lunedì 20 marzo 2017

La situazione è tragica, ma con le scomuniche non ce la caviamo...

...anzi, facciamo il gioco del nemico.

Tra pochi mesi oltralpe votano per l'elezione del prossimo presidente della Repubblica Francese.
Questo importante avvenimento, per l'intera Europa oltre che per la sola Francia dato il notevole peso politico del governo di Parigi negli assetti europei, avviene in una fase critica; in un momento populista, in una fase di doppio movimento secondo Polanyi.
I popoli si stanno ribellando alle proprie élite sociali ed economiche, ai propri governi, alle narrazioni imposte a reti unificate che sono state la cornice ideologica di tutti i discorsi politici da almeno trenta anni in qua e stanno avendo luogo eventi di portata storica eccezionale.
Questa eccezionalità è una constatazione dell'entità dei fatti, non un giudizio di merito circa la loro qualità politica.
Purtroppo però la rivolta degli esclusi e degli sfruttati sta drasticamente orientandosi sul lato destro dello spettro politico con ad oggi tre sole eccezioni in Europa:
- la Grecia, dove però il governo Tsipras II ha oggettivamente abdicato di fronte al III memorandum della trojka e il paese ridotto allo stremo sta revocando in massa il proprio consenso al governo, secondo i sondaggi
- Il Portogallo governato dalla coalizione del socialista Sousa, che include nella propria maggioranza anche un 18% di seggi parlamentari suddiviso tra rappresentanti del Bloco de Esquerda e della coalizione chiamata CDU composta da Partito Comunista Portoghese e dai Verdi Portoghesi.
Un partito di impostazione culturale molto più moderna il primo, tendenzialmente europeista, ma riorientatosi su una strategia più articolata dopo la defezione del governo greco impostata come piano a/piano b; molto vecchio stile i secondi, in compenso portatori di un programma di una chiarezza estrema avendo preso i propri voti sulla parola d'ordine fuori dall'ue, fuori dall'euro, prima possibile.
- La Spagna, nella quale Mariano Rajoy è riuscito a reinsediarsi sulla poltrona di capo dell'esecutivo ma in coalizione spuria col Psoe e dove comunque i ceti popolari hanno ritrovato organizzazioni politiche di massa grazie alla nascita e alla crescita di Podemos e al nuovo corso della rinnovata IU guidata da Alberto Garzon Espinosa, tra loro alleati.
Gli esempi in senso contrario sono però più numerosi. Non poco più numerosi.

L'orientamento a destra della protesta ha trovato una plateale dimostrazione con l'elezione di Trump, qualcosa di simile è accaduto nella campagna per il Leave in UK nella quale sono state presenti anche parti di sinistra e di sindacato ( e che ho moralmente supportato. Senza l'ombra di un rimpianto, fossi stato cittadino britannico, avrei a mia volta votato Leave ) ma che ugualmente ha trovato guida in parte del partito conservatore e in Ukip, e questo sta accadendo nelle intenzioni di voto in quasi tutti i paesi europei.

I motivi sono numerosi e potremmo enumerarne alcuni, anche se sicuramente essi non sono ancora esaustivi. Tra questi:
a) la conversione dei partiti di massa, socialisti e socialdemocratici, ai paradigmi dell'ordoliberismo, del liberoscambismo puro ed alla narrazione ideologica cosmopolita, da sempre alla portata dei soli ceti privilegiati perché per internazionalizzarsi bisogna saper parlare bene le lingue e avere professionalità preziose e ricercate da vendere, insomma prerogativa e qualità elitarie.
Piaccia o meno la larga maggioranza dei popoli è composta da persone per le quali un ben preciso radicamento geografico è necessitato e lo sradicamento, laddove per il capitale è massima espressione della sua forza, è invece per gli individui la più dura manifestazione della loro debolezza: tranne gli appartenenti alle élite che emigrano con soddisfazione per rincorrere le proprie ambizioni, le persone normali lo fanno perché sono costretti da circostanze e problemi soverchianti.
Credo si debba essere sempre precisi. L'idea di Stato ultraleggero, che resta completamente fuori dall'economia, della prosperità perseguita attraverso la leggenda del trickle down e del liberoscambismo puro, è un'idea prevalentemente anglosassone che affonda le proprie radici, tra le altre cose, anche nella tradizione giuridica del Common Law e nella prassi che ne discende secondo la quale al privato è tutto permesso tranne ciò che è esplicitamente proibito.
Nell'Europa continentale, nella quale la tradizione giuridica del Civil Law discende dal diritto romano è, al contrario, permesso ciò che è normato ed è permesso unicamente nelle forme in cui è normato mentre è proibito il resto.
Su questa tradizione si innesta molto meglio il modello dell'ordoliberalismo germanico; un modello di stato iperpresente e ipernormatore, ma nel ruolo esclusivo di guardiano notturno degli interessi di lorsignori.
Non un anglosassone lasciar fare, ma uno stato che fa propri i principi del liberismo e ti perseguita giorno e notte per importeli. Non uno stato leggero e assente quando piuttosto uno stato ipernormativamente assente e sadicamente aguzzino.
In pratica un neoliberismo in versione kapò.
b) La confusione delle sinistre più radicali, ancora spesso balbettanti dopo otto anni di crisi salvo purtroppo poche lodevoli eccezioni, che:
- per malintesi ideologici,
- involuzione culturale dei propri paradigmi ripetuti spesso in maniera astoricizzata e dogmatica,
- involuzione delle proprie strutture e dei propri quadri che spesso si sommano a opportunismi politici di pochissimo respiro per ottenere incarichi pubblici,
- elezioni e prebende in alleanza con le sinistre social-liberiste di cui sopra o semplice paura di realizzare una lotta di egemonia sui temi critici per timore di essere confuse con le destre,
insistono nel non prendere posizioni chiare e definite né sulla globalizzazione né sulla crisi europea.
c) Smobilitazione della partecipazione popolare non solo nei confronti dei partiti di sinistra ma anche degli apparati sindacali, a causa di un progressivo sgretolamento della credibilità anche di questi ultimi, in particolar modo in Italia.
Tre ore di sciopero per l'approvazione del Jobs Act e manifestazione il sabato? Nulla di nulla durante il governo Monti? Se i ceti popolari sono scappati dal PD e relativi reggicoda sono, spesso, non di meno scappati anche dal sindacato che non lotta quando a massacrare i lavoratori sono i governi amici targati, o retti, dalle maggioranze parlamentari targate PD.
Questo senza nemmeno citare le sconcezze varie assortite a cavallo tra cogestione finanziaria-sindacale dei fondi pensione privati, enti bilaterali, la conversione delle strutture sindacali dal ruolo di rappresentanza e organizzazione del conflitto al modello di mera impresa di fornitura di servizi, come i caaf, che per altro anche l'iscritto paga cari quasi quanto il commercialista pur dopo aver versato mensilmente le proprie quote e potrei continuare facendo l'esempio di abuso all'interno delle stesse strutture sindacali anche di lavoro precario e voucher.
Oramai quando i baroni della trimurti confederale dicono di stare dalla parte dei lavoratori il sentimento del popolo oscilla tra la voglia di mettersi a ridere e quella di tirargli dietro dei sanpietrini, e non senza motivo.
d) Atomizzazione e disintermediazione sociale generalizzata che incentiva la ricerca di salvezze individuali invece che collettive declinate in chiave puramente egoistica.

Da questa tragica situazione certamente non usciremo senza ricostruire strutture di rappresentanza democratiche e popolari, tanto politiche quanto sindacali e associazionistiche, che si incarichino di difendere i legittimi interessi degli sfruttati, degli impoveriti e di tutta la gente comune che fa lavori comuni e subisce il non avere potere contrattuale dalla parte del manico.
Lo si dovrà fare declinando le proprie istanze in una chiave democratica, solidaristica, votata alla pace nella gestione delle relazioni estere e inclusiva su basi etnico/culturali.
Questi strumenti al momento, purtroppo, non sono a nostra disposizione e vanno ricostruiti praticamente da capo.
Occorre però mettersi in testa che in questa cornice di ribellione dei popoli non argineremo lo sfondamento a destra illudendoci di potergli sbarrare la strada con le scomuniche o con la retorica dei buoni sentimenti.
Il Front National ha ormai assorbito buona parte dei ceti popolari, gli operai, le aree rurali; ha inglobato consistentissima parte di quello che fu l'elettorato del PCF, il simulacro di partito comunista ancora esistente che altro non è capace di fare che reiterare il proprio ruolo ancillare nei confronti del Partito Socialista di Hollande, padre della Loi Travail imposta bypassando il voto parlamentare.
Qualcuno crede forse che stigmatizzando queste persone come rossobruni, fascisti, populisti, rozzi villani, si possa arginare alcunché?
In epoca di spoliticizzazione di massa, sentir gridare al lupo al lupo, smuove soltanto le coscienza di 14 militanti consapevoli ancora in circolazione e a maggior ragione, al povero cristo che non riesce e mettere insieme il pranzo con la cena e convive con la frustrazione di figli almeno diplomati che non riescono a trovare un lavoro e farsi una vita, non gliene frega proprio un cazzo!
Suvvia, questa baggianata della pretesa di arginare i populismi di destra sventolando la spettro del fascismo è semplicemente ridicola, tragicamente ridicola: chi deve mettere insieme il pranzo con la cena e spera che i propri figli non restino disoccupati a vita, non ha tempo da perdere con queste seghe mentali da militanti di una sinistra completamente ripiegata su sé stessa che, per continuare serenamente a non fare i conti coi propri fallimenti, rinuncia a cercare di interpretare un ruolo egemone nella società e si illude di salvarsi la coscienza solo occupandosi della presunta purezza all'interno dei propri residuali ranghi.
Riporto le agghiaccianti immagini che mostrano la distribuzione del voto al FN e la distribuzione della disoccupazione sul territorio nazionale.
La sovrapponibilità delle due immagini è impressionante e chi crede che da tutto questo ci si possa salvare con quattro scomuniche moralistiche e tre discorsetti sulla purezza ideologica della sinistra valutata in termini astratti, senza prendersi la responsabilità di mettere le mani nella merda e riconquistarsi la fiducia del popolo, è molto semplicemente un ciarlatano.

disoccupazione in Francia
distribuzione del voto al Front National alle ultime cantonali


Ciò tuttavia non significa che si debbano fare concessioni a ciò che è e resta destra radicale, da combattere e contrastare senza se e senza ma.
Dobbiamo maturare la consapevolezza del fatto che l'unico modo per rappresentare i ceti popolari e arginare lo sfondamento a destra è essere metodologicamente seri ed analitici e studiare a fondo un fenomeno che ha portata continentale come premessa indispensabile al non agire a casaccio.
Bisogna capire perché, da una parte, anche se ha conquistato consistentissima parte dell'elettorato tradizionalmente di sinistra, il Front National resti un partito radicalmente di destra e insieme capire dall'altra parte del problema quali elementi spingano le persone a votarlo e cosa si dovrebbe trovare il coraggio di proporre per contendere alla destra il campo e far ritrovare ai ceti popolari uno sbocco politico se non immediatamente socialista almeno democratico, non autoritario e non xenofobo.

Per farsene un'idea precisa può esserci d'aiuto studiare analiticamente e rigorosamente il documento programmatico che costituisce la piattaforma della campagna presidenziale di Marine Le Pen, di cui il sito Voci dall'Estero ha appena proposto una traduzione.
Purtroppo non conosco il francese quindi farò riferimento a quest'ultima commentando in rosso i 144 punti del programma evidenziando come e perché, a mio giudizio, stiamo parlando di una destra radicale ( che ricicla al proprio interno anche dei fascisti, senza però essere nel proprio insieme un fascismo ) ma evidenziando anche il lato scomodo della questione, ovvero quegli elementi programmatici oggettivamente attraenti per i lavoratori abbandonati allo shock da globalizzazione e alla deflazione provocata dall'eurozona; argomenti non di destra, anzi in molti casi naturalmente includibili in una strategia di sinistra, rispetto ai quali per opportunismo, vendutismo, impreparazione grossolana o ignavia, da troppo tempo le sinistre latitano.
Lo scopo è misurarsi con le contraddizioni storiche oggi sul tavolo e capire quale debba essere il terreno di lotta e gli argomenti di contesa che una compagine popolare e democratica deve affrontare oggi, in Francia come nel resto d'Europa, per tornare a rappresentare i lavoratori e arginare derive autoritarie e/o incivili.

  1. UNA FRANCIA LIBERA
 RESTITUIRE ALLA FRANCIA LA PROPRIA SOVRANITA’ NAZIONALE. 
VERSO UN’EUROPA DELLE NAZIONI INDIPENDENTI AL SERVIZIO DEI POPOLI 

  1. Ritrovare la nostra libertà e il controllo sul nostro destino restituendo al popolo la sua sovranità (monetaria, legislativa, territoriale, economica). Per questo, intavoleremo una trattativa con i nostri partner europei, che sarà seguita da un referendum sulla nostra appartenenza all’Unione europea. L’obiettivo è arrivare a un progetto europeo rispettoso dell’indipendenza della Francia, delle sovranità nazionali e che serva gli interessi dei popoli.
Questo avrei potuto scriverlo serenamente anche io.
Tipicamente se fai una simile affermazione per i rosè sei già rossobruno, ma per quanto mi riguarda me ne farò serenamente una ragione. 

Della sovranità nazionale non faccio una mistica né un fine; per me è uno strumento per il Front National non solo e mostrerò in seguito perché, tuttavia delle parole non si può e non si deve avere paura.
Per me la sovranità nazionale è la premessa dell'autodeterminazione del popolo e lo spazio politico, sociale, giuridico, geografico, entro il quale concretamente la sovranità popolare si può esercitare.
Se qualcuno crede di poter esibire casi storici concreti nei quali un popolo libero, che si governasse democraticamente, ha potuto essere politicamente e giuridicamente sovrano senza avere uno stato sovrano entro il quale esserlo, son curioso di valutare esempi concreti.

In tanti anni che pongo questa domanda nessuno è ancora riuscito a darmi una risposta a meno di non fare riferimento a tribù con stili di vita premoderni...
RIFORME ISTITUZIONALI: RIDARE LA PAROLA AL POPOLO
E STABILIRE UNA DEMOCRAZIA DI VICINANZA.


  1. Indire un referendum di revisione costituzionale e vincolare a referendum popolare tutte le future revisioni della Costituzione. Allargare il campo di applicazione dell’art. 11 della Costituzione.
Giusto il referendum sulla legge fondamentale, critico il passaggio successivo. Dato che l'articolo 11 della Costituzione Francese recita:
"Art. 11. - Il Presidente della Repubblica, su proposta del Governo durante le sessioni, o su proposta congiunta delle due Assemblee, pubblicata nel Journal officiel, può sottoporre referendum ogni progetto di legge concernente l'organizzazione dei pubblici poteri, comportante l'approvazione di un accordo della Comunità o tendente ad autorizzare la ratifica di un trattato che, senza essere contrario alla Costituzione, potrebbe avere incidenza sul funzionamento delle istituzioni. "
abbiamo qua un brutto esempio di moderno cesarismo o
bonapartismo, un ulteriore esempio di accentramento di poteri sulla figura del Presidente della Repubblica, in una assetto istituzionale già fin troppo sbilanciato in tal senso. Un leader forte, ancor più forte di quanto già non lo sia in base alla costituzione del '58 voluta da De Gaulle che, non dimentichiamolo, fu frutto di un golpe bianco ed era giustificata dalla necessità di fronteggiare la fine del colonialismo, il collasso del sistema politico e il terrorismo dell'OAS fiancheggiato da consistente parte delle forze armate oltre che capeggiato dal generale Salan.

  1. Permettere la rappresentatività di tutti i Francesi, attraverso il sistema elettorale proporzionale. All’Assemblea Nazionale vigerà il sistema proporzionale, con un premio di maggioranza del 30% dei seggi per la lista più votata ed uno sbarramento al 5%.
con un premio di maggioranza del 30% alla lista di maggioranza relativa, un Front National al 27% come lista che sopravanzi anche solo di una frazione percentuali il secondo arrivato prenderebbe il 57% dei seggi.
La ratio è sempre il cesarismo/bonapartismo del punto precedente. Palesemente è una truffa autoritaria. Con un premio di maggioranza di tale entità parlare di sistema proporzionale è una truffa bella e buona.





4. Abbassare il numero dei deputati a 300 (contro i 577 attuali) e il numero dei senatori a 200 (contro i 348 di attuali).

Ridurre la rappresentatività del popolo nelle istituzioni non è mai popolare, anche se il pessimo livello della classe politica può legittimare tale scelta. Renzi docet.
In questo caso il populismo non è interpretato come veicolo di una istanza popolare ma, cavalcando il sentimento antipolitico, di fatto mira a rendere la casta politicante più autoreferenziale.


  1. Creare un vero referendum d’iniziativa popolare, su proposta di almeno 500.000 elettori.
  2. Mantenere solo tre livelli di Amministrazione pubblica in luogo dei sei attuali: Comuni, Dipartimenti e Stato. Questa riforma sarà garanzia di:
  • semplificazione (eliminazione di sovrapposizioni e ripartizione chiara delle competenze);
  • vicinanza (dando più peso agli eletti che i Francesi conoscono, come i sindaci);
  • contenimento dei costi(in particolare sulle indennità degli eletti e i costi di funzionamento). Questo permetterà rapidamente un abbassamento delle imposte locali.
Valorizzare di conseguenza il ruolo e lo status dei sindaci delle piccole e medie comunità.

Nulla da ridire.

