martedì 7 febbraio 2017

Ein Reich, Ein Volk, Ein Euro.

In italiano si legge "oiro", ma questo non ci consola troppo.

Oggi, dopo essere rimasto di stucco di fronte alle ultime parole del giovane disoccupato che non ne poteva più di vivere, mi sono imbattuto anche in quest'altra vicenda di neanche tre mesi fa della quale non mi ero accorto.
22 anni, un ragazzo.
Non sono certamente i primi suicidi di questa crisi e purtroppo non saranno nemmeno gli ultimi, ma io non riesco più a tollerare che si debba vivere in questo modo, che si muoia così.

E allora è arrivato veramente il momento di dire quello che si pensa senza più un solo straccio di diplomazia, purché si abbia la serierà di documentare quello che si dice; perché a un certo punto dire BASTA diventa una questione di decenza umana e personale prima ancora di avere un qualsiasi altro significato politico.
Riporto un esempio da manuale di "cottimismo filopadronale" giustificato da una retorica fintamente meritocratica autoattribuita ad un intero popolo e condito con una autentica ossessione per la stabilità monetaria, da perseguire con la moderazione salariale:

<Tra la produzione tedesca in aumento e il denaro in circolazione venne creato un rapporto naturale. La formazione dei prezzi, attuata con tutti i mezzi, fu possibile soltanto mantenendo stabile il livello dei salari. Ma tutto ciò che in questi ultimi sei anni è stato distribuito in Germania dall'aumentato reddito nazionale, corrisponde all'aumentata produzione,vale a dire all'aumentato rendimento del lavoro. In tal modo si è potuto non solo dare lavoro a 7 milioni di disoccupati, ma anche assicurare al loro aumentato reddito una corrispondente capacità di acquisto; in altre parole, ad ogni marco pagato corrisponde nella stessa misura un aumento della nostra produzione nazionale.
In altri paesi avviene esattamente l'opposto.
Viene ridotta la produzione, si aumenta il reddito nazionale aumentando i salari, si diminuisce con ciò la capacità di acquisto del denaro e si arriva infine alla svalutazione della moneta.
Ammetto che il sistema tedesco, in sé e per sé, è meno popolare, in quanto stabilisce che ad ogni aumento di salario debba corrispondere un aumento della produzione, per cui l'aumento dei salari deve sempre passare in secondo piano rispetto alla produzione>


Mi raccomando, non bisogna svalutare la divisa, mai!
Al massimo svalutiamo un po' il lavoro....
Altrimenti il signor Krupp, col quale l'autore del discorso era sceso a patti per arrivare al governo, magari si sarebbe risentito.
Di capitali ne ha parecchi, lui, quel filantropo del signor Krupp.
Ma le sue fabbriche danno anche tanto lavoro e non vuoi abolire per il suo gruzzolo il rischio dato da un po' di svalutazione, di inflazione?
Suona attuale questa mentalità, eh?

In effetti c'è anche consapevolezza nel discorso del fatto che si tratti di un sistema poco popolare e che altrove campino, magari bene, facendo in tutt'altro modo.
Ma vuoi mettere, questo rigore produttivista austeramente protestante!
La statura morale del popolo che nasce con le braccia lungo la cucitura dei pantaloni e ben si adatta a dimostrare la propria tempra vivendo, senza protestare, al di sotto dei proprio mezzi, risalta con assoluta evidenza.

Occorrerà tuttavia una soluzione alle tensioni che un sistema così poco popolare può comportare.
Quale?
Scaricarle fuori dai propri confini insieme alle proprie merci, con la giustificazione che se gli altri le comprano è perché noi siamo più bravi a produrre ( polemica di 15 giorni con Trump sulle esportazioni di auto negli USA, uguale ) attraverso un po' di sano mercantilismo.
Infatti, 2 pagine dopo:

<popolo tedesco, se vuoi vivere esporta, altrimenti perirai>

Mamma mia, come sembra non essere cambiato niente.
Da quando?
Suggerimento: il discorso è stato pronunciato al Reichstag il 30 gennaio 1939.
E' un discorso lungo, dura un'ottantina di pagine.
Una quindicina di pagine dopo si prospettava anche la necessità di una lotta senza quartiere al bolscevismo e 5 pagine pagine dopo, per non farsi mancare proprio nulla, si prospettava anche la necessità di una soluzione finale per la questione ebraica.

