuore, ed in quel frangente avevo preparato anche un discorso più vasto, preciso e puntuale.
Purtroppo ho vissuto una tragicommedia informatica ( son tecnoleso ) e il mio PC di allora è attualmente in disarmo.
Ma non dispero di ritrovare il file su qualche chiavetta, nel qual caso condividerò quello che forse è stato il mio miglior intervento pubblico.

Discorso plan B in Italiano

Care compagne e compagni,
ringrazio gli organizzatori, il Parti de Gauche, la Francia e Parigi, ed in particolare l’on Stefano Fassina per la splendida occasione che ci è stata offerta di portare la nostra opinione.
E’ cosa giustissima e che si attendeva da anni che finalmente si ragionasse razionalmente su queste tematiche, con razionalità, senza strali e scomuniche.
Noi siamo una nuova formazione che sta cercando di costituirsi in movimento politico e possiamo dire che nel nostro paese abbiamo cntribuito al formarsi di una nuova opinione sulla UE perchè da anni portiamo avanti questo dibattito.
Ringraziamo per l'opportunità che ci date  ma, costruttivamente, vogliamo fare una critica.
"l'euro, a quali condizioni", è una domanda malposta, dato che i costi oltre che esserepesantissimi sul piano economico, si pagano soprattutto sul terreno della democrazia.
Credo nessuno voglia affermare che la democrazia non debba più essere un diritto indisponibile.
Il che significa che nessun prezzo è accettabile; la risposta è NO, non pagheremo nessun prezzo per l’euro, e ciò non è negoziabile con nessuno dei principi democratici e dei diritti sociali conquistati dopo la seconda guerra mondiale.
Un errore che non si dovrebbe commettere è ritenere che l'Unione Europea fosse un bellissimo progetto che ora rischia di fallire perchè la si è dotata della moneta sbagliata o lo si è fatto prematuramente.
No, questa moneta era l'unica coerente e consequenziale a questa UE, che fin dall'inizio non è servita a niente altro che a lasciare ai popoli niente più che una scatola vuota delle proprie democrazie costituzionali figlie dell’antifascismo e della tragedia della seconda guerra mondiale. Spogliare i popoli delle proprie democrazie per poi metterli ferocemente in competizione gli uni con gli altri attraverso la scusa della unificazione più ipocrita e fasulla della Storia, nel segno del liberoscambismo e dell’ordoliberismo funzionalista.
"Quali le condizioni e quale il prezzo", chiede il titolo del tavolo. La risposta è semplice. La democrazia, questo è il prezzo dell'UE e quindi dell'€.
In Italia nel 1989 votammo un referendum consultivo per dare mandato a stilare un progetto di Unione Europea sul quale poi decidere.
Era solo consultivo, un mandato di esplorazione.
Nessuno ha mai visto un piano da discutere e valutare e soli 3 anni dopo si entrava senza colpo ferire nel Trattato di Maastricht.
La minestra era già pronta, cosa abbiamo potuto scegliere? Niente.
Nel 2005 si è cercato di varare una Costituzione Europea che sanciva solo i diritti economici delle corporations multinazionali e delle banche, in un linguaggio volutamente incomprensibile.
Referendum in Francia: bocciato.
Referendum in Olanda: bocciato.
Referendum in Irlanda: bocciato.
Seguono minacce di ritorsioni economiche all'Irlanda che viene fatta rivotare in modo che vinca il SI di stretta misura, ma intanto si giudica che la strada sia troppo farraginosa.
Quindi i tecnocrati della UE prendono il 98% di quella costituzione e la impacchettano nella forma di Trattato di Lisbona, nel 2007. Siccome in Europa in quel momento tutti i governi sono liberisti ( PSE? pretendono pure di chiamarsi socialisti.... ), il trattato passa ovunque senza discussione, saltando il passaggio del referendum.
Segue il trattato di Velsen di cui nessuno parla mai, ma che stabilisce per le basi dell'Eurogendforce prerogative di extraterritorialità paragonabili solo a quelle della base di Guantanamo. Cose da ditturatura, preparate in anticipo perchè "non si sa mai....".
Ma la deflazione e l'esplosione della disoccupazione rendono i governi instabili, fino al punto che non si trovano più maggioranze politiche disposte ad eseguire gli ordini nei paesi periferici. Occorre procedere istituendo protettorati.