RIPORTARE LA FRANCIA A ESSERE UN PAESE DI LIBERTÀ

  1. Garantire la libertà di espressione e le libertà digitaliattraverso la loro iscrizione tra le libertà fondamentali protette dalla Costituzione, ma rafforzando la lotta contro il cyber-jihadismo e la pedo-criminalità. In parallelo, semplificare per coloro che ne sono vittime le procedure per riconoscere la diffamazione o l’ingiuria.
    Una cosa giusta affiancata dall'ossessione anti-islamica, ci torneremo
  2. Emettere un atto istituzionale a tutela della protezione dei dati personali dei francesi, in particolare attraverso l’obbligo di archiviazione di questi dati su server localizzati in Francia.
    Ok
  3. Difendere i diritti delle donne: lottare contro l’islamismo che limita le loro libertà fondamentali; mettere in campo un piano nazionale per l’uguaglianza salariale donna/uomo e lottare contro la precarietà professionale e sociale.
    I datori di lavoro che, anche in Francia, pagano le donne meno, non limitano la loro libertà? La cultura della Chiesa Cattolica anche in Francia non legittima questa pratica? La seconda parte dell'articolo però è una cosa ovvia anche per qualsiasi partito di sinistra.
  4. Assicurare il rispetto della libertà di associazione entro i soli limiti richiesti dall’ordine pubblico e sostenere le piccole strutture associative culturali, sportive umanitarie, sociali, educative ecc., che animano la vita dei nostri territori. Instaurare una vera libertà sindacale attraverso la soppressione del monopolio di rappresentatività e correggere la vita sindacale con un controllo pubblico del finanziamento ai sindacati.
    Né sindacato unico, né controllato dal governo, pluralismo sindacale, trasparenza di finanziamento. Ok.
  5. Garantire la libertà di istruzione dei propri figli, ma monitorando più strettamente la compatibilità degli insegnamenti dispensati negli istituti privati con i valori della Repubblica.
    Da sinistra normale sarebbe puntare sul potenziamento dell'istruzione pubblica, ma qua nulla di grave.
  6. UNA FRANCIA SICURA
    La sicurezza non è di destra, possono esserlo i modi per perseguirla.
    Anche su questo tema la sinistra dovrebbe uscire dai propri quattro luoghi comuni petalosi in croce.
    Le persone la sicurezza la vogliono, il problema è dargliela senza ricorrere ai decreti Minniti o al Front National.
    Ah, comunque, sulla predica di chi inseguirebbe la destra sui suoi temi, piddini e reggicoda devono solo stare zitti dopo le recenti alzate d'ingegno del LORO ministro degli interni, per altro approvate in parlamento col voto e il plauso della Lega.

    RISTABILIRE L’ORDINE REPUBBLICANO E LO STATO DI DIRITTO DAPPERTUTTO E PER TUTTI

  7. Ristabilire la sicurezza, garantendo la protezione delle libertà individuali.
    Questo ordine pubblico, oltre alla questione musulmana, sta diventando un po' un'ossessione...sembra quasi che in fondo in fondo un bello stato di polizia non dispiacerebbe.
  8. Potenziare in modo massiccio le forze dell’ordine: nel personale (piano di reclutamento di 15.000 poliziotti e gendarmi) nei materiali (modernizzazione degli equipaggiamenti, dei commissariati e delle caserme, adattamento delle dotazioni alle nuove minacce), ma anche moralmente e giuridicamente (soprattutto per la presunzione di legittima difesa). Garantire lo status militare dei gendarmi.
    Quod erat demonstrandum
  9. Focalizzare l’attività di polizia e gendarmeria sulla loro missione di sicurezza pubblica, liberandole da incombenze burocratiche e amministrative.
    Aridaje...
  10. Mettere in campo un piano di disarmo delle periferie che lo richiedono e ristabilire la presenza dello Stato nelle aree fuori controllo.Sorvegliare i 5. 000 capi delle bande delinquenti e criminali identificate dal ministero dell’Interno. Al fine d’impedirne la ricostituzione, aggiungere alla condanna penale l’ingiunzione civile di allontanamento.
    Diamogli occupazione, magari non delinquono. Ma abbiamo capito, ormai, il refrain.
  11. Ristabilire i servizi di intelligence localiper lottare contro i traffici criminali.
    I servizi segreti pure locali? E una webcam dentro ciascun WC no?
    Premi civici a chi fa la spia? La delazione come valore?
    Stiamo capendo perché radicalmente di destra? Legge e ordine in modo niente affatto garantista. Un partito con una prospettiva ideale da questurini con manie di grandezza.
    Abbastanza per parlare di fascismo?
    Non direi proprio. Ma si tratta ugualmente di una gigantesca schifezza.


    UNA RISPOSTA PENALE FERMA E RAPIDA


  12. Applicare la tolleranza zero e togliere di mezzo il lassismo giudiziario con l’abrogazione delle leggi penali lassiste (come la legge Toubira), il ripristino delle pene minime e la soppressione della remissione automatica delle pene.
    Quod erat demonstrandum
  13. Lottare contro la delinquenza minorile responsabilizzando i genitori con la soppressione del versamento degli aiuti sociali ai genitori di minori recidivi in caso di carenza educativa manifesta.
    Quod erat demonstrandum con patate.
  14. Istituire un ergastolo reale non riducibile per i crimini più gravi.
    Quod erat demonstrandum con pomodorini.
  15. Creare 40.000 posti supplementari nelle carcerientro 5 anni.
    Quod erat demonstrandum con pomodorini, capperi e olive.
  16. Ristabilire l’espulsione automatica dei criminali e dei delinquenti stranieri. Stipulare accordi bilaterali che permettano che gli stranieri condannati scontino le loro pene nei paesi d’origine.
    Quod erat demonstrandum ( comincio a non poterne più )
  17. Riportare sotto il controllo del ministero dell’Interno l’amministrazione penitenziaria e rafforzare la raccolta di informazioni sui detenuti.
    Quod erat demonstrandum ( è un'ossessione. Ai tordi completamente impolitici, quelli che W anche il FN purché ci levi dalle palle l'UE, magari sta cominciando a venire un dubbio, perché non vorrei dire.....ma un sistema ti questo tipo è gestito in modo non troppo dissimile sul piano della giustizia e della sicurezza pubblica da quei regimi che venivano puntellati e tenuti in piedi dall'OVRA o dalla Stasi. E non sto mettendo fascismo o socialismo reale sullo stesso piano, ma il '900 di brutture ne ha mostrate da entrambi i lati, a differenza di altri lo riconosco. Ecco, magari invece di gridare al fascismo al fascismo, il che è palese forzatura, con riferimenti specifici sarebbe meglio parlare di Stato di polizia.
  18. Aumentare l’organico dei magistrati, soprattutto con reclutamento esterno. Al fine di rompere con la cultura del lassismo, sopprimere la Scuola Nazionale di Magistratura e creare una filiera di formazione comune alle carriere giudiziarie (con delle scuole di applicazione).
    Quod erat demonstrandum one more time.
    Si consideri in generale che sempre per via di come è nata la costituzione francese del '58, la Francia in realtà come stato diritto è molto debole. I magistrati dipendono dal governo.
    Pessima cosa in uno stato di diritto. Il diritto penale francese è già ora estremamente forcaiolo e per niente garantista. Qua si pretende un giro di vite.
    Sembra quasi Minniti che scavalca a destra la lega sulla gestione dei flussi migratori.
    Le sinistre minimamente realistiche infatti su questo vanno, giustamente, in senso opposto.
    Mélenchon ad esempio vuole la VI Repubblica proprio per rimettere mano a questi problemi di impianto costituzionale.
    Hamon e il PS tacciono, perché una costituzione autoritaria gli serve ad implementare la governance europea come hanno appena fatto con la Loi Travail.
    La Le Pen invece di autoritarismo ne vuole di più, indipendentemente dai desiderata espressi lungo l'asse Bruxelles-Francoforte-Berlino.


    RISTABILIRE FRONTIERE DI PROTEZIONE E FERMARE L’IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA


  19. Ristabilire le frontiere nazionali e uscire dallo spazio Schengen (per i lavoratori frontalieri sarà stabilito un permesso speciale che agevoli loro il passaggio). Ricostituire gli effettivi soppressi nelle dogane con il reclutamento di 6.000 agenti durante il quinquennio.
    Da Schengen uscirei anche io. Ma si tratta di una questione di controllo sulla mobilità di merci, capitali, servizi. Per le persone si possono sempre fare trattati bilaterali tra stati: in Europa si circolava senza passaporto fino al 1914, per dire. Fin qui, quanto espresso nel programma, lo si potrebbe dire anche da sinistra, il problema è il seguito.
  20. Rendere impossibile la regolarizzazione o la naturalizzazione degli stranieri in situazione illegale. Semplificare e automatizzare la loro espulsione.
    Come si fa a regolarizzarsi se non presentando apposita richiesta, non essendolo in partenza? Ma se non puoi farlo? Cos'è il comma 22 delle Sturmtruppen?
    Chiunque sia pazzo può chiedere di essere esentato dal servizio militare, ma chi chiede di essere esentato dal servizio militare non è pazzo.
    Un conto è gestire, anche restrittivamente ( non sono un no-border ) l'immigrazione, un conto è creare paradossi per poter procedere ad espulsioni indiscriminate.
  21. Ridurre l’immigrazione legale a 10.000 unità all’anno. Mettere fine all’automatismo dei ricongiungimenti familiari così come all’acquisizione automatica della nazionalità francese per matrimonio. Eliminare le azioni che fomentano l’immigrazione.
    Regolamentare l'immigrazione per motivo economico procedendo per quote è una cosa, fissare una quota in termini assoluti non tenendo conto della distinzione in richiedenti asilo, rifugiati, semplici immigrati, potrebbe voler dire sbattere la porta in faccia e esuli per guerra o discriminati politici.
    Sui ricongiungimenti familiari invece si tratta di una leva per cacciare chi è già qui regolarmente.
    Vuoi rivedere tua moglie e i tuoi figli? Tornatene a casa tua, negro! ( o musulmano, o muso giallo, o quello che volete voi )
  22. Eliminare lo ius soli: l’acquisizione della nazionalità francese sarà possibile unicamente attraverso la filiazione o la naturalizzazione, le cui condizioni saranno rese inoltre più restrittive. Sopprimere la doppia nazionalità extra-europea.
    Stessa ratio di cui sopra.
  23. Ritornare allo spirito iniziale del diritto d’asilo che potrà essere accordato solo a fronte di domande depositate presso ambasciate e consolati francesi nei paesi d’origine o nei paesi limitrofi.
    Se hai la guerra in casa o sei un oppositore di una dittatura e ti stanno cercando, potresti non fare in tempo a presentare scartoffie nel rispetto di una precisa e codificata procedura burocratica.
    Qua siamo sempre nella logica di Ponzio Pilato: crepa a casa tua e non rompere il cazzo a casa mia, la nostra legge è: ce ne laviamo le mani.
    Siamo fuori da una logica, pur restrittivamente regolazionista ma umanitariamente accettabile, di gestione dell'immigrazione. Qua siamo in territorio destra radicale, xenofobia di facciata e razzismo di fondo consequenziali alla logica etnoregionalista e alla dottrina del differenzialismo culturale che FN eredita dalla nouvelle droite da De Benoist e dal centro studi Greece in qua: nuovi abiti più presentabili per una attitudine discriminatoria che viene da lontano.
    Destra radicale, per il fascismo non basta ancora, perché per quello occorre anche una pura concezione organicistica del corpo sociale, il congelamento delle tensioni sociali e di classe e l'abolizione dell'ascensore sociale attraverso un rigidamente normato corporativismo e il partito organizzato in milizia.
    Non è giustificazionismo, è che le parole hanno un peso, e se realmente fosse fascismo a viso aperto allora bisognerebbe far fronte unito e votare anche Hollande o Fillon ( o in Italia Renzi ) senza troppo storcere il naso, inneggiando alle fantastiche sorti progressive della UE. Ma così non è.


    SRADICARE IL TERRORISMO E SPEZZARE LE RETI FONDAMENTALISTE ISLAMICHE


  24. Interdire e sciogliere tutte le organizzazioni legate per loro natura al fondamentalismo islamico. Espellere tutti gli stranieri collegati al fondamentalismo islamico , soprattutto le schede S (schede segnaletiche concernenti la sicurezza dello Stato ndt).
    Capiamoci, nemmeno io vorrei salafiti, quaedisti o affiliati all'Isis nel mio paese. Ma chi lo è non va in giro con "Isis" tatuato in fronte. O discrimini a priori, o gestisci l'ordine pubblico a posteriori cercando di prevenire ( i servizi segreti servono a questo ).
    Certo se la Francia smettesse di fare del colonialismo in paesi musulmani e desse un lavoro degno agli immigrati di seconda generazione che son li per via del pregresso colonialismo, tutto sarebbe più semplice.
    Ma se sei sciovinista un simile dettagliuccio storico tendi a non notarlo.
  25. Chiudere tutte le moschee estremiste recensite dal ministero dell’Interno e vietare il finanziamento straniero dei luoghi di culto e del loro personale. Vietare tutti i finanziamenti pubblici (Stato, collettività territoriali) dei luoghi di culto e delle attività di culto.Chi decide cosa sia "estremista"? Mica scrivono "Isis" sulla facciata. Come sopra. Discriminazione mascherata da sicurezza.
  26. Lottare contro le reti jihadiste: disconoscimento della nazionalità francese, espulsione e interdizione dal territorio per tutti coloro con la doppia cittadinanza legati a una rete jihadista. Applicare l’articolo 441-4 del codice penale sull’intensa col nemico, mettere in detenzione preventiva tutti gli individui di nazionalità francese in collegamento con un’organizzazione straniera che provochino atti ostili o aggressioni contro la Francia e i francesi. Redigere delle liste di queste organizzazioni.
    Schedare i sospetti è normale in qualsiasi paese. Ma la cittadinanza non si può revocare, un paese può condannare chi delinque, non misconoscerlo. Propaganda de panza.
  27. Ristabilire l’indegnità nazionale per gli individui colpevoli di crimini e delitti legati al terrorismo islamista.
    E un terrorista francese, invece, è degnamente francese?
    C'è chi è uomo, se sei musulmano lo sei un po' di meno.
    Brutta roba. Certo va detto, lo pensa anche mia suocera. Che vota il PD, ma è bigotta e va a messa tutti i giorni.
  28. Rafforzare i servizi d’informazione interni ed esteri con mezzi e uomini. Creare un’agenzia unica di lotta al terrorismo collegata direttamente al Primo Ministro, incaricata dell’analisi delle minacce e della coordinazione operativa.
    Aridaje co' 'sti sbirri.
    La sicurezza è pace sociale, stato sociale, benessere; non solo ronde e manganello.

    III. UNA FRANCIA PROSPERA
    UN NUOVO MODELLO PATRIOTTICO A FAVORE DEL LAVORO​

    1.  Stabilire un piano di reindustrializzazione nel quadro di una cooperazione che associ l’industria e lo Stato-stratega per privilegiare l’economia reale contro la finanza speculativa.
      Questo dovrebbe dirlo qualsiasi sinistra, da riformista a rivoluzionaria, che si rispetti.
      Il problema è che se per farlo devi chiedere i soldi in prestito alla BCE e la Germania non vuole concorrenti, stai parlando di niente. Occorre un paese pienamente sovrano per certi propositi, milioni di lavoratori e lavoratrici lo hanno capito, ed è qui che il FN comincia a far polpette della sinistra. ( e ci riesce per colpa della inconsistenza analitica e progettuale della sinistra )
    2. Sostenere le imprese francesi contro la concorrenza internazionale sleale con la creazione di un protezionismo intelligente e il recupero della moneta nazionale adatta alla nostra economia, leva della nostra competitività.
      Idem come sopra.
    3. Per assicurare la protezione dei consumatori e una concorrenza leale, vietare l’importazione e la vendita di prodotti provenienti dall’estero che non rispettino le norme imposte ai produttori francesi. Parallelamente, sostenere il “Made in France” con un’etichettatura obbligatoria, chiara e trasparente sull’origine di prodotti e alimenti commercializzati in Francia.
      Idem come sopra. Il commercio, da sinistra, deve essere SEMPRE considerato come condizionato a precisi parametri di carattere politico: se non ci sono frontiere a merci e capitali si è soggetti a subire senza mediazione o possibilità di intervento qualsiasi sorta di dumping sociale, salariale, ambientale, fiscale, importato. Ci si mette in competizione non mediata con chi sfrutta la schiavitù o inquina senza remore, coi paradisi fiscali, senza da un lato alleviare la condizione degli schiavi e lasciando dall'altro lato disintegrare qualsiasi speranza di solidarismo concreto rispetto al proprio modello sociale interno.
      La gente lo capisce.
      Solo la sinistra liberoscambista-liberista non ci arriva. E infatti i lavoratori non la votano e fanno pure bene, perché sono i servi sciocchi dei padroni e fanno i cosmopoliti col culo e il posto di lavoro degli altri.
      Mélenchon, in modo assolutamente corretto, parla infatti nel proprio programma di protezionismo solidale.La gente normale, che fa lavori normali, HA BISOGNO DI POTER VOTARE UN PARTITO PRAGMATICAMENTE NO-GLOBAL PERCHÉ RISPONDE AI PROPRIO LEGITTIMI INTERESSI.
      SE QUESTO BISOGNO LO LASCIAMO INTERPRETARE ALLE DESTRE, NON POSSIAMO POI LAMENTARCI SE NEL LORO PROGRAMMA CI AGGIUNGONO ANCHE TUTTO CIO' CHE LE CARATTERIZZA COME DESTRE!
    4. Instaurare un vero patriottismo economico liberandosi dei vincoli europei e riservando gli acquisti per la pubblica amministrazione alle imprese francesi se lo scarto fra i prezzi è ragionevole. Riservare una parte delle commesse pubbliche alle PMI.
      Idem con patate, dovremmo dirlo noi.
    5. Sopprimere sul nostro territorio la direttiva “distaccamento dei lavoratori” che qui ha creato una concorrenza sleale inammissibile. Instaurare una tassa addizionale sull’assunzione di lavoratori stranieri al fine di assicurare effettivamente la precedenza ai lavoratori francesi.
      Dopo un po' di sinistra ecco la spruzzata di destra. Regolare i flussi migratori, nel rispetto delle porte spalancate per i rifugiati, è una cosa sulla quale la sinistra deve rimuovere i propri petalosi tabù moralistici; tassare di più o di meno a secondo di dove è nato un regolare lavoratore è invece incivile e irricevibile.
    6. Assicurare la protezione dei fattori strategici e trainanti attraverso un controllo degli investimenti stranieri che attentano agli interessi nazionali grazie a un’Autorità di Sicurezza Economica. Creare sotto la tutela della Cassa dei depositi e delle Consegne un fondo sovrano con la doppia missione di proteggere le imprese dai fondi avvoltoio o dalle Opa ostili e di acquisire partecipazioni in settori trainanti.
      Questo non dovrebbe dirlo la sinistra, dovrebbe GRIDARLO!
    7. Creare un segretariato di Stato dedicato ai cambiamenti economici collegato al ministero delle Finanze al fine di anticipare le evoluzioni delle forme di lavoro legate alle nuove tecnologie (uberizzazione, robotizzazione, economia di condivisione). In collaborazione con i settori interessati, stabilire una nuova regolamentazione, per preservare una concorrenza leale.
      A questo dovrebbe servire il CNEL, e dovremmo dirlo noi.
    8. Promuovere l’innovazione in Francia, impedendo per dieci anni, se ci sono state sovvenzioni pubbliche, che la società sia ceduta a una società straniera. Promuovere i settori strategici della ricerca e della innovazione, aumentando la deducibilità fiscale delle donazioni. Aumentare del 30% il budget pubblico della ricerca (per portarlo all’1%del PIL).
      Idem.
    42 Creazione di un Ministero del Mare e dei Territori d’Oltremare per valorizzare la vocazione marittima della Francia e sviluppare un ampio piano d’investimenti per l’economia del nostro ‘oro blu’.
    43 Riordino delle finanze pubbliche attraverso l’eliminazione di alcune cattive spese (in particolare quelle legate all’immigrazione e all’Unione Europea) e la lotta all’evasione fiscale e agli abusi. Liberarsi della dipendenza dai mercati finanziari attraverso il finanziamento diretto del Tesoro da parte della Banca di Francia.
    Altra roba giusta condita in salsa destrorsa. Dovremmo togliere la salsa, ma il concetto è nostro.