Signori, se in Italia ci siamo lavati la coscienza con sfolgorante IPOCRISIA perfettamente raccontata da Mario Tobino ne Il Clandestino, e all'alba del 26 luglio 1943 tutti si strizzavano l'occhiolino sottintendendo che loro no, loro non erano mai stati fascisti, al massimo si erano conformati per non prendere manganellate ( e poi magari hanno conservato fez e orbace per i successivi 20 anni chiusi in un armadio in cantina ), la propria autocritica storica ha totalmente FALLITO anche in Germania.
Colpevolizzazione senza nessuna analisi.
 Tale metodo si è dimostrato inutilmente colpevolizzante applicato anche a chi era nato decenni dopo i crimini della seconda guerra mondiale ma insieme carentissimo sul piano analitico; altrimenti i tedeschi ricorderebbero che con l'inflazione al 29.500% sul finire del 1923 Hitler organizza i Putsch ma veniva seguito solo da 4 pazzoidi, mentre andava al governo 10 anni dopo sospinto dal malcontento per la nuova esplosione della disoccupazione provocata dalle politiche austeritarie e deflattive dei Brüning e dei von Papen. Rianalizzarsi  in tale modo in realtà non ha prodotto niente altro che un nazionalismo compresso e represso il quale non aspettava altro che una nuova valvola di sfogo.

Un nuovo nazionalismo privo di qualsiasi consapevolezza del fatto che nazionalismo non vuol dire soltanto bruciare chi detesti nei formi crematori.
In effetti è evidente come non abbiano assolutamente capito che ESISTE UNA DIMENSIONE ANCHE ECONOMICO-COMMERCIALE DEL NAZIONALISMO, IL MERCANTILISMO, che infatti stanno replicando pedissequamente.
Contro il loro stesso interesse.
L'eurozona rimarrebbe un'unica gigantesca contraddizione politica ma nonostante tutto sostenibile, se i lavoratori tedeschi pretendessero di vivere all'altezza dei propri mezzi invece di premiare i politici che li costringono a vivere in condizione di relativa penuria, purché facciano conquistare al proprio Paese una posizione internazionale preminente ( ingrassando nel frattempo solo i propri padroni. )

Una mentalità da alleanza tra produttori, paradossalmente sostenuta dal basso invece che imposta dall'alto.
Spiace dirlo, ma in ultima istanza, la contraddizione politica europea fondamentale, è che il popolo tedesco ha capito assai poco di cosa sia il fascismo.

In effetti questa eurozona funziona in modo tremendamente simile al Lebensraum.
Anzi, di fatto E' un Lebensraum, solo ripulito di una ideologia razzista/biologicista oggi irripetibile.
Ma a parte questo, la musica e sempre la stessa.

E adesso venitemi a dire, mentre contiamo ogni giorno i suicidi, che il nazionalismo sarebbe voler uscire da questo inferno fascistoide.

Qui le prove documentali.
I passaggi citati si trovano tra pagina 43 e pagina 45.


Pulizia morale.




Vedete: non perdere tempo con gli scannamenti correntizi delle sinistre in questo paese non è un atto di settarismo o di spocchia, ma di pulizia morale.
Si muore così in questo paese, come questo tragico articolo ci mostra; mentre si sa benissimo quali siano i problemi ma non si riesce a farne un orizzonte di lotta perché:
- qualcuno deve coltivarsi l'orticello,
- qualcun altro la rendita di posizione,
- a qualcun altro rode il culo dover, prima di riposizionarsi, ammettere che da 30 anni in qua non ci ha capito un cazzo,
- qualcun altro ancora deve difendere una idea di internazionalismo ( astratta ) e pure mutuata dai liberisti e gli interessa di più sentirsi puro che concreto
- qualcun altro,  ancor più prosaicamente, ha una cadrega sotto al culo a Strasburgo e 15.000 €/mese di entrate, e che vuoi fare, sputarci sopra?
Vale per tutti, non è che c'è qualche soggetto meno colpevole e qualcuno di più.