Italia e Grecia a novembre 2011.
Due governi rimossi per via monetaria, insediando dei burocrati ex componenti della commissione UE ed ex dirigenti di banche d'affari, mai votati da nessuno.
Cipro 2013, primo colpo di stato per via monetaria.
Oggi fare i golpe coi generali con gli occhiali scuri e i soldati al passo dell'oca nelle strade non si fa più, al Capitale non conviene, e poi le coscienze si ribellerebbero.
Perchè usare i soldati quando basta un click da una stanza di quella istituzione golpista che ha sede a Francoforte?
Grecia, maggio-giugno 2015, secondo colpo di stato per via monetaria.
Il popolo dice di no, un leader della sinistra europeista smentisce il risultato del referendum per paura dell'unica conseguenza possibile, l'uscita dall'euro.
Insegnamento fondamentale: trattare avendo una sola opzione non è una trattativa, ma un inutile rito sacrificale.
Il risultato referendario viene stracciato in 12 ore, si rivota dopo due mesi per decidere la faccia di chi gestirà il memorandum più duro della storia. Un nuovo trattato di Versailles inferto al Popolo Greco inerme. La Storia non insegna nulla…
Infine il TTIP, un trattato economico di libero commercio che produrrà tremendi danni sullo stato delle nostre economie e democrazia, condotto con una trattativa segreta al punto che nemmeno i deputati europei possono accedere liberamente agli atti, prendere appunti, diffonderne i contenuti.
Non si tratta più di decisioni politiche, le grandi lobbies stanno utilizzando l'UE per prendere decisioni bypassando qualsiasi processo di decisione democratica.
Possiamo accettarlo? Possiamo mercanteggiare sul fatto di essere sottoposti ad un simile regime?
No, dobbiamo scegliere tra l'UE e la democrazia ed è ormai evidente che non esistono vie di mezzo.
Una volta si diceva che con le elezioni i popoli scelgono liberamente progetti politici.
Oggi si sceglie il proprio assassino e la lunghezza del coltello col quale si verrà sgozzati.
"Popolo, preferisci lama a taglio singolo o doppio?"
E questa cosa si può ancora chiamare democrazia?
Portogallo ultime settimane: un governo pro austerità perde la maggioranza nelle elezioni ma ad una coalizione contenente due sinistre euroscettiche che avrebbero una maggioranza parlamentare non viene dato il mandato per evitare di entrare in contrasto con la UE.
Che poi il governo di minoranza sia già caduto è un altro discorso.
Abbiamo in ogni caso un segnale di come si cerca di influire sulle elezioni.
Nel frattempo abbiamo 50 milioni di disoccupati nel continente, del welfare state che contraddistingueva il modello sociale europeo non resta quasi più nulla ovunque e sulla contraddizione dello spoglio della sovranità nazionale e quindi democratica e popolare, non contestata efficacamente da sinistra, le destre nazionaliste e scioviniste stanno andando a nozze.
E stiamo ancora qua a discutere di quale prezzo siamo disposti a pagare per tenere in piedi l'euro?
La realtà storica è la che la democrazia si esercita necessariamente in spazi circoscritti, quelli nei quali un demos si riconosca ed abbia una concreta possibilità di esprimersi ed organizzarsi.
Entro questo spazio il popolo sfruttato può rivendicare la propria emancipazione.
Ma non esiste un demos europeo e quindi non può esistere una democrazia europea.
Con l'unione europea il Capitale si è sottratto al conflitto col Lavoro, rendendo indefinito il luogo dello scontro, astraendosene, e questo ha reso incolmabile il proprio vantaggio fino a dissolvere la democrazia.
In queste condizioni il Lavoro è sottoposto all’arbitrio di un Capitale libero di agire da autocrate regnante.
Voi francesi sapete meglio di chiunque altro che le monarchie non si democratizzano dall’interno.
Il popolo si libera quando ai Re viene tagliata la testa.
E questo bisogna fare con l’Unione Europea, che peggio ancora di un regno è un impero.
Quindi come movimento politico la nostra convinzione è che la vera questione sia ripudiare l'Unione Europea per ricostruire le basi della democrazia, e la necessità di uscir dall'euro altro non è che una conseguenza ovvia del ripristino della democrazia.