    SOSTENERE LE IMPRESE PRIVILEGIANDO L’ECONOMIA REALE

    1. Semplificazione della burocrazia e del fisco per le piccole e medie imprese: sportello unico dedicato (sociale, fiscale ed amministrativo), estensione del ‘titre emploi service entreprise’ (norma amministrativa per semplificare le assunzioni e la gestione del personale, ndT) alle piccole imprese, sostituzione della valutazione di lavoro usurante, inapplicabile nella sua forma attuale, con una nuova regolamentazione basata su valutazioni personalizzate attraverso la medicina del lavoro, che verrà ricostituita completamente. Il carattere usurante della professione, una volta accertato, verrà compensato da maggiorazioni sulla pensione.
      Ci sorprendiamo che i ceti popolari voti ciò invece di chi gli ha rifilato la Loi Travail bypassando il parlamento?
      Non si può chiedere al popolo di fare gli antifascisti contro i propri interessi materiali!
      L'antifascismo è giusto, ma sugli interessi materiali della gente normale la sinistra dov'è?
      Il FN se ne preoccupa, inutile lamentarsene se la sinistra da 20 si occupa solo di gay. ( sono favorevole al matrimonio civile senza distinzione di sesso, a scanso di equivoci, ma Cristo, la retorica gay NON PUÒ DIVENTARE UNA ETERNA SCUSA PER ABDICARE RISPETTO ALLA NOSTRA MISSIONE STORICA.Se abdichiamo....ci spellano vivi da destra.
      Ma dai, che strano!
    2. Per favorire le assunzioni, si dovranno ridurre gli obblighi amministrativi per le aziende fino a 50 dipendenti, ed incorporare gli organi rappresentativi del personale delle aziende tra i 50 e i 300 dipendenti (fuori dalla rappresentanza sindacale) in una struttura unica che mantenga le stesse competenze.
      Qua è un tantinello antisindacale. Ma in contesto come quello italiano, con la credibilità di cui godono i nostri sindacati, nessuno se ne scandalizzerebbe. Tutti guarderebbero solo al proattivo impegno per creare lavoro.
      Anche qua, la destra ci spella vivi perché non ci decidiamo a cambiare rotta rispetto alle porcherie fatte da 30 anni in qua.
    3. Significativa diminuzione degli oneri sociali per le PMI attraverso l’accorpamento dell’insieme dei dispositivi di esenzione degli oneri stessi in modo decrescente (il CICE, Credito d’imposta per la competitività e l’impiego, verrà trasformato in riduzione degli oneri e sarà introdotto nel dispositivo).
      Il principio non mi piace, ma almeno transitoriamente toccherebbe farlo anche in Italia, come viatico per la ricomposizione di un blocco storico piccoli versus grandi.Qualcosa di appetibile occorrerebbe offrir loro, in ogni caso il cuneo fiscale va abbassato un po' altrimenti salta tutto.
      Qua è spiacevole questione di realismo.
    47 Mantenimento dell’aliquota ridotta al 15% per le micro e piccole imprese e creazione di un’aliquota intermedia al 24% (anziché al 33%) per le PMI. Semplificazione dei trasferimenti d’impresa mediante l’esenzione totale della cessione delle plusvalenze di quote e azioni delle PMI fino a 7 anni.
    Idem
    48 Obbligo per lo Stato e per gli Enti locali di rispettare i termini di pagamento applicando penali che siano davvero cogenti ed automatiche.
    Giusto
    49 Semplificare l’accesso al credito per le micro e piccole aziende attraverso tassi agevolati supervisionati dalla Banque de France per far sì che la finanza torni al servizio dell’economia reale.
    Giustissimo
    50 Dimezzamento del tetto massimo dei tassi d’interesse (tasso di usura) per prestiti e scoperti contratti da aziende e famiglie.
    Sacrosanto.
    Poi la gente vota a destra.
    Eh, se la "sinistra" in Italia non è altro che il prolungamento politico del cda di chi ti strozza col mutuo, non mi sembra poi così strano...

    51 Rendere la Francia terra d’innovazione: riorientare il Credito d’Imposta per la Ricerca verso le PMI e le start-up, indirizzare una parte dell’assicurazione sulla vita (2%) verso il capitale di rischio e le start-up ed indurre i grandi gruppi a creare propri fondi d’investimento in aziende innovative.
    Ok.
    Cazzo, hanno anche un abbozzo di politica industriale. La sinistra italiana dice che deindustrializzare è bello per motivi ambientali.
    Geniale, leggere Latouche che già sarebbe da prendere con le molle, fraintenderlo pure, e poi sorprendersi che chi è rimasto disoccupato non ti vota.
    Ma dai?


    GARANTIRE LA PROTEZIONE SOCIALE

    52 Età pensionabile fissata a 60 anni con 40 anni di contributi per accedere alla piena pensione.
    Ma è il programma del PCF?
    Ah, no, chiedo scusa....


    53 Abolizione della Loi Travail.Mi raccomando Laurent, continua a prendere su cadreghe locali al gancio del PS.
    Tornasse Lenin redivivo ti toccherebbe il plotone d'esecuzione, lo sai vero?
    E ti fai chiamare comunista.Chissà come mai nei nostri paesi i comunisti hanno perso così tanta credibilità....

    54 Aumento progressivo del massimale del quoziente familiare, reintroduzione della reversibilità e defiscalizzazione della maggiorazione delle pensioni di anzianità per i genitori di famiglie numerose.
    E qualcuno si aspetta che chi campa con la minima voti Macron?
    O Orlando?
    Ma anche D'Alema e Laforgia?
    Fratoianni e Ferrero invece sarebbero d'accordo, peccato che Draghi non lo sia e il rubinetto dei soldi stia in mano a lui.
    La gente ha capito, impostori!

    55 Mettere in opera una vera politica per la natalità delle sole famiglie francesi, ristabilendo il principio di universalità delle indennità familiari e mantenendone l’indicizzazione al costo della vita. Ristabilire la libera ripartizione del congedo parentale tra i genitori.
    Io faccio parte della prima generazione che ha avuto un tasso di natalità catastrofica perché non c'era più il futuro, e ormai rischiamo di non fare più in tempo, siamo sulla soglia della scadenza dei tempi biologici per la riproduzione.
    La differenza tra sinistra e destra è che da sinistra, giustamente, il congedo parentale lo si rende obbligatorio e uguale su entrambi i genitori per estinguere la pratica sconcia delle dimissioni in bianco firmate all'atto dell'assunzione dalle giovani donne, sulle quali compare la data appena restano incinte e chiedono la maternità e quindi per risolvere anche l'annosa questione della minor retribuzione alle donne.
    Ma attenzione che anche questo, che pure è importante, rischia di essere considerato come un dettaglio rispetto alla protezione del lavoro e della prospettiva di diventare genitori.
    Ho amici, amiche e coetanei, ultraprecari a 40 anni, niente affatto di destra, che se sapessero con certezza di non aver testimoni e avessero sottomano qualcuno di quelli che ci governano da 20 anni in qua, lo scannerebbero per la rabbia di non aver potuto avere una famiglia.
    Sarebbero felice di prenderli e scolarne il sangue in un tombino.
    La gente vota con la pancia. I populisti, dicono. Andassero dalle mie conoscenti con soli 5 anni più di me che avrebbero voluto almeno in figlio, non hanno potuto, e ormai incinte non ci rimangono più. Diteglielo a loro, che sono populiste.
    Bersani invece è ancora convinto di aver fatto un favore al paese a mettere su Monti e purché venga pensionato Renzi tutta la "sinistra" ufficiale sarebbe contenta di rivoltarlo.
    La realtà è che GLI ITALIANI SONO DEI SANTI SE LA LEGA NON E' GIÀ ARRIVATA AL 40%.
    E LA LEGA E' MERDA. MA QUESTA "SINISTRA" E' PEGGIO.

    56 Implementare la solidarietà intragenerazionale, consentendo a ciascun genitore di trasferire senza tassazione fino a 100.000,00 euro a ogni figlio ogni cinque anni (invece dei quindici anni attuali) e aumentando il tetto delle donazioni senza tassazione ai nipoti fino a 50.000,00 euro, sempre ogni cinque anni.
    100.000 euro, per figlio, ogni 5 anni?
    Ok, qua abbiamo un favore ai milionari.

    57 Creare uno scudo sociale per gli autonomi, offrendo loro la possibilità di aderire al sistema generale oppure mantenere il regime dedicato, dopo una revisione totale della RSI (Sistema previdenziale per gli autonomi) che funzionerà sulla base di auto-dichiarazioni trimestrali dei redditi.
    questione che sarebbero cruciale anche in Italia. Dai miei coetanei in giù è enorme la quantità di autonomi formali e dipendenti di fatto, letteralmente impiccati dalla gestione separata INPS.

    INTERVENTI SUL POTERE D’ACQUISTO

    58 Aggiornare l’età minima pensionabile in tutto il paese, anche nei territori d’oltre mare, a condizione di possedere la nazionalità francese oppure almeno venti anni di residenza su suolo francese,permettendo così di aumentare le pensioni minime.
    Mettendo un punto dopo "mare" e non andando oltre, dovremmo dirlo noi.
    59 Introdurre un ‘Premio in favore del potere d’acquisto’ (PPA) per i redditi e le pensioni più basse (fino a 1.500,00 euro al mese), finanziato da un contributo sociale del 3% sulle importazioni.
    Giusto.
    60 Abbattimento immediato del 5% delle tariffe regolamentate di gas ed energia elettrica.
    Giusto. Ah, la rete del gas, dell'acqua, della corrente, noi dovremmo anche dire di volerla integralmente rinazionalizzare.

    61 Rendere sicuri i depositi e risparmi dei Francesi abrogando la direttiva europea sull’Unione Bancaria e la disposizione di legge Sapin II, che prevedono prelievo o congelamento dei risparmi bancari e dei contratti di assicurazione sulla vita in caso di minaccia di crisi bancaria. Mantenere la libertà e il pluralismo dei mezzi di pagamento.
    Quando avremo un leader della sinistra che va in TV e dice che Draghi e la Merkel, con le regole del bail in, ci si possono sfruconare il culo?
    La gente farebbe la hola solo a sentirlo dire. Perché non lo dicono, problemi di libro paga?

    62 Aumentare le sanzioni contro i manager colpevoli di attività fraudolente che drenano parte del potere d’acquisto dei consumatori. Congelare le autorizzazioni per le grandi superfici e i negozi di vendita per corrispondenza, in attesa di una revisione completa delle superfici di vendita della grande distribuzione.
    Sacrosanto.
    63 Mantenere l’orario di lavoro settimanale di 35 ore. Lasciare libertà di negoziazione di orari crescenti esclusivamente a livello dei settori professionali e a condizione che forniscano una compensazione salariale piena (37 ore pagate 37 o 39 ore pagate 39).
    Giusto.
    64 Detassare gli straordinari e mantenerne le maggiorazioni.
    Favore ai padroni.
    Se hai bisogno di straordinari.....ASSUMI un disoccupato e organizza una doppia turnazione.


    IV UNA FRANCIA GIUSTA
    PROTEGGERE AL 100% LA SALUTE DEI CITTADINI FRANCESI

    65 Garantire l’assistenza sanitaria a tutti i francesi, così come il rimborso di tutti i costi sostenuti dall’Assicurazione sanitaria (previdenza sociale). Sostenerne il finanziamento semplificando l’amministrazione del sistema, lottando contro la cattiva gestione finanziaria e investendo in nuovi strumenti digitali per avere risparmi duraturi.
    Non so come funzioni l'assicurazione sanitaria in Francia.
    Noi dovremmo dire SSN per tutti, gratis, e ci metteremo tutti i soldi che servono per non avere più liste di attesa. Si può fare, è che non si vuole farlo!

    66 Aumentare secondo necessità il numero chiuso per l’accesso ai corsi di studio in Scienze Mediche per evitare la forte dipendenza da medici stranieri e favorire il turnover. Promuovere la cooperazione tra gli operatori sanitari, riconoscendo le competenze specifiche di ciascuno.
    Solita porcheria sugli stranieri. Il tema numero chiuso noi dovremmo affrontarlo in tutt'altro modo, inquadrandolo nella prospettiva di sviluppo industriale, non tanto disincentivando certi studi quanto incentivando che si studi ciò che strategicamente ci serve.
    67 Lottare contro la carenza di personale medico attraverso la creazione di stage nelle aree carenti che permetta anche ai medici in pensione di praticare la professione con deduzioni fiscali e la creazione di case di cura in loco.
    Assumi giovani, chi è in pensione si riposi.
    68 Mantenimento massimo dei presidi sanitari territoriali ed aumento del personale degli ospedali pubblici.
    Giusto

    69 Creazione di un settore specifico dell’assistenza sanitaria dedicato alla dipendenza, così da consentire ad ogni francese di curarsi e di vivere dignitosamente.
    Giusto
    70 Supporto alle start-up francesi per modernizzare il sistema sanitario.
    Giusto: se vogliamo risparmiare e creare lavoro, ci serve una fabbrica nazionale di farmaci e presidi medico chirurgici.
    Make IRI graet again.
    Magari rimettersi a produrre panettoni anche no, ma perché non siringhe, bendaggi, e tutti i medicinali il cui brevetto è scaduto e avere anche un polo pubblico collegato alle università per farne di nuovi di brevetti, invece che comprare tutto da Bayer, Novartis eccettera?
    Questa è sovranità, democratica, popolare, che serve alla gente.
    Lavoro per tutti, ricerca pubblica, cure mediche per tutti.

    71 Realizzare dei risparmi attraverso l’eliminazione dell’Aiuto di Stato sanitario per i clandestini, lotta contro le frodi (creazione di una tessera sanitaria con i dati biometrici integrata nella carta d’identità), la riduzione del prezzo dei farmaci costosi (attraverso l’aumento della proporzione di farmaci generici), lo sviluppo della vendita unitaria dei farmaci rimborsabili (si richiederà alle aziende di modificare allo scopo le catene di produzione).
    Morite a casa vostra.
    Ovvio che lo dicano.
    Il problema è lo spazio che gli abbiamo lasciato. Non lo ripeto ancora.

    72 Protezione del sistema complementare di sanità pubblica e privata e della rete territoriale di attori sanitari indipendenti (farmacie, laboratori medici etc.).
    Lo Stato si deve occupare solo di sanità pubblica.
    Chi è ricco e vuole la stanza singola, se la paghi.

    73 Riorganizzare e chiarire il ruolo e gli obblighi delle agenzie sanitarie e di sicurezza alimentare e garantirne l’indipendenza.
    Ok.


    RENDERE IL FISCO PIÙ GIUSTO

    74 Garantire una contribuzione fiscale equa, rifiutando qualsiasi aumento dell’IVA e del CSG (contributo sociale generalizzato) e della ISF.
    Ok.

    75 Diminuzione delle imposte sul reddito del 10% sulle prime tre tranches.
    Ok, serve anche qua.

    76 Semplificazione fiscale con l’eliminazione delle tasse a bassissimo rendimento.
    Ok.
    77 Abolire la ritenuta alla fonte per proteggere la privacy dei francesi e per evitare complessità amministrative supplementari alle imprese.
    No, qua occorre un compromesso in Italia, una battaglia per l'equità fiscale prima che sulla fedeltà, altrimenti salta tutto.
    Ma coi nostri politicanti questo provvedimento equivarrebbe ad un diritto egualitario di evadere tutti nello stesso modo e in mezza giornata lo Stato si estinguerebbe.

    78 Lottare efficacemente contro l’evasione fiscale per preservare il nostro modello sociale attaccando i paradisi fiscali e creando una tassazione sulle attività svolte in Francia dai maggiori gruppi e sui profitti presumibilmente sottratti. Continuare, a questo fine, la cooperazione fiscale internazionale.
    Prima equità, poi fedeltà.
    La gente è fedele a uno stato che non gli mette le corna. Smettiamola di disprezzare il nostro popolo.

    79 Negare l’accesso ai mercati pubblici alle multinazionali che praticano l’evasione fiscale e si rifiutano di regolarizzare la loro situazione.
    Siemens, Bayer e Loockeed Martin fuori dal nostro paese?
    Niente di più dolce per le mie orecchie, dovremmo dirlo anche noi.

    80 Disconoscere le convenzioni fiscali con i paesi del Golfo che concedono privilegi indebiti e che facilitano la scalata alle attività francesi attraverso i petrodollari, contrastando l’interesse nazionale.
    In effetti non serve essere islamofobi come il FN per porsi il problema di cosa sia l'Arabia Saudita. Basta essere democratici.
    Ma la sinistra rosè social-petalosa sulla politica estera non dice più nulla da lustri.


    PERMETTERE A CIASCUNO DI TROVARE IL SUO POSTO

    81 Rivalorizzare il lavoro manuale attraverso la creazione di reti professionali di eccellenza (sopprimere progressivamente il ‘collège unique’ – ciclo del sistema scolastico corrispondente più o meno alla nostra scuola media ndt -, autorizzare l’apprendistato dai 14 anni). Creare in tutto il paese scuole superiori tecniche e professionali come seconda possibilità per gli studenti che lasciano la scuola senza un diploma.
    Ok
    82 Creazione di una normativa “primo lavoro” che esoneri totalmente le aziende dai costi legati alla prima assunzione di un giovane sotto i 21 anni per un periodo massimo di due anni.
    Ok, se il contratto è a tempo indeterminato, lo si può vedere come un elemento di diminuzione del cuneo fiscale.
    83 Per una vera giustizia sociale, trasferire agli istituti superiori di istruzione generale e professionale l’onere di trovare uno stage per ogni studente.
    Col piffero. Anche se fanno poco perché sono inesperti, gli stagisti comunque producono a costo circa 0.
    Oneri de che?
    Se vogliamo che la formazione sia in parte fatta anche con gli stage, si stabiliscano in modo vincolante tempi non superabili di durata degli stage, e chi prende stagisti risarcisca i trasporti e paghi la mensa, che ci guadagna comunque.