Questo discorso vale dalla Rifondazione Comunista che resta inchiodata alla ferreriana teoria del tubetto di dentifricio e che perora la causa della disobbedienza all'UE dall'interno, come se essa fosse possibile dopo la dimostrazione empirica greca del fatto che l'unico modo per essere contro è essere fuori.
Questo discorso vale per Sinistra Italiana che ancora considera una base di discussione seria l'emendamento alla tesi n.14 del proprio congresso, a firma Cofferati, Castellina, Casarini ( e altri ) pensato per disarmare in un modo purchessia il pericoloso avventurismo della tesi base, per la quale si è impagnato Fassina, che invece costituisce proprio il risicatissimo minimo sindacale del senso della realtà necessario per provare almeno a rimettersi a ragionare sul mondo reale.
Questo discorso vale per tutti gli altri gruppi e gruppetti che, rifugiatisi in una dimensione parallela di rifiuto della realtà, si lavano la coscienza predicando rivoluzioni perché con una qualsiasi riforma è inutile sporcarsi le mani e come risultato non fanno altro che predicare allo specchio quanto son bravi non capendo quanto, in realtà, siano semplicemente inutili.
Questo discorso vale per chiunque consideri la propria ristretta identità più importante della vita di Michele.

Basta.

L'Unione Europea, epifenomeno regionale della globalizzazione, è in crisi e né i grandi capitalisti né gli eurocrati loro portaborse, né i nostri governanti-maggiordomi dei ceti dominanti, hanno una soluzione ovvia dall'alto per risolvere il problema: abbatterla per ripristinare condizioni minime di democrazia cioè di eguaglianza sostanziale, garantite dallo stato sociale e dall'impegno dello Stato per la piena occupazione in regime di economia mista, è UN DOVERE NON RIMANDABILE.
E' una questione di pulizia morale.

Non ce l'abbiamo altri 5 anni da spendere per spiegare a dirigenti politici decotti e ai 14 militonti  che ancora gli vanno dietro convinti che la loro identità sia l'europeismo più che non la difesa del lavoro contro il capitale, che i DEF vengono stilati tenendo conto di parametri quali l'output gap o la disoccupazione di equilibrio non inflattiva e che quindi, per tenere in piedi l'euro, in Italia non possiamo far scendere la disoccupazione sotto l'11% o in Spagna e in Grecia sotto il 20%.

Non ce li abbiamo altri 5 anni per redimere idioti, cerebrolesi, liberisti per sentito dire convinti di essere comunisti, e/o collusi che devono fare discorsi compatibili con lo status quo perché devono difendere la propria seggiola da assessore eletto stando al gancio del PD.
O troveranno una soluzione dall'alto alla crisi europea completando questa oscena restaurazione oligarchica che della democrazia ci lascia solo formali e vuoti simulacri, o la soluzione l'avremo da destra, passando la liberismo a fascismo, da padella a brace.
Stretti tra Scilla e Cariddi bisogna lavorare SUBITO a una soluzione democratica, chiaramente altra sia alle destre liberiste sia alle destre xenofobe, al cui servizio tutte le sinistre devono mettersi senza farci perdere ulteriore tempo in CAZZATE.

Chi non ha capito dopo 8 anni di crisi non è parte della soluzione ma del problema; dirigenze che si ostinano a non dire il necessario o sono troppo inette o troppo in malafede.
Nel frattempo destre più spregiudicate cavalcano la medesima contraddizione condendola con razzismi assortiti, islamofobia e prospettive di stato minimo cioè di liberismo con altri mezzi. ( Da AfD alla Lega passando per FN la musica è sempre la stessa: sicuritarismo sbirresco, guerra tra poveri, odio verso i più disgraziati invece che verso gli sfruttatori, modello dello "stato minimo" liberista reiterato con altri mezzi, transitando dal mercantilismo subìto al mercantilismo praticato )
Insomma parliamo dell'ennesimo tragico inganno, ma ugualmente più "credibile" agli occhi del sofferente popolo lavoratore perché almeno essi partono dal confrontarsi con una contraddizione reale che la gente ha ormai compreso e che a sinistra si preferisce continuare ad esorcizzare.

Serve un movimento popolare, democratico, socialista ( ma si può anche non dirlo apertamente se qualche democratico non troppo di sinistra si spaventa per i nomi. I nomi non sono mai una priorità rispetto alla sostanza ) ma non identitario, al limite populistico, che parli semplicemente e dica la verità.
Lo dobbiamo a Michele.

Tutto il resto, diciamocelo, sono ormai soltanto squallide seghe mentali; masturbazioni in politichese cinicamente dispensate stando coi piedi sopra le tombe dei morti, chiacchiere che non meritano più alcun rispetto.

Quando non ci sono più soltanto in ballo culture e identità politiche ma le tombe di ragazzi ancora giovani che si ammazzano perché questa società è diventata troppo oscenamente ingiusta, essere pratici e pragmatici oltre che indisponibili a ulteriori perdite di tempo, diventa una questione sopra a tutto il resto di pulizia morale.