Non si può negoziare sulla democrazia.
Se non saranno le sinistre ad impugnare questa battaglia, per ricostruire le nostre democrazie e rapporti di collaborazione tra stati fratelli e sovrani governati da popoli liberi, entro le quali ricostruire politiche di solidarietà, inclusione sociale ed anche accoglienza, la disgregazione avverrà in ogni caso.
Sarà differente la sua gestione, ad opera di movimenti nazionalisti, sciovinisti, xenofobi quando non peggio, i quali in ultima istanza scenderanno nuovamente a patti con gli interessi del grande capitale come già altre volte nella storia.
L'Europa ha già vissuto situazioni omologhe.
Non lasciamo che ancora una volta la Storia sia ottima maestra con pessimi allievi; impossessiamoci della battaglia per la sovranità e decliniamola in chiave democratica e popolare prima che sia troppo tardi.
A nome mio, del Coordinamento Nazionale della Sinistra contro l'euro e della associazione Ora Costituente, grazie.
Auguriamo a tutti un buono svolgimento dei lavori, e invitiamo tutti a ricordare che i tempi della storia sono stretti.


Speech plan BDear comrades,
I want to thank the people who organized this conference, the Parti de Gauche, Paris, all France and in particular Mr. Stefano Fassina, Member of the Italian Parliament, for the wonderful chance that we have been given to express our political opinion in this congress.
It is absolutely right to talk over these subjects in a rational way, without fighting one another and without repudiations of other’s points of view. We have been waiting for years for this opportunity to come up.
We are a new political formation that is trying to give birth to a political movement and we can proudly say that in Italy we have worked together to form a different opinion on the EU, since we have been carrying out the debates on this matter for years.
We thank you for the opportunity you give us but we would also like to expose some crucial points for improvement.
“Under which conditions do we have to use the Euro currency?” is a question that misses the real problem, as the costs weigh heavily on the principles of our democracies besides on our economic policies.
I believe that nobody wants to state that democracy is no more a right for people.
This means that democracy is not on sale and no price is acceptable; the answer is “no”, we will not pay any price to protect the existence of the Euro currency and this is not in exchange for any of our democratic principles or for any of the social rights conquered after the World War II.
We should not make the mistake of believing that the European Union is a beautiful project that runs the risk of failing because of the wrong currency or because we introduced this currency before the time.
No. This currency was the only coherent and consequential to this form of EU, which since the beginning served only to leave the people with nothing more than a state similar to an empty box. The democratic principle of the constitutions, coming from the tragedy of World War II and the fight against fascism, had been swept away. The people, deprived of their democracies, have been then put in competition the one against the other with the most hypocritical excuse in History: the excuse of the unification of countries under the sign of neo-liberalism and ordoliberalism.
“Under which conditions do we have to use the Euro currency and what is the price of this?” is the subject of this meeting. The answer is simple. Democracy is the price of the EU and thus of the euro currency.
In Italy, in 1989, we voted a referendum for a study towards the building of the European Union on which we would decide to adhere later.
It was only a consultative vote.
Nobody ever saw a plan to discuss or evaluate and in only three years we were signing the Maastricht Treaty without any resistance.
The soup was ready to be served at our table and what were we able to choose? Nothing.
In 2005 they tried to pass a European Constitution that would ratify only the economic rights of the multinational corporations and of the banks; the papers were voluntarily written in a incomprehensible language.
In France the referendum on this was rejected.
In Holland it was rejected.
In Ireland it was rejected.
What follows is the menace of economic retaliations against Ireland, where the people were compelled to vote again so to make the “yes” option win by a hair’s breadth. In the meantime the process is seen as too confused.
For this reason the technocrats of the EU take 98% of that constitution and shape the Treaty of Lisbon in 2007. Since at that time in all Europe governments were all liberalist (though members of PES claim to define themselves “socialists”) the treaty is approved everywhere without discussions and the referendums are skipped.
Then comes the Treaty of Velsen, of which nobody ever speaks, that establishes the grounds to build the Eurogendforce (European Gendarmerie Force) and arrogates itself the right to operate beyond the frontiers among the countries, which situation can be compared only to the one at Guantanamo Bay detention camp. These things only happen under dictators and they are prepared in advance because “you never know”.