    84 Estendere all’intero paese il Service Militaire Adapté (istituzione militare per l’inserimento socioprofessionale ndt), prendendo a modello quello in vigore nei territori d’oltremare.
    Militaristi. Ma non ci deve sorprendere, è destra francese.
    Non illudiamoci però che non abbia senso, in Italia, se vogliamo reinternalizzare tutti quei servizi essenziali che abbiamo invece privatizzato per via del principio di sussidiarietà in costituzione ( una porcata da sola grande quasi quanto l'euro ), che ce la possiamo cavare senza reintrodurre la leva civile obbligatoria maschile e femminile.
    Entro i trent'anni ogni persone residente in Italia, nato in Italia o immigrato, maschio o femmina, prende 1000 euro al mese e guida l'ambulanza, riordina gli scaffali della biblioteca, legge il libro alle vecchine nella casa di riposo, consegni a casa i pasti caldi del comune per i disabili che vivono soli, eccettera.
    Lo stato fa tanto per te, e tu impari a fare altrettanto per il tuo paese.
    Ma intanto reinternaliziamo tutto, perché su queste cose il lucro e la privatizzazione sono inaccettabili.
    E insieme facciamo dell'educazione civica VERA, sul campo.
    La vogliamo costruire una Patria di cui valga la pena sentirsi orgogliosi?
    Col servizio civile lo si fa e questo mi sembra un buon viatico per ricostruire anche una cultura del patriottismo, declinato da sinistra.
    Per tutti, obbligatorio.

    85 Estendere e generalizzare il terzo concorso del servizio pubblico riservandolo a chi ha più di 45 anni e almeno otto anni di esperienza nel settore privato.
    86 Scongelare e aggiornare l’indicizzazione per i funzionari del settore pubblico. Ok.
    Preservare lo statuto della funzione pubblica. Nel rispetto del principio di uguaglianza, stabilire in due giorni l’attesa del pagamento delle indennità giornaliere di assicurazione sanitaria, sia nel settore pubblico che in quello privato.
    87 Nonostante le pressioni delle autorità sovranazionali, mantenere il divieto di maternità surrogata e mantenere la procreazione medicalmente assistita come risposta ai problemi di fertilità. Creare per legge unioni civili (una PACS migliorata) che sostituiranno le disposizioni della legge Taubira senza effetto retroattivo.
    Il matrimonio civile per tutti, non si cincischi coi pacs o con le cirinnate.
    Ma l'utero in affitto è una porcata fascistoide e anche sulla eterologa ho le mie belle remore.
    Se Vendola si offende sono cazzi suoi.

    88 Rendere più efficaci le Indennità per adulti disabili (AAH), fornire più risorse agli enti territoriali che si occupano di disabilità (MDPH) ed implementare un’assistenza adeguata per i disturbi autistici e di tutto lo spettro autistico. Le autorità pubbliche devono fornire un maggiore sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie.
    Ovvio.
    89 Facilitare l’accesso al lavoro per le persone disabili, rafforzare la lotta contro ogni forma di discriminazione legata alla disabilità e alla salute ed estendere il diritto all’oblio in caso di grave malattia in remissione a lungo termine, a distanza massima di 5 anni. Imporre uno standard di accessibilità per i non vedenti e non udenti.
    Ok.
    90 Avviare una revisione completa delle strutture per l’accoglienza e la cura dei bambini al fine di contenere alcuni eccessi riscontrati in alcune di esse. Riorganizzare e migliorare le politiche di assistenza sociale per l’infanzia.

    1. UNA FRANCIA FIERA
    DIFENDERE L’UNITÀ E L’IDENTITÀ NAZIONALE 

    91 Difendere l’identità nazionale, i valori e le tradizioni della civiltà francese. Inserire nella Costituzione la difesa e la promozione del nostro patrimonio storico e culturale.
    Perché non dovremmo farlo anche noi?
    Per essere comunisti non serve vergognarsi di essere italiani, e non c'è bisogno per questo di diventare dei reazionari che scrivono Tradizione con la t maiuscola.

    92 Rendere la cittadinanza francese un privilegio per tutti i francesi attraverso l’inserimento nella Costituzione della priorità nazionale.
    No. Queste sono le distinzioni sulle quali bisogna essere chiari tra destra e sinistra. Esserlo però non è difficile, se non si è dei pusillanimi col terrore che il primo negriano o rosè social-petaloso ti dia del fascio.
    93 Fare esporre in modo permanente su tutti gli edifici pubblici la bandiera francese e far rimuovere la bandiera europea.
    Ok.
    94 Rivalutare le pensioni degli ex-combattenti riallocando i fondi disponibili.
    Ok.
    Il punto è non andare a combattere guerre ingiuste ingerendo in casa altrui.

    95 Promuovere la laicità e la lotta contro il comunitarismo. Inserire nella Costituzione il seguente principio: “La Repubblica non riconosce alcuna comunità”. Ripristinare la laicità in ogni luogo, estendendola all’intero mondo pubblico ed inserirlo nel Codice del lavoro.
    No. La repubblica DEVE essere una comunità e può anzi deve esserlo in termini non escludenti del tutto diversi da quanto dice il FN.
    96 Difendere la lingua francese. Abrogare in particolare le disposizioni della legge Fioraso che consentono di limitare l’insegnamento in lingua francese francesi.
    Ok.
    97 Rafforzare l’unità della nazione attraverso la promozione della storia nazionale e il rifiuto delle scuse di Stato che creano divisioni.
    Sciovinisti di merda!
    Noi invece l'unità nazionale la vogliamo costruire attraverso il fare i conti per davvero con la nostra storia.
    Omar al Mukhtar era una eroe e il mausoleo di Graziani ad Affile va abbattuto a picconate.
    Il patriottismo si concilia con l'internazionalismo perché riconosce a ciascuno uguale diritto di amare il proprio paese.
    Il patriottismo esige rispetto perché tributa uguale rispetto.
    Qua è la differenza tra patriottismo costituzionale, socialista, e nazionalismo sciovinista.
    Anche qua la sinistra li deve superare i propri idioti tabù, altrimenti nella crisi delle sovranità statuali, le persone normali che hanno perso i riferimenti di classe ma sono legate al proprio paese, se le piglia tutte la destra!
    La bandiera dobbiamo smettere di disprezzarla e dobbiamo strapparla di mano alla destra.

    98 Promuovere il principio di assimilazione repubblicana, principio più stringente della sola integrazione.
    No, l'integrazione si fa col lavoro e con la giustizia sociale. Ed esige il rispetto della legge del paese ospitante offrendo però in cambio uguale possibilità di partecipazione alla vita civile.
    Ciò detto le tensioni etcniche e culturali si stemperano proprio non pretendendo di trasformare l'integrazione in assimilazione.

    99 Ripristinare la vera uguaglianza e meritocrazia rifiutando il principio di “discriminazione positiva”.
    La meritocrazia la lasciamo ai liberali.
    100 Difendere l’unità e l’integrità del territorio francese riaffermando il legame indissolubile tra la Francia e i territori d’oltremare.Mollate le colonie, stronzi!

    UNA FRANCIA CHE TRASMETTE E SI TRASMETTE

    1. Assicurare la trasmissione delle conoscenze rinforzando gli insegnamenti fondamentali (francese, storia, matematica). Alla scuola primaria, dedicare la metà delle ore di insegnamento al francese, sia scritto che orale. Eliminare «l’insegnamento delle lingue e culture d’origine» (ELCO).
      Consequenziale alla logica della "assimilazione culturale". Da respingere.
      Certo che se ragioniamo relativamente all'Italia è vero che la Gelmini ha compiuto un mezzo scempio, ma le cataratte del cielo le ha aperte Luigi Berlinguer, autore di un genocidio culturale e la Buona Scuola targata PD cosa ha portato oltre all'oscena alternanza scuola lavoro?
      Anche qua la sinistra si scontra con un tragico vuoto di progetto e colpe enormi nel passato recente mai ammesse.
      L'ennesimo incentivo allo sfondamento a destra.
    2. Fare della scuola un «rifugio inviolabile dove i dissidi degli uomini non entrano» (Jean Zay), imponendo non solo la laicità ma anche la neutralità e la sicurezza.
      Il principio non sarebbe neanche sbagliato, in assoluto, non fosse che la laicità integralista in questo caso è usata come manganello anti-islamico.
    3. Ristabilire l’autorità e il rispetto dell’insegnante e reintrodurre l’uso della divisa a scuola.
      Il tema non è banale. Da un lato alimenterebbe il conformismo, dall'altro creerebbe un ambiente nel quale le differenze di censo delle famiglie pesano meno.
      Tema da ragionare.

    4. Ritornare sulla riforma del calendario scolastico.
    5. Ristabilire un’autentica uguaglianza di opportunità, ritrovando la via della meritocrazia repubblicana.
      Ribadisco: la "meritocrazia" da sinistra lasciamola a liberali e liberisti.
      Rispetto a FN questo ci indica come la destra radicale contemporanea sia molto meno "sociale" che un tempo, il liberismo ha fatto breccia anche li.
      Per la sinistra e per l'Italia la narrazione giusta è perseguire chi sta al gancio, più che incensare i bravi. Essere contro chi ha ruoli parassitari e o di sfruttamento, la bravura dovrebbe invece essere un premio in primis a sé stessa.
    6. All’università, passare da una selezione per esclusione a una selezione per merito.Rifiuto dell’estrazione a sorte come metodo di selezione. Rivalorizzare le borse di studio per merito. Difendere il modello d’insegnamento superiore francese che passa attraverso la complementarietà dell’università e delle grandes écoles.
      L'università è discorso a parte dal resto della società, quella in effetti è giusto sia meritocratica purché l'accesso sia garantito a tutti.
    7. Sviluppare massicciamente l’alternanza (contratto d’apprendistato, contratto di professionalizzazione) nell’artigianato, nel settore pubblico e privato, e rendere la formazione professionale più efficace, meno opaca e meno costosa.
      Altro caso di liberismo che si fa strada, un po' da buona scuola italiana.
      Prima studi e poi lavori.

    UNA FRANCIA CHE CREI E CHE IRRAGGI

    1. Rinforzare la rete di scuole e licei francesi nel mondo.
      Idem con patate rispetto ai limiti dell'antinazionale e antipatriottica sinistra italiana.
      La nostra lingua è la quarta più studiata al mondo e non valoriziamo questa cosa per niente.
      Non dovremmo lasciare alla destra il tema della valorizzazione della cultura nazionale.

    2. Sviluppare il mecenatismo popolare (fundraising n.d.T) attraverso la creazione di una piattaforma digitale dedicata.
      Mecenatismo e volontariato stocazzo: lo Stato ha queste responsabilità, paghiamo le tasse per questo.
      Il mecenatismo è solo un modo per permettere la ritirata dello stato e permettere ai ricchi di ottenere sgravi fiscali facendo ciò che lo Stato dovrebbe fare, ma facendolo solo per qualcuno.
    3. Elaborare una legge di programmazione di interventi per la cura e preservazione del patrimonio. Aumentare il budget allocato del 25 %.
      Pompei cade a pezzi e stiamo qua a cincischiare sul pareggio di bilancio.
      Questo dovremmo dirlo anche noi.
    4. Mettere fine alla politica di vendita a stranieri e a privati di palazzi ed edifici nazionali.
      Sacrosanto.

    5. Lanciare un grande piano nazionale di creazione di percorsi di studio (licei, università) dei mestieri dell’artee creare una rete di vivai di artisti su tutto il territorio. Reintrodurre una vera educazione musicale generalista nelle scuole.
      Giusto.
    6. Riformare il Consiglio Superiore dell’Audiovisivo con la creazione di tre collegi: uno composto da rappresentanti dello Stato, il secondo da professionisti, il terzo da rappresentanti della società civile (associazioni di consumatori, di telespettatori, ecc.)
    7. Rimettere ordine nello status di “intermittente dello spettacolo” (qualifica che permette a chi lavora in modo precario per tv, cinema e teatro, di beneficiare di un sussidio di disoccupazione – n.d.T.)  con la creazione di un tesserino professionale, al fine di preservare questo sistema e, allo stesso tempo, assicurare un migliore controllo delle strutture che ne abusano.
      Ok.
    8. Eliminare Hadopi(garante per la protezione dei diritti d’autore in internet- ndT) e aprire il cantiere della licenza globale.
      Bello.
    9. Creare un «contratto sportivo di alto livello» della durata di tre anni e rinnovabile,che permetta agli sportivi dilettanti, che rappresentano la Nazione nelle gare internazionali, di vivere decorosamente e di consacrarsi interamente alla propria disciplina.
      Altra bella cosa.
    10. Sostenere le piccole squadre al fine di promuovere al massimo la presenza di giocatori francesi nelle squadre professioniste e lottare contro la finanziarizzazione dello sport professionale.Rafforzare le azioni contro la violenza nello sport dilettantisticoe imporre il severo rispetto della laicità e della neutralità in tutti i club sportivi.
      E perché no? Anche questo non mi sembra male.

    1. UNA FRANCIA POTENTE
    FARE RISPETTARE LA FRANCIA

    1. Lasciare il comando militare integrato della NATOperché la Francia non venga trascinata in guerre non sue.
      Fuori l'Italia dalla Nato, fuori la Nato dall'Italia era uno slogan di Democrazia Proletaria.
      Se lasciamo le parole d'ordine alla destra, ripeto, poi non ci possiamo lamentare.
    2. Assicurare una capacità di Difesa autonoma in tutti i settori.
      Piaccia o meno è giusto. La priorità ora sarebbe spendere in pensioni, scuole e ospedali.
      Ma l'idealismo del fare a meno delle forze armate non sta, ancora, né in cielo né in terra.
      Il problema sarebbe non fare i reggicoda delle guerre altrui, tipo le destabilizzazione targate USA in Medio Oriente per accaparrarsi risorse energetiche.
      Il tema è importante.
      Perché la "sinistra" lo lascia alla destra?

    3. Ricostituire, in tutti i settori della Difesa, un’offerta industriale francese, per rispondere ai bisogni delle nostre forze armate e garantire la nostra indipendenza strategica.
      Anche qua il tema è molto importante.
      Importante sarebbe non inserirlo in una cornice militarista come fa il Front National, ma non illudiamoci che una sinistra seria possa non parlare di questo.
      Sappiamo di aver speso 15 miliardi in una fase critica per comprare quegli scassoni di F35 e sappiamo anche perché lo abbiamo fatto; che non si possa dirlo apertamente è un altro paio di maniche.
      Ma prendiamo ad esempio la Svezia e non il Front National.
      Non fanno parte del comando integrato Nato e sviluppano da sé i propri sistemi d'arma, ad esempio il caccia di quarta generazione e mezza Saab Jas 39 Gripen, che è uno dei migliori al mondo.
      L'avionica, l'elettronica eccettera spingono la Svezia a mantenere pubbliche una serie di aziende anche per motivo di segreto militare, ma questo vuol dire anche OCCUPAZIONE, RICERCA INDUSTRIALE, BREVETTI PUBBLICI e TRASFERIMENTO TECNOLOGICO all'industria dell'indotto.
      Per gli F35 invece noi sviluppiamo soltanto dei cassoni d'ala, cioè fondamentalmente modellistica a livello falegnameria.
      Se ci facessimo noi i nostri sistemi d'arma salveremmo le nostre imprese in campo aerospaziale e avremmo un imponente indotto per le nostre aziende nel campo della meccanica fine e dell'elettronica / optoelettronica più avanzata, e avremmo poi brevetti nostri da mettere a frutto.
      Il che non ci impedirebbe, come la Svezia, di avere una tradizione di politica internazionale molto più pacifica di quella conseguente allo stare agganciati alla Nato.
      Questi sono temi importanti, sui quali la sinistra latita da troppo.
      ANCHE IN QUESTO CASO SE LASCIAMO UN TEMA CRUCIALE A DESTRA NON POSSIAMO, POI, LAMENTARCI SE LO DECLINANO A MODO LORO.
    4. Aumentare, dal primo anno del mandato, il budget della Difesa portandolo al 2% del PIL, per poi tendere al 3% in vista della fine del quinquennio. Questa soglia minima del 2% verrà inserita in Costituzione. Questo sforzo sostanziale permetterà di finanziare:
    • una seconda portaerei battezzata « Richelieu », indispensabile alla permanenza in mare della nostra flotta aeronavale;
    • un aumento degli effettivi (per riportarlo al livello del 2007, cioè un incremento di circa 50.000 unità);
    • il consolidamento della nostra forza di dissuasione nucleare;
    • l’incremento generale della nostra forza militare (più aerei, più navi, più blindati) e la modernizzazione delle dotazioni;
    • la reintroduzione progressiva del servizio militare (minimo obbligatorio 3 mesi).
      Questa è vocazione militarista.
      Prendono il tema e lo declinano da destra, appunto.

    RENDERE DI NUOVO LA FRANCIA UNO DEI PRIMI PAESI AL MONDO

    1. Impegnare la Francia al servizio di un mondo multipolare fondato sull’uguaglianza dei diritti delle nazioni, in un dialogo permanente e nel rispetto dell’indipendenza di ognuna. Fondare la politica internazionale sul principio del realismo e restituire alla Francia il suo ruolo di potenza di stabilità ed equilibrio.
      Perché non dovremmo propagandare noi, da sinistra, la necessità di un mondo multipolare?
      La sinistra non ha una linea in politica internazionale da decenni....
    2. Rafforzare i legami con i paesi che condividono la nostra lingua.
    3. Mettere in opera una vera politica di collaborazione per lo sviluppo con i paesi dell’Africa fondata prioritariamente sull’aiuto allo sviluppo della scuola primaria, il miglioramento dei sistemi di coltivazione, lo sviluppo dei mezzi di Difesa e sicurezza.
      Nel caso dei francesi lo scopo è chiaramente tenere in vita il loro colonialismo mascherato nei paesi dell'Africa centro occidentale, ma nel nostro caso sarebbe importante riqualificare il tema perché il nostro futuro è essere un centro organizzativo dell'area del Mediterraneo, paesi nord Africani inclusi, e non certo essere il carrellino al gancio della Germania.
      Si faccia viva la sinistra quando deciderà di abbandonare il proprio stolido e autolesionistico €peismo.