Con questa lettera un trentenne friulano ha detto addio alla vita. Si è ucciso stanco del precariato professionale e accusa chi ha tradito la sua generazione, lasciandola senza prospettive. La lettera viene pubblicata per volontà dei genitori, perché questa denuncia non cada nel vuoto.
* * *
di MICHELE
Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.
Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.
Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.
Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.
Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.
Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.
Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.
Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.
Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.
Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.
Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.
Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.
Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.
Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.
P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.
Ho resistito finché ho potuto.

giovedì 19 gennaio 2017

La sinistra e la post-sinistra.

Mi mancano le categorie per analizzare un problema.
D'altra parte, anche se lo faccio in un modo un po' strano e non strettamente in fabbrica, "io faccio opraio" e non ho avuto troppo tempo per studiare filosofia, voi si.
I "comunisti" secondo Il Manifesto, quelli che un operaio da vicino non l'hanno mai visto e se lo vedessero non saprebbero cosa dirgli.


Quindi magari mi potete aiutare.
La questione del populismo democratico io la vedo un po' come una operazione di gigantesco svecchiamento di una sinistra ufficiale totalmente incartata. ( intendo, con incartata, ripiegata su sé stessa )
Un po' veicolo linguistico per ricompattare esclusi e sfruttati troppo parcellizzati nella società disintermediata per andarli a ripescare uno a uno coi nostri metodi tradizionali, un po' anche sostanza per confrontarsi con la ricomposizione della classe stessa dato che i soggetti da una parte e dall'altra della barricata non sono più esattamente gli stessi.
Altrettanto vale per il capitalismo in generale, dato che esso si rinnova perpetuamente nei suoi metodi pur mantenendo il proprio spirito di fondo e quindi non è più lo stesso.

In questi anni credo si sia creata una linea di faglia tra due sinistre.
C'è una sinistra, troppo sparpagliata per incidere e che nei metodi insiste nell'errore, e c'è la post-sinistra che non sbaglia nel metodo, sbaglia nella sostanza; perché vuole democratizzare cose di cui ha recepito e interiorizzato le radici profonde ( e che democratizzabili non sono ).

Procedo rudemente perché purtroppo non sono in grado di essere sottile.

La linea di frattura più evidente, quella che si vede e che è diventata critica nel dibattito, ruota intorno al problema: che vogliamo fare della globalizzazione?
C'è chi la contesta e intende governarla, e governarla significa sempre fare riferimento alle prerogative della statualità nella loro pienezza per poterlo fare.
C'è chi dice invece che essa crea ingiustizia perché è governata dai "cattivi", ma in sé è
a) una tendenza ineluttabile
b) anche un'occasione se fosse governata altrimenti.
In ogni caso lo stato non va riattualizzato, né conquistato e usato: è un rottame del passato.
Quindi "beni comuni", non industrie o banche nazionalizzate.
La sinistra sostiene che esista solo "pubblico" o "privato", e che bene comune sia solo un escamotage per dire privato senza però avere le palle di dirlo apertamente.
La post-sinistra sostiene invece la mistica dell'autogestione del bene comune, perchè nazionalizzare le banche è fascista per assonanza col termine nazione, mentre nazionalizzare l'Ilva non va bene perchè il lavoro è finito.
In questa frattura superficiale è nascosta una sostanza più profonda.
Perché in queste due macrocategorie che hanno creato due campi ( che io rudemente definisco "sinistra" e "post-sinistra" e che almeno in questa fase hanno reso anacronistica la vecchia suddivisione tra rivoluzionari e riformisti ) sono contenuti una notevole altra quantità di orientamenti comuni.

Nella sinistra è considerato l'essere stati incisivi sul fronte dei diritti sociali, ciò che apre lo spazio per poter operare avanzamenti anche sui diritti civili.
Ma esiste una gerarchizzazione delle priorità, almeno temporale, e in ogni caso i "diritti" non vengono assolutizzati ma sempre valutati guardando alle relazioni che instaurano tra soggetti, e ancora più in grande tra soggetti organizzati e modi di produzione eccettera.
Nella post-sinistra la dimensione dei diritti viene assolutizzata e non vi intravedo gerarchizzazioni, nemmeno temporali.
Diventa preminente la dimensione di una libertà individuale cui si guarda in sé, si assolutizza la dimensione dei diritti tendendo a scioglierla dalla dimensione della responsabilità del soggetto verso il resto della società.