Deflation and quick rise of the unemployment create political instability, till it becomes impossible to build political majorities willing to execute the orders in the European periphery countries. It is necessary to establish protectorates in these countries.
The process starts in Italy and Greece in November 2011.
In these countries two governments are removed through the use of the currency, and then some bureaucrats former members of the UE commission or former managers of banks are installed, who were never voted by anyone.
Cyprus, 2013: first coup d’état through the use of the currency.
Today military coup d’état done by generals wearing sunglasses with the help of soldiers marching with goosesteps on the streets is not fashionable anymore, it is not convenient for the Capitalists and the general conscience of the people could awake.
Why use soldiers when a click from that coupist institution with its main office in Frankfurt is enough?
Greece, between May and June 2015: second coup d’état through the use of the currency.
The people say “no”, a leader from the Europeanist left parties denies the result of the referendum for fear of the only possible consequence: the withdrawal from the eurozone.
The fundamental lesson of this story is that to negotiate having only one option in your hands is not a negotiation but a useless sacrificial rite.
The result of the referendum is destroyed in 12 hours, people have to vote again 2 months later in order to decide who will manage the heaviest memorandum in history. A new Treaty of Versailles is inflicted on helpless Greeks. History teaches nothing…
As an end of this scenario we have the TTIP, an economic free trade agreement that will produce enormous damages on our economies and democracies, which is secretly negotiated to the point that not even the European deputies have free access to the acts, can take notes or make the contents public.
It’s no more a matter of political decisions, big lobbies are using the EU to decide skipping any democratic process.
Can we accept this? Can we bargain about the fact of being subjected to such a dictatorship?
No, we have to choose between the EU and democracy and it’s now evident that there is no middle course.
Once they said that with the election people could choose political programmes and projects freely.
Today we choose our murderer and the length of the knife with which we will be slaughtered.
“People, would you prefer a single-edged blade or a double blade?”
Is it possible to call this democracy?
Portugal, the last few weeks: a government favourable to measures of austerity loses the majority during the elections but a coalition of two euro-sceptic left parties which had the parliamentary majority is denied the mandate to avoid contrasts with the EU.
The fact that the minority government has already fallen is quite a different matter.
In any case we have the signal of how they try to influence the elections.
In the meantime we have 50 millions of unemployed on the continent, the welfare state which was the mark of the social European model has almost disappeared everywhere and nationalist Right parties  are happy for the Left parties are not protesting strongly against the ousting of the national democratic sovereignty of the people.
Are we still here to talk about which price we are willing to pay to keep the euro currency alive?
History tells us that democracy is necessarily exercised in well-defined realities, those in which the so-called “demos” gains self-conscience and has the concrete opportunity to express oneself and to organize oneself as a group.
Within this space, a subjected people can gain its own emancipation.
The problem is that a European “Demos” does not exist and so a European democracy cannot exist.
With the European Union the Capital has withdrawn from the conflict with the Work, making the battlefield indistinct; this has made the gap between the two too big to be closed till the democracy has thawed.
Under these conditions the Work is under the decisions of a Capital free to act as an sovereign despot.
French people, you know better than anyone else that monarchies do not turn to democracy from within.
The people free themselves when Kings have their heads chopped off.
And this is what we need to do to EU, which being an empire is worse than a reign.
As a political movement we are convinced that the very issue is to refuse the EU to build new basis for democracy and the necessity to exit from the eurozone is nothing but an obvious consequence of the return to democracy.
We can’t negotiate on democracy.
The breakdown will happen in any case even if the Left Parties don’t join this battle to build our democracies again, together with relationships of collaborations with states governed by free people, in which it will be possible to constitute new politics based on solidarity, social inclusion and acceptance of migrants.
The administration of the situation will be different and it will be done by nationalist and xenophobic movements, which in the end will again come to terms with the interests of the great capital as it already happened in history.
Europe has already faced similar situation.
We don’t have to let History be a good teacher with bad students; let’s take possession of this battle for the sovereignty and turn it into a democratic and popular fight before it’s too late.
The Coordinamento Nazionale della Sinistra contro l’Euro, the association Ora Costituente and I would like to thank you for your attention.
We all wish you a good prosecution of the works and invite you all to remember that time in history elapses.