    VII. UNA FRANCIA STABILE
    LA FRANCIA, POTENZA AGRICOLA AL SERVIZIO DI UNA ALIMENTAZIONE SANA

    1. Applicare il patriottismo economico ai prodotti agricoli francesi per sostenere da subito i nostri contadini e i nostri pescatori, in particolar modo attraverso la domanda pubblica (Stato e collettività).
      Giusto.
      Noi invece lasciamo che i cruccofoni producano e vendano "parmesan" e facciamo pure gli autorazzisti nei loro confronti.
      No comment.
    2. Trasformare la Politica Agricola Comune in Politica Agricola Francese. Garantire sovvenzioni il cui ammontare sarà stabilito dalla Francia e non più dall’Unione Europea, con l’obiettivo di salvare e sostenere il modello francese di azienda agricola familiare.
      Giustissimo e a maggior ragione ciò vale nel nostro caso.
      Oltre ai motivi interni, e sono molti, dovremmo anche qualificare come e perché la PAC sia di fatto colonialismo nei confronti dei paesi africani.
    3. Rifiutare i trattati di libero scambio (TAFTA, CETA, Australia, Nuova-Zelanda etc.). Sviluppare la filiera corta dalla produzione al consumo, riorganizzando la distribuzione.
      Giustissimo a maggior ragione per l'Italia. Anche qua parliamo di tutela di produzione, ambiente, biodiversità, lavoro che può essere di più di quello che è e di buona qualità.
    4. Semplificare il lavoro degli agricoltori bloccando l’aumento vertiginoso delle norme amministrative e incoraggiare l’assunzione di giovani agricoltori tramite la defiscalizzazione dei primi anni di impiego.
      Un piano agricolo serio serve anche da noi.
    5. Difendere la qualità: per combattere la concorrenza sleale, vietare l’importazione di prodotti agricoli e alimentari che non rispettino le norme di produzione francese in materia di sicurezza sanitaria, benessere animale e rispetto dell’ambiente. Imporre la tracciabilità totale dell’origine geografica e del luogo di trasformazione sull’etichetta, in modo da garantire la trasparenza e l’informazione completa dei consumatori.
      Giustissimo, ancora.
    6. Promuovere le esportazioni agricole, in particolare sostenendo i marchi di qualità.
      Ecco qua una differenza.
      La sinistra non dovrebbe mai essere mercantilismo, dovremmo piuttosto parlare di biodiversità, lavoro e SOVRANITÀ ALIMENTARE.Purtroppo però la nostra sinistra se sente parlare di "sovranità" è capace solo di cagarsi nei pantaloni.

    AMBIENTE E ENERGIA: LA FRANCIA DEVE PUNTARE ALL’ECCELLENZA

    1. Per preservare l’ambiente, rompere con il modello economico fondato sulla mondializzazione selvaggia degli scambi e il dumping sociale, sanitario e ambientale; la vera ecologia consiste nel produrre e consumare nelle immediate vicinanze e trasformare sul posto.
      Evidente.
      Un po' più credibile che incensare la filiera corta e difendere l'euro, la moneta pensata appositamente per dover comprare tutto all'estero.
    2. Al fine di lottare contro la precarietà energetica e agire direttamente sul potere d’acquisto dei Francesi, fare dell’isolamento termico degli immobili una priorità del budget del quinquennio, perché l’energia meno cara è quella che non si consuma.
      Un modo sensato di impostare anche la questione della sovranità energetica: un piano pubblico per l'edilizia a basso consumo/impatto.
    3. Sviluppare massicciamente le filiere francesi delle energie rinnovabili (solare, gas naturale, legna) grazie a un protezionismo intelligente, al patriottismo economico, all’investimento pubblico e privato e alla domanda dell’EDF (corrispettivo dell’Enel – ndT) Decretare una moratoria immediata sull’eolico.
      Anche noi dovremmo razionalizzare la questione invece che puntare tutto sull'incentivo al solare e rimangiarci tutto 5 anni dopo.
    4. Per mantenere, modernizzare e mettere in sicurezza la produzione nucleare francese, procedere al Grande Carenaggio (ampio programma industriale volto ad aumentare la vita delle centrali nucleari – ndT), e mantenere il controllo dello Stato sull’ EDF, restituendogli una vera missione di servizio pubblico. Rifiutare la chiusura della centrale di Fessenheim.
      Rimanere antinuclearisti.
      Del resto questa è destra francese, non ci si poteva aspettare altro.
    5. Sostenere una filiera francese dell’idrogeno (energia pulita), con l’aiuto statale in materia di ricerca e sviluppo, al fine di ridurre la nostra dipendenza dal petrolio.
      Non aiuto statale ma PUBBLICO. Riprendiamoci integralmente Enel e Eni per fare questo.
    6. Vietare lo sfruttamento del gas di scisto, finché non si saranno raggiunte condizioni soddisfacenti in materia di ambiente e di sicurezza, e applicare il principio di precauzione vietando gli OGM.
      Giusto.

    7. Fare della protezione animale una priorità nazionale. Difendere il benessere degli animali vietando l’abbattimento non preceduto da stordimento e sostituendo il più possibile la sperimentazione animale. Rifiutare il modello delle fattorie-fabbriche, del tipo «fattoria da 1.000 mucche».
      Giusto.

    ASSICURARE L’UGUAGLIANZA SU TUTTO IL TERRITORIO E PROMUOVERE L’ACCESSO ALL’ALLOGGIO

    1. Garantire l’uguale accesso ai servizi pubblici (amministrazioni, pubblica sicurezza, acqua, sanità, trasporti, ospedali e case di cura…) su tutto il territorio e in particolare nelle zone rurali. La liberalizzazione delle ferrovie voluta dall’Unione Europea sarà rifiutata. La Posta e la SNCF (Ferrovie dello Stato – ndT) resteranno pubbliche.
      Giusto.
    2. Raggruppare in un solo ministero l’adeguamento del territorio, i trasporti e l’alloggio. Riequilibrare la politica della cittàin favore delle zone spopolate e rurali.
      Giusto.
    3. Facilitare l’accesso alla proprietà rinforzando l’istituto di prestiti agevolati e migliorando le condizioni di riscatto degli affittuari degli alloggi sociali, per raggiungere l’1% del parco HLM (case popolari – ndT) venduto ogni anno. Ridurre i diritti di trasferimento del 10%.
      Giusto.
    4. Ridurre le spese per l’abitazione delle famiglie attraverso un grande piano di aiuto alla costruzione e alla riqualificazione degli alloggi, alla riduzione delle tasse sugli immobili più modesti e il blocco degli aumenti e rendendo definitivi gli APL (Aiuti Personalizzati all’alloggio – ndT) (eliminazione dell’inclusione del patrimonio nel loro calcolo). Creare una «Protezione-Abitazione-Giovani»: lanciare un grande piano di costruzione di abitazioni per studenti e rivalorizzare del 25% gli APL per i giovani fino a 27 anni fin dal primo anno del quinquennio.
      Giusto, e dovremmo avere il coraggio di dire che si deve fare nella forma di edilizia pubblica, abbattendo e ricostruendo secondo moderni parametri antisismici e di basso impatto energetico, il che rimetterebbe in modo anche l'indotto della nostra industria ad ogni livello se vincolando il provvedimento all'utilizzo di produzioni nazionali.
    5. Riservare la precedenza ai Francesi per l’attribuzione degli alloggi popolari, senza effetto retroattivo, e indirizzarla verso coloro che ne hanno più bisogno. Applicare realmente l’obbligo di godimento pacifico, a pena di revoca immediata dell’affitto.
      Se l'edilizia popolare in Italia passasse dal 2% che è al 20% e di buona qualità come è in Austria, queste recriminazioni da destra contro gli immigrati sarebbero finalmente disarticolate: la casa ci sarebbe per tutti senza alimentare queste guerre tra poveri.
      Il problema è che qua si continua sempre e solo, anche a sinistra, a fare gli interessi dei grandi immobiliaristi.
      Poi il risultato sono queste campagne della destra e la presa che hanno in una società in cui in effetti il problema dell'abitare è grave.
    6. Razionalizzare e semplificare le norme di urbanistica e costruzione per riassorbire le tensioni sul mercato degli alloggi. Sorvegliare la tutela dell’ambiente e degli spazi naturali protetti (litorali, montagne ecc.).
      Giusto.
    7. Sostenere lo sforzo di investimento in infrastrutture, in particolare nelle zone rurali (erogazione di energia, copertura telefonica, strade) e rinazionalizzare le autostrade per restituire ai Francesi un patrimonio che hanno finanziato e di cui sono stati derubati; più generalmente rifiutare la vendita degli attivi strategici posseduti dal potere pubblico.
      Sacrosanto.

      CONCLUSIONI
      Da una analisi puntuale del programma del Front National credo emerga con grande chiarezza la non equivocabilità del loro profilo politico.
      Si tratta di una destra chiaramente radicale che punta fortissimamente verso un securitarismo sbirresco che trascinerebbe il paese fuori dai normali parametri di garantismo propri di uno stato di diritto e che declina la propria ossessione per l'ordine concepita come stato di polizia in chiave apertamente xenofoba.


      Tuttavia se c'è una cosa che non deve essere considerata sorprendente è lo sfondamento di questo tipo di destra tra i ceti popolari, e questo non vale esclusivamente in Francia.
      Perché è assolutamente evidente che il profilo economico del Front National, pur moderatissimamente keynesiano e poco improntato ad una vasta redistribuzione di ricchezza, è in ogni caso incomparabilmente più allettante per chiunque svolga lavori normali e abbia bisogno di stato sociale, di qualsiasi programma delle sinistre globaliste e europeiste da 20 anni in qua.
      Si difendono pensioni a età accettabili, si puntella lo stato sociale che resta rifiutando ulteriori privatizzazioni sia dei servizi sia degli asset pubblici.
      Si difendono le ultime norme di rigidità contrattuale del lavoro mentre le "sinistre" fanno il jobs act e la loi travail.
      Inoltre, pur declinando alla fine in una destrorsa chiave militarista, si difendono anche principi che andrebbero invece sostenuti da sinistra.
      Non solo la filiera corta e la difesa delle produzioni tipiche nel settore agroalimentare in modo più serio di quanto non faccia la sinistra ( la filiera corta senza protezionismo commerciale e con l'euro NON LA FAI ), ma qua, ancor peggio, abbiamo lasciato a destra anche la rivendicazione del multipolarismo in politica internazionale e il rifiuto di voler rimanere al gancio dell'imperialismo Nato.
      Insomma, ci spellano vivi, è una disgrazia, ma non possiamo raccontarci che non ci sia un perché.
      Se sei appartenente ad un ceto popolare è assolutamente ovvio e razionale che voti FN invece che gli pseudo socialisti o i verdi europeisti.


      Purtroppo in Francia, con la parziale esclusione di Mélenchon che è a capo dell'unica sinistra votabile, e ancor più in Italia, la sinistra sta lasciando il campo a destra perché non riesce ad affrontare in maniera non nevrotica e autenticamente degna di studio psichiatrico, la questione della sovranità nazionale.

      La sinistra e la sovranità nazionale.
      Le sciocche superstizioni della sinistra a proposito della sovranità nazionale, vista come un male a prescindere da qualsiasi altra argomentazione, lasciano la sinistra completamente impotente e inadeguata di fronte alle contraddizioni e alle sperequazioni create dalla globalizzazione capitalistica di cui l'Unione Europea è epifenomeno regionale.
      La realtà è che un paese può essere governato da destra o da sinistra, ma un paese non sovrano invece non può autogovernarsi, verrà gestito nel nome di interessi terzi, e quindi si dissolve l'autodeterminazione e la possibilità per i ceti popolari in primis di far valere le proprie istanze: i dominanti si ricicleranno sempre, invece, come vicerè e/o borghesia compradora.
      Esattamente nel manifestare questa attitudine, anzi, proprio la borghesia italiana è sempre stata una avanguardia.

      Negli ultimi giorni ha destato un certo scalpore e ha suscitato parecchi commenti una intervista al prof. Gustavo Zagrebelsky che ha toccato il tema della sovranità e della rivendicazione di sovranità nazionale da parte dei popoli, che può essere declinata in vari modi.
      Cerco di offrire un mio contributo alla chierezza di idee perché altrimenti temo si rischi di girare a vuoto intorno al legame tra i concetti di sovranità popolare e sovranità nazionale.
      L'opinione pubblica e il dibattito prevalente nei partiti questo fa, già da anni. Ripropongo un articolo del 28 Luglio 2015 integralmente scritto da Zagrebelsky, nel quale affronta in modo più preciso la tematica, all'indomani del referendum greco e dell'abdicazione del governo di fronte al terzo memorandum della Trojka.
      Il passaggio cruciale, che interroga tutti, sul quale in seguito Zagrebelsky abbozza le proprie considerazioni e ipotesi di soluzioni, è praticamente all'inizio dell'articolo:
      <<Si parla di fallimento dello Stato come di cosa ovvia.
      Oggi, è “quasi” toccato ai Greci, domani chissà. È un concetto sconvolgente, che contraddice le categorie del diritto pubblico formatesi intorno all’idea dello Stato. Esso poteva contrarre debiti che doveva onorare. Ma poteva farlo secondo la sostenibilità dei suoi conti. Non era un contraente come tutti gli altri. Incorreva, sì, in crisi finanziarie che lo mettevano in difficoltà. Ma aveva, per definizione, il diritto all’ultima parola. Poteva, ad esempio, aumentare il prelievo fiscale, ridurre o “consolidare” il debito, oppure stampare carta moneta: la zecca era organo vitale dello Stato, tanto quanto l’esercito. Come tutte le costruzioni umane, anche questa poteva disintegrarsi e venire alla fine. Era il “dio in terra”, ma pur sempre un “dio mortale”, secondo l’espressione di Thomas Hobbes. Tuttavia, le ragioni della sua morte erano tutte di diritto pubblico: lotte intestine, o sconfitte in guerra. Non erano ragioni di diritto commerciale, cioè di diritto privato.
      Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale — la sovranità — è venuto a mancare. Di fronte a lui si erge un potere che non solo lo può condizionare, ma lo può spodestare. Lo Stato china la testa di fronte a una nuova sovranità, la sovranità dei creditori>>


      Perché i "sovranismi" - definizione che personalmente non adotto ma che è evidentemente polisemica come la definzione di "populisti", tanto è vero che in tal modo si definiscono sia la Le Pen sia Iglesias che politicamente non hanno nulla a che spartire tra di loro - stanno così tanto prendendo piede oggi in funzione realmente o strumentalmente antisistemica?
      Perché dentro la UE un problema di sovranità sussiste, un problema di sovranità che come evidenzia Zagrebelsky condiziona il diritto di autodeterminazione dei popoli nello scegliere un modello sociale con normale processo democratico all'interno del proprio Paese e che mette gli stati stessi nella condizione di poter fallire.
      Uno stato può attraversare crisi, politiche, istituzionali, produttive, finanziarie, ma non può fallire.
      In condizioni normali.
      Il fatto che possa sostanzialmente fallire entro l'Unione Europea non è semplicemente una stranezza, è una leva politica. Una questione di POTERE politico, che determina chi sia il sovrano.
      Come evidenziato nella vicenda greca che Zagrebelsky analizza.
      E se accettiamo la definzione di Schmidt secondo la quale sovrano è chi decide sulla stato di eccezione, se lo stato concretamente può fallire ( la crisi che lo porta alla bancarotta è lo stato di eccezione, come è accaduto in Grecia nel Luglio 2015, o a Cipro nel 2013 ), CHI veramente è il sovrano?
      E qual è la strategia per spodestarlo se esso non è il popolo?
      Le domande nell'articolo restano aperte ma è evidente che quello è il vero nodo politico dell'oggi.
      Lo Stato può morire per "ragioni di diritto commerciale, quindi di diritto privato".
      Che spazio ha la sovranità popolare all'interno di questa assoluta anomalia prodotta dalla menomazione della sovranità nazionale?

      Rispetto al neologismo "sovranismo", dai media maintream ormai sistematicamente utilizzato come sinonimo di "populismo" e quindi di fascismo anti€peista, ci vado estremamente cauto.
      Tendo a diffidare dei neologismi, ma dobbiamo sforzarci di essere precisi.

      Se lo stato è una entità storicamente determinata di natura politico-giuridica composta da un territorio, un popolo e una sovranità, che senso ha parteggiare per una prerogativa fondamentale dello stato?
      Casomai possiamo discutere del fatto che uno stato sovrano potrebbe anche non essere democratico: in una dittatura non c'è sovranità popolare.
      Può accadere, o anche no.
      Ma al contrario in un un paese non sovrano la democrazia non c'è per forza di cose o al massimo è un simulacro, quindi per forza non c'è sovranità popolare.
      Quindi, posto che sovranismo è una categoria che non dice quasi nulla e che personalmente non adotterei, volendo proprio ragionarci sopra e assumendo l'ovvietà che la sovranità popolare non si esercita nel vuoto ma dentro la cornice della sovranità nazionale, ne discende che:
      - possono esistere sovranisti antidemocratici, ma
      - non possono esistere democratici per i quali l'istanza sovranista non sia almeno implicita.

      In parole povere se continueremo come sinistre a lasciare alla destra la rivendicazione della sovranità nazionale come spazio di autodeterminazione rispetto allo strapotere dei mercati globalizzati, non ci dovremo sorprendere se i ceti popolari andranno in blocco a destra: sarà stata solo e unicamente colpa nostra e delle sciocche e pusillanimi fisime di quei brocchi delle dirigenze politiche e sindacali che hanno paura delle parole oltre ad essere, spesso, pure colluso nei fatti con gli interessi dominanti.

      Citando il sociologo spagnolo Manuel Castells:

      le élite sono cosmopolite, il popolo è locale. Lo spazio del potere e della ricchezza si proietta in tutto il mondo, mentre la vita e l’esperienza della gente comune è radicata nei luoghi, nella propria cultura, nella propria storia.


      Una volta questa idea, niente affatto nuova, era patrimonio comune delle sinistre e non confliggeva con il loro tradizionale internazionalismo, perché la fratellanza si costruisce tra stati sovrani e democratici governanti dalla causa operaia. Questo era un fatto pacificamente acquisito.
      Inoltre ci si ricordava delle riflessioni di Antonio Gramsci o Lelio Basso, solo per fare due nomi, che facevano una distinzione chiarissima tra cosmopolitismo borghese e internazionalismo proletario, specificando che non soltanto non sono la medesima cosa ma sono addirittura valori in opposizione l'uno all'altro.
      La realtà è che la sinistra elitaria, cioè appiattita sul dogma cosmopolita, si sta estinguendo banalmente perché non serve a nessuno.


martedì 7 febbraio 2017

Ein Reich, Ein Volk, Ein Euro.

In italiano si legge "oiro", ma questo non ci consola troppo.

Oggi, dopo essere rimasto di stucco di fronte alle ultime parole del giovane disoccupato che non ne poteva più di vivere, mi sono imbattuto anche in quest'altra vicenda di neanche tre mesi fa della quale non mi ero accorto.
22 anni, un ragazzo.
Non sono certamente i primi suicidi di questa crisi e purtroppo non saranno nemmeno gli ultimi, ma io non riesco più a tollerare che si debba vivere in questo modo, che si muoia così.