La sinistra resta ancorata agli strumenti della moderna conflittualità tra capitale e lavoro, quindi agli strumenti del '900.
Resta agganciata ad una idea di modernità come campo di lotta ponendosi il problema di organizzare al suo interno l'alterità, la conflittualità, rispetto al blocco del potere col fine di far evolvere questa modernità in una direzione altra rispetto a quella che ci è stata imposta.
Si pone tendenzialmente il problema di capire come cambiare forma o trovare nuovi strumenti entro modi di produzione e accumulazione diversi, quindi dentro diverse strutture e rappoti sociali nel senso più ampio, per far tornare incisive vecchie lotte e rivendicazioni.
La post-sinistra mi sembra sostenga che in un mondo e in un quadro completamente mutato tutto debba mutare, e che ritenga fondamentalmente la sinistra come "conservatrice", quando non addirittura reazionaria; proprio riprendendo la questione dei diritti ad esempio, che non essendo considerati dalla sinistra come un qualcosa che si esercita immersi in un vuoto etico sono anche qualcosa cui non si apre incondizionatamente.
In pratica la post-sinistra considera il progresso della modernità come un dato in sé neutrale entro il quale operare, pensa di organizzare una conflittualità dei soggetti dando per acquisita o addirittura per scontata la neutralità di classe della cornice entro la quale si opera.
In tanti casi beatifica addirittura questa cornice facendo in questo mostra di un positivismo fuori tempo massimo che francamente mi lascia di stucco.
Questa contrapposizione è ben esemplificata dalle tante occasioni di dibattito pubblico cui mi è capitato di assistere con persone di sinistra e altre di post-sinistra che litigano sulla parola d'ordine reclamiamo lavoro oppure reddito?
Sinistra lavorista versus post-sinistra redditualista, se mi permettete i neologismi ad mentula canis.

Questo determina che da un lato, quello della sinistra, abbiamo:
- chi vuole recuperare lo stato,
- chi è tendenzialmente anche contrario all'integrazione europea vista come non democratizzabile, niente altro che un epifenomeno regionale della globalizzazione capitalistica che sul terreno della democrazia si traduce in una abrogazione della democrazia partecipativa in favore di una oligarchia tecnocratica
- chi considera il femminismo come parte di una lotta contro la forza del capitale che frammenta il fronte del lavoro e quindi è sensibile a quelle iniziative che risolvano la discrepanza di reddito e carriera tra uomo e donna, ma disinteressato quando non proprio insofferente per tutte queste altre cose che puntano sulle questioni semantiche, linguistiche ( avvacatA, si dice avvocatA! )
- chi considera i diritti come una questione collettiva anche quando si tratta di diritti civili e, ad esempio, finchè vogliamo fare il matrimonio civile anche per gay e lesbiche è assolutamente d'accordo, ma nel momento in cui si comincia a parlare di gravidanza surrogata insorge
- chi è tendenzialmente favorevole a forme organizzative pesanti e come minimo sospettoso verso movimentismo, "società civile", auto-organizzazioni, non regolate sempre attraverso una statualità che poi istituzionalizzi e gestisca regole chiare, che sta lassù al vertice del potere dello Stato e ci è nemica solo perché non l'abbiamo conquistata noi. Essendo questo il problema: prendersi lo Stato, non smantellarlo.
- come conseguenza di tutto questo, abbiamo una compagine di persone completamente indisponibili a parlare ancora di "centrosinistra", anzi, ormai esplicitamente convinte che essere stati in qualsiasi modo compartecipi dei vari centrosinistra sia una colpa storica difficilmente emendabile rispetto alla quale si debba invertire la rotta a 180°.

Dall'altro lato abbiamo.....Sel. ( permettetimi di sintetizzare, altrimenti mi perdo ).
Sia quella sciolta un mesetto fa sia quella Sel eterna che si ripropone e ri-infila ovunque.

Una parte è interessata al populismo, Sel le sarà sempre e comunque inevitabilmente ostile.

La sinistra ha un problema di frammentazione.
In parte non ricomponibile, perché il rifiuto ( anche comprensibile ) rispetto a come si è evoluta la modernità ha spinto determinate realtà a chiudersi nella bolla di un universo parallelo nel quale sta sempre per scoppiare la rivoluzione e noi 15 che abbiamo ragione ne saremo a capo.
La lista sarebbe lunga; se qualcuno proprio ci tenesse enumererò i vari esempi in privata sede.
Insomma la marginalizzazione rispetto alla realtà e una inclinazione naturale al dogmatismo dottrinario fa si che parte consistente di essa sia da dare ormai per persa, perché di fatto composta da gruppi che a tutti gli effetti sono diventati sette mistico-religiose.
La post-sinistra invece è ovunque e in nessun luogo insieme.
Se il problema del settarismo non ce l'hanno, la mia idea è che essi vogliano essere conflittuali circa la gestione di qualcosa ( tutto, ormai ) avendone però accettate le ragioni e storture profonde.
Vogliono la monarchia assoluta salvo poi protestare perché il Re comanda da autocrate invece di essere democratico.
Ma dai?
Insomma, non sono più di sinistra: sono dei liberali che si credono altro.