E allora è arrivato veramente il momento di dire quello che si pensa senza più un solo straccio di diplomazia, purché si abbia la serierà di documentare quello che si dice; perché a un certo punto dire BASTA diventa una questione di decenza umana e personale prima ancora di avere un qualsiasi altro significato politico.
Riporto un esempio da manuale di "cottimismo filopadronale" giustificato da una retorica fintamente meritocratica autoattribuita ad un intero popolo e condito con una autentica ossessione per la stabilità monetaria, da perseguire con la moderazione salariale:

<Tra la produzione tedesca in aumento e il denaro in circolazione venne creato un rapporto naturale. La formazione dei prezzi, attuata con tutti i mezzi, fu possibile soltanto mantenendo stabile il livello dei salari. Ma tutto ciò che in questi ultimi sei anni è stato distribuito in Germania dall'aumentato reddito nazionale, corrisponde all'aumentata produzione,vale a dire all'aumentato rendimento del lavoro. In tal modo si è potuto non solo dare lavoro a 7 milioni di disoccupati, ma anche assicurare al loro aumentato reddito una corrispondente capacità di acquisto; in altre parole, ad ogni marco pagato corrisponde nella stessa misura un aumento della nostra produzione nazionale.
In altri paesi avviene esattamente l'opposto.
Viene ridotta la produzione, si aumenta il reddito nazionale aumentando i salari, si diminuisce con ciò la capacità di acquisto del denaro e si arriva infine alla svalutazione della moneta.
Ammetto che il sistema tedesco, in sé e per sé, è meno popolare, in quanto stabilisce che ad ogni aumento di salario debba corrispondere un aumento della produzione, per cui l'aumento dei salari deve sempre passare in secondo piano rispetto alla produzione>


Mi raccomando, non bisogna svalutare la divisa, mai!
Al massimo svalutiamo un po' il lavoro....
Altrimenti il signor Krupp, col quale l'autore del discorso era sceso a patti per arrivare al governo, magari si sarebbe risentito.
Di capitali ne ha parecchi, lui, quel filantropo del signor Krupp.
Ma le sue fabbriche danno anche tanto lavoro e non vuoi abolire per il suo gruzzolo il rischio dato da un po' di svalutazione, di inflazione?
Suona attuale questa mentalità, eh?

In effetti c'è anche consapevolezza nel discorso del fatto che si tratti di un sistema poco popolare e che altrove campino, magari bene, facendo in tutt'altro modo.
Ma vuoi mettere, questo rigore produttivista austeramente protestante!
La statura morale del popolo che nasce con le braccia lungo la cucitura dei pantaloni e ben si adatta a dimostrare la propria tempra vivendo, senza protestare, al di sotto dei proprio mezzi, risalta con assoluta evidenza.

Occorrerà tuttavia una soluzione alle tensioni che un sistema così poco popolare può comportare.
Quale?
Scaricarle fuori dai propri confini insieme alle proprie merci, con la giustificazione che se gli altri le comprano è perché noi siamo più bravi a produrre ( polemica di 15 giorni con Trump sulle esportazioni di auto negli USA, uguale ) attraverso un po' di sano mercantilismo.
Infatti, 2 pagine dopo:

<popolo tedesco, se vuoi vivere esporta, altrimenti perirai>

Mamma mia, come sembra non essere cambiato niente.
Da quando?
Suggerimento: il discorso è stato pronunciato al Reichstag il 30 gennaio 1939.
E' un discorso lungo, dura un'ottantina di pagine.
Una quindicina di pagine dopo si prospettava anche la necessità di una lotta senza quartiere al bolscevismo e 5 pagine pagine dopo, per non farsi mancare proprio nulla, si prospettava anche la necessità di una soluzione finale per la questione ebraica.

Signori, se in Italia ci siamo lavati la coscienza con sfolgorante IPOCRISIA perfettamente raccontata da Mario Tobino ne Il Clandestino, e all'alba del 26 luglio 1943 tutti si strizzavano l'occhiolino sottintendendo che loro no, loro non erano mai stati fascisti, al massimo si erano conformati per non prendere manganellate ( e poi magari hanno conservato fez e orbace per i successivi 20 anni chiusi in un armadio in cantina ), la propria autocritica storica ha totalmente FALLITO anche in Germania.
Colpevolizzazione senza nessuna analisi.
 Tale metodo si è dimostrato inutilmente colpevolizzante applicato anche a chi era nato decenni dopo i crimini della seconda guerra mondiale ma insieme carentissimo sul piano analitico; altrimenti i tedeschi ricorderebbero che con l'inflazione al 29.500% sul finire del 1923 Hitler organizza i Putsch ma veniva seguito solo da 4 pazzoidi, mentre andava al governo 10 anni dopo sospinto dal malcontento per la nuova esplosione della disoccupazione provocata dalle politiche austeritarie e deflattive dei Brüning e dei von Papen. Rianalizzarsi  in tale modo in realtà non ha prodotto niente altro che un nazionalismo compresso e represso il quale non aspettava altro che una nuova valvola di sfogo.

Un nuovo nazionalismo privo di qualsiasi consapevolezza del fatto che nazionalismo non vuol dire soltanto bruciare chi detesti nei formi crematori.
In effetti è evidente come non abbiano assolutamente capito che ESISTE UNA DIMENSIONE ANCHE ECONOMICO-COMMERCIALE DEL NAZIONALISMO, IL MERCANTILISMO, che infatti stanno replicando pedissequamente.
Contro il loro stesso interesse.
L'eurozona rimarrebbe un'unica gigantesca contraddizione politica ma nonostante tutto sostenibile, se i lavoratori tedeschi pretendessero di vivere all'altezza dei propri mezzi invece di premiare i politici che li costringono a vivere in condizione di relativa penuria, purché facciano conquistare al proprio Paese una posizione internazionale preminente ( ingrassando nel frattempo solo i propri padroni. )

Una mentalità da alleanza tra produttori, paradossalmente sostenuta dal basso invece che imposta dall'alto.
Spiace dirlo, ma in ultima istanza, la contraddizione politica europea fondamentale, è che il popolo tedesco ha capito assai poco di cosa sia il fascismo.

In effetti questa eurozona funziona in modo tremendamente simile al Lebensraum.
Anzi, di fatto E' un Lebensraum, solo ripulito di una ideologia razzista/biologicista oggi irripetibile.
Ma a parte questo, la musica e sempre la stessa.

E adesso venitemi a dire, mentre contiamo ogni giorno i suicidi, che il nazionalismo sarebbe voler uscire da questo inferno fascistoide.

Qui le prove documentali.
I passaggi citati si trovano tra pagina 43 e pagina 45.


Pulizia morale.




Vedete: non perdere tempo con gli scannamenti correntizi delle sinistre in questo paese non è un atto di settarismo o di spocchia, ma di pulizia morale.
Si muore così in questo paese, come questo tragico articolo ci mostra; mentre si sa benissimo quali siano i problemi ma non si riesce a farne un orizzonte di lotta perché:
- qualcuno deve coltivarsi l'orticello,
- qualcun altro la rendita di posizione,
- a qualcun altro rode il culo dover, prima di riposizionarsi, ammettere che da 30 anni in qua non ci ha capito un cazzo,
- qualcun altro ancora deve difendere una idea di internazionalismo ( astratta ) e pure mutuata dai liberisti e gli interessa di più sentirsi puro che concreto
- qualcun altro,  ancor più prosaicamente, ha una cadrega sotto al culo a Strasburgo e 15.000 €/mese di entrate, e che vuoi fare, sputarci sopra?
Vale per tutti, non è che c'è qualche soggetto meno colpevole e qualcuno di più.

Questo discorso vale dalla Rifondazione Comunista che resta inchiodata alla ferreriana teoria del tubetto di dentifricio e che perora la causa della disobbedienza all'UE dall'interno, come se essa fosse possibile dopo la dimostrazione empirica greca del fatto che l'unico modo per essere contro è essere fuori.
Questo discorso vale per Sinistra Italiana che ancora considera una base di discussione seria l'emendamento alla tesi n.14 del proprio congresso, a firma Cofferati, Castellina, Casarini ( e altri ) pensato per disarmare in un modo purchessia il pericoloso avventurismo della tesi base, per la quale si è impagnato Fassina, che invece costituisce proprio il risicatissimo minimo sindacale del senso della realtà necessario per provare almeno a rimettersi a ragionare sul mondo reale.
Questo discorso vale per tutti gli altri gruppi e gruppetti che, rifugiatisi in una dimensione parallela di rifiuto della realtà, si lavano la coscienza predicando rivoluzioni perché con una qualsiasi riforma è inutile sporcarsi le mani e come risultato non fanno altro che predicare allo specchio quanto son bravi non capendo quanto, in realtà, siano semplicemente inutili.
Questo discorso vale per chiunque consideri la propria ristretta identità più importante della vita di Michele.

Basta.

L'Unione Europea, epifenomeno regionale della globalizzazione, è in crisi e né i grandi capitalisti né gli eurocrati loro portaborse, né i nostri governanti-maggiordomi dei ceti dominanti, hanno una soluzione ovvia dall'alto per risolvere il problema: abbatterla per ripristinare condizioni minime di democrazia cioè di eguaglianza sostanziale, garantite dallo stato sociale e dall'impegno dello Stato per la piena occupazione in regime di economia mista, è UN DOVERE NON RIMANDABILE.
E' una questione di pulizia morale.

Non ce l'abbiamo altri 5 anni da spendere per spiegare a dirigenti politici decotti e ai 14 militonti  che ancora gli vanno dietro convinti che la loro identità sia l'europeismo più che non la difesa del lavoro contro il capitale, che i DEF vengono stilati tenendo conto di parametri quali l'output gap o la disoccupazione di equilibrio non inflattiva e che quindi, per tenere in piedi l'euro, in Italia non possiamo far scendere la disoccupazione sotto l'11% o in Spagna e in Grecia sotto il 20%.

Non ce li abbiamo altri 5 anni per redimere idioti, cerebrolesi, liberisti per sentito dire convinti di essere comunisti, e/o collusi che devono fare discorsi compatibili con lo status quo perché devono difendere la propria seggiola da assessore eletto stando al gancio del PD.
O troveranno una soluzione dall'alto alla crisi europea completando questa oscena restaurazione oligarchica che della democrazia ci lascia solo formali e vuoti simulacri, o la soluzione l'avremo da destra, passando la liberismo a fascismo, da padella a brace.
Stretti tra Scilla e Cariddi bisogna lavorare SUBITO a una soluzione democratica, chiaramente altra sia alle destre liberiste sia alle destre xenofobe, al cui servizio tutte le sinistre devono mettersi senza farci perdere ulteriore tempo in CAZZATE.

Chi non ha capito dopo 8 anni di crisi non è parte della soluzione ma del problema; dirigenze che si ostinano a non dire il necessario o sono troppo inette o troppo in malafede.
Nel frattempo destre più spregiudicate cavalcano la medesima contraddizione condendola con razzismi assortiti, islamofobia e prospettive di stato minimo cioè di liberismo con altri mezzi. ( Da AfD alla Lega passando per FN la musica è sempre la stessa: sicuritarismo sbirresco, guerra tra poveri, odio verso i più disgraziati invece che verso gli sfruttatori, modello dello "stato minimo" liberista reiterato con altri mezzi, transitando dal mercantilismo subìto al mercantilismo praticato )
Insomma parliamo dell'ennesimo tragico inganno, ma ugualmente più "credibile" agli occhi del sofferente popolo lavoratore perché almeno essi partono dal confrontarsi con una contraddizione reale che la gente ha ormai compreso e che a sinistra si preferisce continuare ad esorcizzare.

Serve un movimento popolare, democratico, socialista ( ma si può anche non dirlo apertamente se qualche democratico non troppo di sinistra si spaventa per i nomi. I nomi non sono mai una priorità rispetto alla sostanza ) ma non identitario, al limite populistico, che parli semplicemente e dica la verità.
Lo dobbiamo a Michele.

Tutto il resto, diciamocelo, sono ormai soltanto squallide seghe mentali; masturbazioni in politichese cinicamente dispensate stando coi piedi sopra le tombe dei morti, chiacchiere che non meritano più alcun rispetto.

Quando non ci sono più soltanto in ballo culture e identità politiche ma le tombe di ragazzi ancora giovani che si ammazzano perché questa società è diventata troppo oscenamente ingiusta, essere pratici e pragmatici oltre che indisponibili a ulteriori perdite di tempo, diventa una questione sopra a tutto il resto di pulizia morale.

Con questa lettera un trentenne friulano ha detto addio alla vita. Si è ucciso stanco del precariato professionale e accusa chi ha tradito la sua generazione, lasciandola senza prospettive. La lettera viene pubblicata per volontà dei genitori, perché questa denuncia non cada nel vuoto.
* * *
di MICHELE
Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.
Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.
Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.
Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.
Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.
Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.
Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.
Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.
Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.
Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.
Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.
Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.
Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.
Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.
P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.
Ho resistito finché ho potuto.

giovedì 19 gennaio 2017

La sinistra e la post-sinistra.

Mi mancano le categorie per analizzare un problema.
D'altra parte, anche se lo faccio in un modo un po' strano e non strettamente in fabbrica, "io faccio opraio" e non ho avuto troppo tempo per studiare filosofia, voi si.
I "comunisti" secondo Il Manifesto, quelli che un operaio da vicino non l'hanno mai visto e se lo vedessero non saprebbero cosa dirgli.


Quindi magari mi potete aiutare.
La questione del populismo democratico io la vedo un po' come una operazione di gigantesco svecchiamento di una sinistra ufficiale totalmente incartata. ( intendo, con incartata, ripiegata su sé stessa )
Un po' veicolo linguistico per ricompattare esclusi e sfruttati troppo parcellizzati nella società disintermediata per andarli a ripescare uno a uno coi nostri metodi tradizionali, un po' anche sostanza per confrontarsi con la ricomposizione della classe stessa dato che i soggetti da una parte e dall'altra della barricata non sono più esattamente gli stessi.
Altrettanto vale per il capitalismo in generale, dato che esso si rinnova perpetuamente nei suoi metodi pur mantenendo il proprio spirito di fondo e quindi non è più lo stesso.

In questi anni credo si sia creata una linea di faglia tra due sinistre.
C'è una sinistra, troppo sparpagliata per incidere e che nei metodi insiste nell'errore, e c'è la post-sinistra che non sbaglia nel metodo, sbaglia nella sostanza; perché vuole democratizzare cose di cui ha recepito e interiorizzato le radici profonde ( e che democratizzabili non sono ).

Procedo rudemente perché purtroppo non sono in grado di essere sottile.

La linea di frattura più evidente, quella che si vede e che è diventata critica nel dibattito, ruota intorno al problema: che vogliamo fare della globalizzazione?
C'è chi la contesta e intende governarla, e governarla significa sempre fare riferimento alle prerogative della statualità nella loro pienezza per poterlo fare.
C'è chi dice invece che essa crea ingiustizia perché è governata dai "cattivi", ma in sé è
a) una tendenza ineluttabile
b) anche un'occasione se fosse governata altrimenti.
In ogni caso lo stato non va riattualizzato, né conquistato e usato: è un rottame del passato.
Quindi "beni comuni", non industrie o banche nazionalizzate.
La sinistra sostiene che esista solo "pubblico" o "privato", e che bene comune sia solo un escamotage per dire privato senza però avere le palle di dirlo apertamente.
La post-sinistra sostiene invece la mistica dell'autogestione del bene comune, perchè nazionalizzare le banche è fascista per assonanza col termine nazione, mentre nazionalizzare l'Ilva non va bene perchè il lavoro è finito.
In questa frattura superficiale è nascosta una sostanza più profonda.
Perché in queste due macrocategorie che hanno creato due campi ( che io rudemente definisco "sinistra" e "post-sinistra" e che almeno in questa fase hanno reso anacronistica la vecchia suddivisione tra rivoluzionari e riformisti ) sono contenuti una notevole altra quantità di orientamenti comuni.

Nella sinistra è considerato l'essere stati incisivi sul fronte dei diritti sociali, ciò che apre lo spazio per poter operare avanzamenti anche sui diritti civili.
Ma esiste una gerarchizzazione delle priorità, almeno temporale, e in ogni caso i "diritti" non vengono assolutizzati ma sempre valutati guardando alle relazioni che instaurano tra soggetti, e ancora più in grande tra soggetti organizzati e modi di produzione eccettera.
Nella post-sinistra la dimensione dei diritti viene assolutizzata e non vi intravedo gerarchizzazioni, nemmeno temporali.
Diventa preminente la dimensione di una libertà individuale cui si guarda in sé, si assolutizza la dimensione dei diritti tendendo a scioglierla dalla dimensione della responsabilità del soggetto verso il resto della società.

La sinistra resta ancorata agli strumenti della moderna conflittualità tra capitale e lavoro, quindi agli strumenti del '900.
Resta agganciata ad una idea di modernità come campo di lotta ponendosi il problema di organizzare al suo interno l'alterità, la conflittualità, rispetto al blocco del potere col fine di far evolvere questa modernità in una direzione altra rispetto a quella che ci è stata imposta.
Si pone tendenzialmente il problema di capire come cambiare forma o trovare nuovi strumenti entro modi di produzione e accumulazione diversi, quindi dentro diverse strutture e rappoti sociali nel senso più ampio, per far tornare incisive vecchie lotte e rivendicazioni.
La post-sinistra mi sembra sostenga che in un mondo e in un quadro completamente mutato tutto debba mutare, e che ritenga fondamentalmente la sinistra come "conservatrice", quando non addirittura reazionaria; proprio riprendendo la questione dei diritti ad esempio, che non essendo considerati dalla sinistra come un qualcosa che si esercita immersi in un vuoto etico sono anche qualcosa cui non si apre incondizionatamente.
In pratica la post-sinistra considera il progresso della modernità come un dato in sé neutrale entro il quale operare, pensa di organizzare una conflittualità dei soggetti dando per acquisita o addirittura per scontata la neutralità di classe della cornice entro la quale si opera.
In tanti casi beatifica addirittura questa cornice facendo in questo mostra di un positivismo fuori tempo massimo che francamente mi lascia di stucco.
Questa contrapposizione è ben esemplificata dalle tante occasioni di dibattito pubblico cui mi è capitato di assistere con persone di sinistra e altre di post-sinistra che litigano sulla parola d'ordine reclamiamo lavoro oppure reddito?
Sinistra lavorista versus post-sinistra redditualista, se mi permettete i neologismi ad mentula canis.

Questo determina che da un lato, quello della sinistra, abbiamo:
- chi vuole recuperare lo stato,
- chi è tendenzialmente anche contrario all'integrazione europea vista come non democratizzabile, niente altro che un epifenomeno regionale della globalizzazione capitalistica che sul terreno della democrazia si traduce in una abrogazione della democrazia partecipativa in favore di una oligarchia tecnocratica
- chi considera il femminismo come parte di una lotta contro la forza del capitale che frammenta il fronte del lavoro e quindi è sensibile a quelle iniziative che risolvano la discrepanza di reddito e carriera tra uomo e donna, ma disinteressato quando non proprio insofferente per tutte queste altre cose che puntano sulle questioni semantiche, linguistiche ( avvacatA, si dice avvocatA! )
- chi considera i diritti come una questione collettiva anche quando si tratta di diritti civili e, ad esempio, finchè vogliamo fare il matrimonio civile anche per gay e lesbiche è assolutamente d'accordo, ma nel momento in cui si comincia a parlare di gravidanza surrogata insorge
- chi è tendenzialmente favorevole a forme organizzative pesanti e come minimo sospettoso verso movimentismo, "società civile", auto-organizzazioni, non regolate sempre attraverso una statualità che poi istituzionalizzi e gestisca regole chiare, che sta lassù al vertice del potere dello Stato e ci è nemica solo perché non l'abbiamo conquistata noi. Essendo questo il problema: prendersi lo Stato, non smantellarlo.
- come conseguenza di tutto questo, abbiamo una compagine di persone completamente indisponibili a parlare ancora di "centrosinistra", anzi, ormai esplicitamente convinte che essere stati in qualsiasi modo compartecipi dei vari centrosinistra sia una colpa storica difficilmente emendabile rispetto alla quale si debba invertire la rotta a 180°.

Dall'altro lato abbiamo.....Sel. ( permettetimi di sintetizzare, altrimenti mi perdo ).
Sia quella sciolta un mesetto fa sia quella Sel eterna che si ripropone e ri-infila ovunque.

Una parte è interessata al populismo, Sel le sarà sempre e comunque inevitabilmente ostile.

La sinistra ha un problema di frammentazione.
In parte non ricomponibile, perché il rifiuto ( anche comprensibile ) rispetto a come si è evoluta la modernità ha spinto determinate realtà a chiudersi nella bolla di un universo parallelo nel quale sta sempre per scoppiare la rivoluzione e noi 15 che abbiamo ragione ne saremo a capo.
La lista sarebbe lunga; se qualcuno proprio ci tenesse enumererò i vari esempi in privata sede.
Insomma la marginalizzazione rispetto alla realtà e una inclinazione naturale al dogmatismo dottrinario fa si che parte consistente di essa sia da dare ormai per persa, perché di fatto composta da gruppi che a tutti gli effetti sono diventati sette mistico-religiose.
La post-sinistra invece è ovunque e in nessun luogo insieme.
Se il problema del settarismo non ce l'hanno, la mia idea è che essi vogliano essere conflittuali circa la gestione di qualcosa ( tutto, ormai ) avendone però accettate le ragioni e storture profonde.
Vogliono la monarchia assoluta salvo poi protestare perché il Re comanda da autocrate invece di essere democratico.
Ma dai?
Insomma, non sono più di sinistra: sono dei liberali che si credono altro.

Guardate che mi sono convinto ormai che la distinzione tra sinistra e post-sinistra possa essere identificata anche retroattivamente rispetto alla linea di faglia più evidente prendendo a caso qualsiasi altra contraddizione.

Quelli che non considerino l'utero in affitto una reificazione inaccettabile ( quando non proprio una indifendibile porcheria parafascistoide ), gira e rigira sono
- anche tutti o quasi europeisti,
- sono quasi tutti quanti innamorati di quella scempiaggine che sono le identity politics dalle quali anche un personaggio che non è proprio il più inveterato barricadero, il senatore Sanders, ha preso le distanze e che sono invece l'orizzonte culturale ideale dell'immaginario radical chic dalla Boldrini passando per Hillary Clinton,
- se solo ti sentono affermare che parlare di sovranità popolare è fuorviante perché essa non si esercita nel vuoto ma solo entro spazi istituzionali ben precisi, quindi non esiste sovranità popolare fuori dalla sovranità nazionale, già ti hanno bollato come rossobruno e non ti parlano più insieme anzi si mettono a dire agli altri che bisogna isolarti.

Eccetera, eccetera, eccetera, eccettera fino alla noia.

Lo sapete il dramma?
Nelle varie composizioni e ricomposizioni della sinistra "ufficiale", partitica per così dire, la cosa ovvia da fare sarebbe separare e poi ricomporre su basi omogenee sinistra e post-sinistra.
Avremmo due partiti abbastanza omogenei, non politicamente paralizzati da insolubili conflitti interni, in grado quindi di operare portando avanti un progetto politico che sia una linea di compromesso tra le varie componenti ma non considerato da nessuno come una svendita o una abdicazione rispetto alle proprie opzioni.

Invece no.
Ognuno tiene al proprio interno gli uni e gli altri.
In SI il riformista di sinistra Fassina si deve ritrovare la palla al piede della post-sinistra furfara e O'Johnna ( quando non ancora peggio, cremonesa, pirovana o smeriglia ).
In Rifondazione la sinistra più conflittualista di Boghetta, Greco o Moro vedrete che alla fine riuscirà a perdere ancora una volta il congresso rimanendo ostaggio della post-sinistra forenza, col placet di Brioscino che è, invece, soltanto il nulla impastato col niente.
In entrambi i casi l'esisto tragico sarà consegnare al nulla le intelligenze politiche valide che, da una parte e dall'altra, ci sarebbero.

Se in un brainstorm di 10 persone ci sono 3 genii, 6 persone intelligenti e una testa di cazzo, quel trust di cervelli potrà partorire soltanto cazzate.
L'idiozia ha sistematicamente la capacità di neutralizzare qualsiasi guizzo di genio, qualsiasi volontà, qualsiasi opera buona.
Nello stesso identico modo se in partito di sinistra c'è anche una solta cordata organizzata di post-sinistra, ad andar bene, avremo l'ennesimo inutile partito radical chic.

Secondo me la conseguenza è che se non scomponiamo e poi ricomponiamo lungo le linee di faglia tematiche, ottenendone in seguito una sinistra che si occupi seriamente anche di populismo per espandersi ampiamente oltre i propri confini, ponendosi il problema di costruire popolo oltre che quello di ricompattare la classe, lo sfondamento nel ( e conseguentemente anche del ) paese lo avremo da parte dei populismi di destra.
I quali a conti fatti altro non sono che le solite destre sociali di sempre.

Tuttavia bisognerebbe anche analizzare quali siano le motivazioni profonde, culturali, teoriche e di conseguenza pratiche, di questo divorzio tra sinistra e post-sinistra; perché se non si sa da dove si viene si finisce per non capire nemmeno dove si voglia andare.
Infatti se scaricare la colpa su Toni Negri e compagnia brutta è, per molti versi, anche fondato ed altamente soddisfacente...non è purtroppo sufficiente.

con un cucchiaio di vetro
scavo nella mia storia
ma colpisco un po' a casaccio
perché non ho più memoria


Su quest'ultima questione lascio però il problema in mano ad altri dato che io non sono in grado.

lunedì 19 dicembre 2016

I criceti del casino piddino.

In figura la ricomposizione politica prossima ventura
Ho scritto questa riflessione a spizzichi e bocconi, tra la sera del 5 dicembre e oggi.
Aggiungerò quindi, qua e la, qualche riferimento temporale.


Ieri sera [ 5/12 ] a cena stavo gustandomi un buon minestrone quando la mia consorte, tra l'apprensione e il divertimento mi ha chiesto: ma adesso cosa succede?
Ho risposto nell'unico modo che mi sembra serio in questo momento:
< di grave non succede niente, perché la terza economia dell'UE e la seconda manifattura del continente non la puoi trattare con lo stesso piglio criminale da scippatori da strada che hanno utilizzato con la Grecia. Se ci fanno andare a fondo nel tempo di uno schiocco di dita, per dirne una, va giù anche Deutsche Bank e a quel punto non ride più nessuno.
Piuttosto ci sarà parecchio da ridere per quello che riguarda le riconfugurazioni politiche prossime venture, dove vedremo di tutto.
Questo perché gli avvelenatori di pozzi al governo e ora dimissionari, nel proprio delirio di onnipotenza condito di insipienza e incompetenza spicciole - prerogative standard proprio di chi si crede stocazzo - hanno creato un casino gigantesco.
Però noi non temiamo la confusione perché il fronte politico nazionalpopolare che rappresenti la causa del lavoro potrà ricomporsi solo attraverso l'esplosione delle contraddizioni politiche più profonde di questa fase.
Nella confusione che ne scaturirà, che è il nostro ambiente naturale, starà a noi saperci muovere e fare in modo che si impongano le parole d'ordine più chiare perché dove c'è confusione un uomo che sa ciò che vuole ci ha tutto da guadagnare. >

Cerchiamo di comprendere meglio l'intricato garbuglio che abbiamo davanti.

Allo stato attuale delle cose sarebbe di esiziale importanza riportare la legalità nelle istituzioni perché nella grave crisi che stiamo attraversando, una crisi politica e di rappresentatività prima ancora che una tragica crisi economica ormai certamente più grave di quella del '29, minare ancor di più e più a fondo la residua credibilità delle istituzioni potrebbe veramente spalancare le porte del completo disfacimento sociale senza che si intraveda una alternativa chiara.

Per riportare la legalità nelle istituzioni un primo indispensabile passo è eleggere un parlamento pienamente legittimo dato che siamo al terzo parlamento consecutivo eletto con una legge elettorale segnata da gravissimi vizi di incostituzionalità e che abbiamo una classe politicante deplorevole che con 343 cambi di casacca dall'inizio della legislatura ( poco più di un parlamentare su 3 ) ci offre plastica rappresentazione di quale sia il suo solo e vero tratto distintivo: il più squallido trasformismo pur di rimanere aggrappati alla cadrega.

Faccio notare che quelli che volevano rifilarci la polpetta avvelenata di una nuova costituzione in accoppiata con una legge elettorale ancor più disproporzionale della precedente nel nome del cambiamento governano da anni.
Governano in virtù di un premio di maggioranza incostituzionale e di un mercato delle vacche parlamentare che non si vedeva in questa forma e in questa misura dai tempi di Giolitti e Depretis.
Insomma, l'autentico paradigma del cambiamento dovrebbe essere rappresentato proprio da quelle persone che, come la merda, trovano il modo di rimanere sempre a galla?
Evidentemente no.
La contraddittorietà della loro narrazione è palese ma per fortuna il popolo italiano ha dato forte e chiaro il segnale di non essere disposto a crederci, non oltre.
Questi son quelli che volevano cambiare la Costituzione. Son sempre loro.
Cominciamo il ragionamento formulando un giudizio chiaro e definitivo sulla qualità tanto politica quanto umana di Matteo Renzi e sulla cordata di salmodianti apologeti e arrampicatori sociali che, al suo seguito, han cercato di spolparsi il paese cucendosi Costituzione e legge elettorale su misura.

Non prevedevano che mettendo le mani sulla Costituzione in quel modo, sia a livello sostanziale sia a livello comunicativo, impostando tutta la campagna su un tono assolutamente sprezzante in una fase  di acuta esasperazione delle sperequazioni e di profondo malessere di milioni di persone sospinte verso una condizione di marginalità sociale, avrebbe provocato una profondissima spaccatura e una contrapposizione estremamente aspra?
Credo che le possibili risposte siano soltanto due.
La prima è che davvero non lo prevedevano e questa sarebbe la dimostrazione della loro totale incapacità politica e di una autoreferenzialità avulsa dal mondo al punto da rasentare una patologia della personalità di carattere narcisistico.
Degli incapaci politici totali e senza possibilità di appello.
Ragion per cui è necessario rimuoverli dal governo, anche a costo di mettere al loro posto - letteralmente - il primo che passa per strada.
La seconda possibilità è ancor più grave: sapevano quanto stessero avvelenando il dibattito e i rapporti sociali e lo hanno fatto lo stesso.
La società è in frantumi e per un po' di potere in più a brevissimo termine, invece che cercare di sanare qualche ingiustizia, hanno consapevolmente sparso benzina sul fuoco.
In questo caso essi si qualificano non come come degli inetti politici ma come degli spregiudicati avventurieri, degli avvelenatori di pozzi e in questo caso è ancor più pressante e necessario rimuoverli dal governo rapidamente.
A maggior ragione quindi anche a costo di far insediare al loro posso il primo che passi per strada.

C'è un problema.
Nel loro delirio di onnipotenza i veri nuovi barbari, le orde Renziote discese a Roma dall'Etruria ( nel senso sia di regione, che di banca; la quale non dimentichiamolo era anche la banca del conto primavera ) al seguito del loro Sire, novello Alarico, hanno già imposto al Paese una nuova legge elettorale.
Per la sola camera, dando per scontato che tanto avrebbero nel frattempo anche adeguato la Costituzione alla legge elettorale concepita per dar loro il pieno e incondizionato potere nei giorni euforici del post elezioni europee.

Nel frattempo [ 18/12 ] abbiamo avuto una prosecuzione con  altri mezzi del governo Renzi I con l'insediamento del governo Renzi II, che potremmo anche serenamente considerare Monti IV e che solo per le più ingenue anime candide è effettivamente il governo Gentiloni I.
Il potere ha reagito con sfrontata arroganza promuovendo addirittura al settosegretariato alla presidenza del consiglio la persona che era stata la firma in calce e la faccia della revisione costituzionale appena sonoramente bocciata: Maria Elena Boschi.
Gli altri ministri sono rimasti quasi tutti al loro posto, compreso l'osceno Poletti, mentre sulla assoluta inadeguatezza al proprio ruolo della ex sindacalista gialla Fedeli non voglio nemmeno dilungarmi.
Nella assoluta e sfacciata continuità l'unico elemento di discontinuità è dato dall'arrivo di Marco Minniti al ministero degli interni, dove dalle mezze figure si passa veramente ad un personaggio di peso: politico esperto, già sottosegretario alla presidenza del consiglio, viceministro degli interno, sottosegretario alla difesa.
Vien da pensare che stiano subodorando che possa saltare la pace sociale e aver scelto un uomo esperto, freddo, già rodato sia agli interni che alla difesa, fa pensare che vogliano approntarsi a poter gestire l'eventualità con pugno di ferro senza nemmeno il guanto di velluto. Un segnale decisamente preoccupante.

Parallelamente la ricomposizione piddinica sta venendo allo scoperto:
- Pisapia si è messo a fare discorsi chiari e evidentemente Smeriglio e soci lombardi gli vanno dietro con la prospettiva di rimettere in piedi l'ennesimo partito civetta che sta di fianco al PD. Pietose le distinzioni di alcuni su PD renziano o PD non renziano.
- Dentro il PD i pasdaran radicali nella persona di Giachetti stanno liquidando i malpancisti interni indicandogli senza tanti giri di parole la porta di uscita.
- La direzione PD ha indicato la rotta prossima ventura: tutto ma NON il proporzionale.
Siccome col doppio turno - che per inciso imposero con la fiducia su una nuova legge elettorale - sanno che perderebbero contro il m5s restava solo la riesumazione del mattarellum, cioè un ultimo estremo tentativo da parte del PD di forzare il ricatto del voto utile collegio per collegio.
Già sono legione i piccoli quadretti e il burocratame partitico finto radicale, ivi compresi soggetti che sono addirittura stati segretari di un partito che nel nome si vorrebbe addirittura comunista, che stanno certificando di giustificare il centrosinistra prossimo ventura come un necessario argine al populismo.
C'è da scommetterci che alla prossime elezioni dipingeranno il M5S come una specie di novello NSDAP e che, naturalmente, tutti quelli che non si piegheranno a sinistra a questo ricatto e magari avranno addirittura l'ardire di farlo da posizione euroscettiche verranno indistintamente bollati col marchio d'infamia di rossobrunismo.
Per altro, va detto, le elezioni potrebbero essere molto ravvicinate perché sul governo pende anche la spada di damocle dei referendum sociali e con tutta evidenza hanno una paura fottuta di prendere l'ennesima batosta, quindi potrebbero addirittura preferire correre il rischio di rapide nuove elezioni.

Oggi [ 19/12 ] è arrivata la notizia dal congresso della Sinistra Europea della elezione di Gregor Gysi alla carica di segretario. Basterebbe dire che Paolo Ferrero è diventato vicesegretario per capire che la Sinistra Europea, salvo singoli episodi locali, non sta messa meglio della sinistra italiana e che ci si sta arroccando in difesa del nulla ammettendo la totale inadeguatezza a gestire i processi politici in corso.

Che dobbiamo fare in questa cornice sconfortante sia a livello nazionale sia a livello sconfortante.
Credo che dobbiamo essere radicali, tremendamente radicali, coerenti e conseguenti, ma nello stesso tempo dobbiamo essere tutto fuorché dogmatici e dottrinari, come non lo fu quel genio russo calvo e con il pizzetto, che fece la rivoluzione con parole semplici e chiare, non certo andando a spiegare ai contadini il materialismo dialettico e la caduta tendenziale del saggio di profitto.

Pane e pace e tutto il potere ai soviet, cioè alle assemblee popolari. Sicurezza del domani e potere al popolo.
Questo vince sempre, il resto sono cazzabubbole postoperaiste.
Penso che il risultato del congresso della Sinistra Europea ci dica quello che dobbiamo; questo vale per chi culturalmente e politicamente proviene da quell'area ma pensa che certe scelte siano oggi irrimediabilmente un cul de sac.

Intanto analizziamo quale sia stato il reale significato di quel congresso e così potremo cercare di trarne delle indicazioni generali anche su quello che dovremmo seriamente cercare di fare qua.

Al congresso della Sinistra Europea non ha partecipato Jean Luc Mélenchon che nel frattempo ha compinciato la propria campagna per le presidenziali francesi con parole d'ordine in netto contrasto con le indicazioni del congresso della SE perché di rottura unilaterale coi trattati UE nel suo programma se ne parla eccome, finalmente.
I delegati del PdG sono andati ugualmente ma è evidente il senso di una profonda distanza concettuale e programmatica.
All'inizio della legislatura europea in corso ricordo che Mélenchon si sospese dalla Sinistra Europea quando venne riconfermata capogruppo del Gue Gaby Zimmer, che lo era nella precedent
e legislatura, durante la quale nella votazione sul fiscal compact su 7 deputati europei di die Linke uno solo votò contro seguendo l'indicazione di gruppo, 5 si astennero ignominiosamente e una assente, la Zimmer appunto.
Ciò la dice lunga su quanto le linee di frattura nazionali, nel marasma UE, contino ben di più che quelle ideologiche.
Chi pensa di rendere economicamente sostenibile l'eurozona reflazionando il mercato interno tedesco è un povero illuso, per non dire di peggio, non solo perchè le contraddizioni democratiche di una BCE che non risponde alla politica rimmarrebbero in piedi ma perché in Germania addirittura i sindacati e l'area maggioritaria di die Linke sostengono una politica che scarica le contraddizioni sui vicini e non chiedono seriamente di reflazionare ( far guadagnare di più i lavoratori e i pensionati ) il mercato interno.

Con questo governo sovranazionale multilivello a legittimazione indiretta ( cioè a legittimazione completamente farlocca ) ci hanno messi gli uni contro gli altri e non c'è modo di sanare questo problema se non scappandone.

Che Alberto Garzon, come ho sentito da persone presenti contrarie alla linea uscita dal congresso, abbia fatto il discorso migliore non dubito; del resto si tratta di un altro allievo di Anguita-Monereo i quali sulle contraddizioni esplosive adesso sono gli unici che sono stati espliciti per una vita intera, senza tatticismi, pagandone spesso un alto prezzo.
Ma il punto politico veramente rilevante è che agli esclusi della globalizzazione tutto questo non interessa.

Non interessa loro riprendersi la Sinistra Europea e non posso certo biasimarli per questo.

Semplificando al massimo, cosa è successo e cosa sta succedendo - secondo me - per cui sono convinto che l'armamentario classico della sinistra risulti oggi parecchio spuntato se non del tutto inadeguato?
Negli ultimi 30 anni i partiti di massa della sinistra in tutta Europa e non solo, i partiti socialisti e socialdemocratici ( italia eccezione, il partito di massa era il PCI, ma poco cambia nella sostanza ) sono diventati ordoliberali e si sono rifugiati sotto la sottana di Fukuyama.

Chi aveva un'indole più conflittuale si è comunque visto sfilare da sotto il sedere mentre ci stava seduto sopra le mobilitazioni di massa e si è incancrenito a quel punto nel parlarsi addosso, spesso rifugiandosi in elucubrazioni astratte sui general intellect, le moltitudini desideranti che chi le avrà mai viste e alla via così con le supercazzole bitumate scappellanti antaniche dei postoperaisti.


Insomma: il PCI è passato nell'altro campo, chi era più conflittuale è stato infettato dai postoperaisti, e buonanotte al secchio.
La sinistra il lavoro ha smesso di rappresentarlo: nella componente che fu maggioritario oggi lo combatte, in quella minoritaria non lo difende.
Questo vale un po' per tutto l'occidente industrializzato, non solo l'Italia.
In tale cornice sorgono i movimenti populisti, alcun di destra e altri di sinistra, checché ne dicano i nostri media per cui "populista=male assoluto".

Tutti però hanno in comune UNA COSA: lamentano i guasti della globalizzazione capitalistica e l'esposizione senza reti di protezione dei ceti popolari ad un modello sociale che comporta inevitabilmente l'esistenza di salvati e sommersi.Da sinistra si denuncia quindi gli speculatori, il capitalismo globalizzato in generale, da destra al massimo qualche vaga denuncia delle banche e ricostruzione di un senso comunitario sulla base dell'ethnos invece che del demos.
Ma il guasto che viene denunciato è sempre lo stesso e la antitetiche soluzioni proposte hanno in ogni caso una premessa in comune: per difendere persone che richiedono protezione dallo stato, le soluzioni proposte in entrambi i casi hanno come presupposto il pieno ripristino delle prerogative dello stato nella propria pienezza. Un ripristino di sovranità nazionale in senso stretto quindi.
Da sinistra come strumento per mettere la mordacchia al capitalismo e reintrodurre un interventismo pubblico in forma forte, da destra per accompagnare un po' di retorica antibancocratica alla più efficace manipolazione della paura contro i nemici sociali spuri ed esterni su base etnica.


Ora perché la Sinistra Europea è inadeguata?
Perché non hanno i mezzi per capire?
Ma quando mai, Gregor Gisy lo sa benissimo cosa sia successo negli ultimi 25 anni.
Però si sono abituati a giocare in difesa e più o meno consapevolmente si dicono: contestare la globalizzazione qui ed ora significa intanto contestare l'UE, non sulla base di genericissime petizioni di principio, ma invocandone la rottura.
Se lo facessimo però "verremo confusi" con la destra.
Quando invece è sul terreno del "che società vogliamo costruire POI" che dovremmo saper rimarcare l'assoluta differenza!
In subordine non escludo che in qualche caso questo passo programmatico di rottura con la UE come premessa per il rilancio di una politica solidaristica e socialista non voglia essere fatto non solo per paura di essere confusi con le destre e criminalizzati dai media, ma perché il ceto politico della sx radicale in varie realtà locali, amministra coi partiti socialisti diventati social-liberisti e ordoliberali. Se le sinistre prendessero una posizione chiara su questi tematiche quali l'irriformabilità dell'Unione Europea o il protezionismo solidaristico di cui parla JLM, una serie di poltrone di sottogoverno locale cogestite insieme ai traditori social-liberisti salterebbero ( e qua mi riferisco in particolare proprio al Gregor Gysi capo dell'ala di die Linke che cogoverna i laender orientali insieme all'SPD e che non vuole parole di rottura con la UE ormai da anni, su questo, trovando opposizione da Lafontaine e Wagenknecht ).


Dato che credo tale situazione interna alle sinistre europee totalmente incancrenita, per essere nazionalpopolari ( cioè per smettere di fare quelli di sinistra, la gente prova ripugnanza per la sinistra e non possiamo darle torto dato ciò che la sinistra è stata da decenni in qua, ma nello stesso tempo per essere più gramsciano e comunista che mai ), non credo ci siano veramente altre strade che la costituzione di movimenti di carattere populista-democratico. [ nel link un esempio che approssima piuttosto bene ciò che intendo ]
Il populismo democratico deve avere programmi radicalmente di sinistra ma che si guardino bene dal parlare "sinistrese" e soprattutto deve fare a meno del vecchio ceto politico di sinistra.







lunedì 28 novembre 2016

Un NO per cambiare.

Apro con un sentito omaggio a Fidel, in un momento nel quale anche il nostro paese attraversa una fase critica.
Socialismo, Patria o Morte!

Cercherò di articolare un ampio discorso per spiegare le ragioni del mio "NO" al riferendum costituzionale del 4 Dicembre 2016 e per spiegare per quali motivi io ritenga questa scelta un passaggio preliminare per poter costruire una alternativa politica popolare e socialista nel Paese.
Cercherò infine di spiegare il senso profondamente reazionario e le modalità eversive della revisione costituzionale propalataci da Renzi e dal suo partito che sempre più merita la qualifica di canale di scolo della Storia.

Un passaggio preliminare estremamente importante è intendersi su quale sia il reale significato politico di una costituzione.Una costituzione non è banalmente un insieme di articoli e paragrafi che descrivono delle forme istituzionali e delle regole che governano la convivenza degli abitanti di uno specifico paese; una costituzione è uno strumento giuridico attraverso il quale si cristallizzano e trovano una propria materializzazione in forma istituzionale, i rapporti sociali che innervano una data società.
Le costituzioni evolvono perchè i rapporti sociali, i rapporti di produzione, i rapporti di forza tra classi, evolvono.
Non necessariamente in senso progressivo, purtroppo.
In ogni caso la formalizzazione istituzionale segue e codifica ciò che nella società ha avuto luogo, non il contrario.
Quindi un primo argomento della retorica governativa può considerarsi già smontato: un Paese quadrato non diventa rotondo perchè gli si impone una costituzione rotonda.
Non si cambia l'Italia cambiandone la Costituzione; le Costituzioni servono, al contrario, a fotografare l'esistente e a renderlo più o meno reversibile apliando o restringendo gli spazi di partecipazione, autorappresentazione e autodeterminazione delle classi sociali, specialmente quelle subalterne che hanno un ovvio ed immediato motivo per aspirare al cambiamento.
Possono perciò avvenire due tipi di riforme ( o rivoluzioni ) che si riverberano sulle forme istituzionali mutandole: quelle dal basso, alimentate dalla rivolta degli esclusi e dei subalterni che conquistano maggior potere e quelle dall'alto, le rivoluzioni passive, alimentate dai ceti e dalle classi dominanti e finalizzate a rendere più difficilmente reversibili i rapporti di subordinazione che si sono instaurati ai danni degli sfruttati.
Dato che in questa circostanza non era il popolo in piazza a invocare una nuova costituente ma è stato un governo in carica a cercare di imporre la propria nuova costituzione, è chiaro che il NO popolare serve a cambiare e il SI governativo serve a cambiar tutto affinchè nulla cambi.
Nella Storia troviamo sistematico riscontro di tale tipo di dinamica istituzionale che segue alle dinamiche sociali nel fatto che ogni fase rivoluzionaria si conclude, normalmente, con una fase costituente: un ordine sociale prende il posto di un altro ordine che è stato superato, si è esaurito o è stato abbattuto.
Così è sempre stato dalla Rivoluzione Americana del 1776 e dalla successiva fase costituente del 1787-1789 e in ambito europeo dalla Risoluzione Francese iniziata nel 1789 e coronata dalla fase costituente del 1793-1795.
L'Italia e i paesi europei nel proprio insieme non sono stati da meno.
Il secondo dopoguerra non ha avuto il senso di una rivoluzione come in Russia nel 1917 ma ha avuto portata forse ancor più vasta ed effetti paragonabili; la fine della più grande catastrofe nella storia dell'uomo ha abrogato nella maggior parte dei paesi europei l'ordine costituito precedente la guerra e ha portato ad una fase costituente, che ha visto nascere le democrazie parlamentari cui siamo abituati. Costruite su un impianto concettuale di natura kelseniana, cioè sul principio delle decisione il più possibile condivise e su un principio di ampia rappresentatività dei vari strati popolari e delle classi sociali nelle istituzioni, esse hanno anche un impianto fortemente garantista rispetto alla prospettiva di una nuova concentrazione di poteri, non prevedono la possibilità di sospendere le garanzie democratiche e costituzionali neanche in casi di eccezione istituendo la legge marziale, eccetera.
Spesso, inoltre, recepiscono elementi di eguaglianza sostanziale ed impegnano i vari paesi a perseguire proattivamente questi stessi obiettivi, a costo di porre con vigore costituzionale un limite alle libertà negative ( le libertà economiche ) proprio allo scopo di rendere concretamente esigibili una serie di libertà positive fondate su principio di eguaglianza che lo Stato è proattivamente impegnato a realizzare.
In questo senso la Costituzione della Repubblica Italiana è probabilmente la Costituzione più avanzata in assoluto e proprio questi principi sono quegli elementi di socialismo di cui le costituzioni nate nel dopoguerra sono intrise, stigmatizzati dal famoso report stilato dalla banca d'affati JP Morgan al fine di suggerire ai governi europei le riforme necessarie per normalizzare le proprie istituzioni e la vita sociale alle durezze del vivere proprie della globalizzazione capitalistica e segnatamente al fine di rendere sostenibile l'eurozona ( l'ammissione implicita è che, a costituzioni democratiche e socialisteggianti in vigore, essa sostenibile non è. E acquisito il dato, specialmente a sinistra, mettiamo la parola fine a questa questione ).
Dato che le democrazie europee ( vicenda della crisi Greca, difficoltà nell'elezione di un nuovo governo in Portogallo, elezioni andate a vuoto, ripetute e difficoltà a formare un governo in Spagna, Loi Travail in Francia approvata bypassando il parlamento con milioni di lavoratori in piazza, Brexit, etc. ) stanno collassando una ad una in contemporanea, evidentemente il problema sotteso è comune e la vicenda della riforma costituzionale in Italia si pone nel solco di una crisi politica che ha portata almeno continentale.
Stanno venendo al pettine i nodi politici della globalizzazione e della a-democraticità del modello delle multilevel governance sul quale è costruita la UE, che della globalizzazione capitalistica è epifenomeno regionale.
Il trilemma di Rodrik è la grande questione politica di questa fase storica che andrebbe risolta.
Rodrik suggerisce: Le democrazie hanno il diritto di proteggere i loro assetti sociali, e quando tale diritto entra in conflitto con le esigenze dell'economia globale, è quest'ultima che deve cedere il passo.Questa idea fonda sull'analisi delle scelte che può compiere un paese normalmente sovrano e, auspicabilmente, democratico.
Purtroppo però all'interno dell'Unione Europea esistono vincoli molto pesanti all'effettiva sovranità degli stati e il risultato è che le classi dominanti stanno imponendoci una soluzione particolamente restrittiva del trilemma: nella formulazione originale si possono avere solo due prerogative contemporeamente su 3 ( la scelta è tra democrazia, sovranità degli stati, integrazione dei mercati ), in Europa ci stanno invece imponendo di rinunciare sia alla democrazia sostanziale, lasciando in piedi solo un vuoto simulacro di quella formale, sia alla sovranità degli stati pur di salvare l'integrazione dei mercati.
La costituzione renziana si pone in questo solco e tanto basterebbe a respingerla, semplicemente avendo chiara in mente quale sia la posta in gioco.

Nel merito un corno; cioè perchè la democrazia e la costituzione sostanziali sono cose troppo importanti per lasciare difendere dai soli costituzionalisti e perchè non si deve lasciare al governo la scelta su quale debba essere il terreno di scontro dialettico e politico.Un referendum constituzionale, a maggior ragione se nato in circostanze eccezionali e gravi provocando profonde spaccature, non è mai un esame di diritto pubblico o costituzionale ma è un passaggio storico-politico che deve essere valutato nel proprio insieme e sul quale le persone voteranno esprimendo un giudizio sintetico-generale che contiene un giusto e sacrosanto giudizio di merito anche sul governo che ha di fronte.
Il testo non è quindi né valutabile né disgiungibile dal contesto - storico e sociale - nel quale si cala e dal modo col quale si presenta alla cittadinanza.
Siccome inoltre stiamo parlando di una contesa politica cruciale, accettare l'invito dell'avversario a stare nel merito significa accettare di lasciarsi trasportare su quel terreno sul quale sanno di avere già vinto, non perchè gli argomenti tecnici siano più solidi ma parchè focalizzandosi su ristrette questioni tecniche si perde di vista il significato politico generale, che è proprio ciò che vogliono nascondere dietro la cortina fumogena dei tecnicismi e che è il terreno sul quale possono perdere.
Per noi, quindi, il merito deve essere il significato politico generale.E' il governo che ha bisogno di un nulla osta alla propria riforma: si assumano loro la briga di andare a spiegare agli esodati e ai precari voucherizzati da questo stesso governo, che stanno facendo una vita grama per colpa del bicameralismo perfetto!
Vedremo quanto riusciranno a risultare credibili; in ogni caso non ha senso che gli semplifichiamo noi la vita inseguendoli su terreni di contesa fuorvianti.
Inoltre, come ha giustamente segnalato Stefano G. Azzarà:
<Nel merito un corno
Chi ti chiede di "entrare nel merito" di una proposta costituzionale fatta in maniera unilaterale e ispirata a una concezione maggioritaria del potere ti trascina sul suo terreno e pian piano ti porta a considerare normale e degno di dibattito persino il ripristino delle forme istituzionali liberali predemocratiche.
"Sai caro, vorrei reintrodurre alcuni elementi di schiavitù, ma entriamo nel merito come persone educate e senza demonizzare, altrimenti vuol dire che siete prevenuti e volete personalizzare la questione".
Non è così che funziona in politica, dove ci si posiziona anzitutto attorno a un conflitto cruciale mentre tutto il resto è secondario.
E nello specifico ciò che unicamente è qui in discussione è il grado di faccia di culo di questi banditi e l urgente opportunità di sostituirli con chiunque, anche con il primo che passa per strada. Soprattutto se costui è anche un pelino meno arrogante e promette di farci divertire di più.
In sostanza respingete questa trappola a meno che non sia utile a convincere qualche povero di spirito innamorato dei formalismi. E non state a perdere tempo in chiacchiere, perche l argomento da usare è uno e uno solo: Renzi merda, votate No.
E alla fine non sentitevi in colpa, perché anche quegli altri, nonostante facciano i professorini, agiranno esattamente secondo questa logica.
Che poi è l'unica logica che rimane alla politica ogni volta che i passaggi della storia ci mettono di fronte al riaffiorare periodico dello stato di natura.>

Una riforma di destra, praticamente reazionaria.
Senza addentrarci in diatribe epistemologiche troppo approfondite e in sottili distinzioni tra i vari modi per essere di sinistra, possiamo sinteticamente esprimere cosa significhi essere di sinistra nel senso nobile del termine, ovvero quel senso che è stato ignomignosiamente ucciso se facciamo riferimento alla topologia parlamentare.
Sinistra è:
1) Unire e organizzare i soggetti deboli, sfruttati, esclusi e muniti di minor poter contrattuale rispetto a chi dispone di maggiori capitali, facendo valere in forma organizzata l'unico potere che essi possono far valere e cioè quello di essere più numerosi.
2) Ampliare le basi di rappresentanza e rappresentantività, rendendole più orizzontali e ampliando le base di condivisione delle scelte, dato che tanto più grandi e ampie esse saranno tanto più sarà possibile per i subalterni accedere alla rappresentanza stessa dei propri interessi e farsi valere. Il processo inverso, il restringimento della base di rappresentanza e la verticalizzazione dei processi decisionali, favorisce i pochi in partenza più potenti.
3) Rendere più diretto il vincolo tra rappresentanti e rappresentanti, perchè chi ha grandi e ristretti interessi è nella posizione di poter comprare e non di essere comprato. Più il vincolo è forte, al contrario, più i deboli sono tutelati. Ciò può essere fatto anche salvando il principio costituzionale dell'assenza del vincolo di mandato, ma almeno deve esserci la possibilità di scegliere i candidati entro collegi e circoscrizioni chiare. ( storicamente la forza di questo vincolo, sia secondo il modello del consiliarismo di Lenin e del soviet sia secondo il modello di Marx proposto ne La guerra civile in Francia, si sostanzia nella revocabilità del mandato e in ogni caso nella scelta diretta e nominale del rappresentante ).
Nella costituzione renziana invece:
a) il popolo viene ancor più spaccato e diviso di quanto già non fosse, già nel percorso di approvazione della nuova costituzione. Figuriamoci quindi quanto accadrebbe in seguito.
b) il numero dei rappresentanti diminuisce capitalizzando un sentimento antipolitico nemmeno populista ma proprio squallidamente demagogico, alimentato spesso e volentieri dallo schifo che fanno propri gli stessi politicanti che ora vestono i panni degli imbonitori per convincerci a comprare la loro nuova costituzione.
c) il vincolo tra rappresentanti e rappresentanti si indebolisce, sia alla camera dove si pensa di riproporre una legge elettorale a listino bloccato sia al senato dove si procederebbe addirittura ad una elezione di secondo livello ( per altro secondo la procedura tipica delle multilevel governance. Altro aspetto che evidenzia come si stia procedendo a normalizzare la nostra costituzione alla costituzione dei padroni, cioè i trattati e le forme istituzionali della UE ).
Dato che i principi che permettono di definire cosa sia di sinistra vengono sistematicamente disattesi procedendo in senso contrario non vi è dubbio che questa revisione costituzionale è mossa da uno spirito oligarchico, antipopolare, elitistico, antiparlamentare/anticonsiliare e squisitamente di destra.