Guardate che mi sono convinto ormai che la distinzione tra sinistra e post-sinistra possa essere identificata anche retroattivamente rispetto alla linea di faglia più evidente prendendo a caso qualsiasi altra contraddizione.

Quelli che non considerino l'utero in affitto una reificazione inaccettabile ( quando non proprio una indifendibile porcheria parafascistoide ), gira e rigira sono
- anche tutti o quasi europeisti,
- sono quasi tutti quanti innamorati di quella scempiaggine che sono le identity politics dalle quali anche un personaggio che non è proprio il più inveterato barricadero, il senatore Sanders, ha preso le distanze e che sono invece l'orizzonte culturale ideale dell'immaginario radical chic dalla Boldrini passando per Hillary Clinton,
- se solo ti sentono affermare che parlare di sovranità popolare è fuorviante perché essa non si esercita nel vuoto ma solo entro spazi istituzionali ben precisi, quindi non esiste sovranità popolare fuori dalla sovranità nazionale, già ti hanno bollato come rossobruno e non ti parlano più insieme anzi si mettono a dire agli altri che bisogna isolarti.

Eccetera, eccetera, eccetera, eccettera fino alla noia.

Lo sapete il dramma?
Nelle varie composizioni e ricomposizioni della sinistra "ufficiale", partitica per così dire, la cosa ovvia da fare sarebbe separare e poi ricomporre su basi omogenee sinistra e post-sinistra.
Avremmo due partiti abbastanza omogenei, non politicamente paralizzati da insolubili conflitti interni, in grado quindi di operare portando avanti un progetto politico che sia una linea di compromesso tra le varie componenti ma non considerato da nessuno come una svendita o una abdicazione rispetto alle proprie opzioni.

Invece no.
Ognuno tiene al proprio interno gli uni e gli altri.
In SI il riformista di sinistra Fassina si deve ritrovare la palla al piede della post-sinistra furfara e O'Johnna ( quando non ancora peggio, cremonesa, pirovana o smeriglia ).
In Rifondazione la sinistra più conflittualista di Boghetta, Greco o Moro vedrete che alla fine riuscirà a perdere ancora una volta il congresso rimanendo ostaggio della post-sinistra forenza, col placet di Brioscino che è, invece, soltanto il nulla impastato col niente.
In entrambi i casi l'esisto tragico sarà consegnare al nulla le intelligenze politiche valide che, da una parte e dall'altra, ci sarebbero.

Se in un brainstorm di 10 persone ci sono 3 genii, 6 persone intelligenti e una testa di cazzo, quel trust di cervelli potrà partorire soltanto cazzate.
L'idiozia ha sistematicamente la capacità di neutralizzare qualsiasi guizzo di genio, qualsiasi volontà, qualsiasi opera buona.
Nello stesso identico modo se in partito di sinistra c'è anche una solta cordata organizzata di post-sinistra, ad andar bene, avremo l'ennesimo inutile partito radical chic.

Secondo me la conseguenza è che se non scomponiamo e poi ricomponiamo lungo le linee di faglia tematiche, ottenendone in seguito una sinistra che si occupi seriamente anche di populismo per espandersi ampiamente oltre i propri confini, ponendosi il problema di costruire popolo oltre che quello di ricompattare la classe, lo sfondamento nel ( e conseguentemente anche del ) paese lo avremo da parte dei populismi di destra.
I quali a conti fatti altro non sono che le solite destre sociali di sempre.

Tuttavia bisognerebbe anche analizzare quali siano le motivazioni profonde, culturali, teoriche e di conseguenza pratiche, di questo divorzio tra sinistra e post-sinistra; perché se non si sa da dove si viene si finisce per non capire nemmeno dove si voglia andare.
Infatti se scaricare la colpa su Toni Negri e compagnia brutta è, per molti versi, anche fondato ed altamente soddisfacente...non è purtroppo sufficiente.

con un cucchiaio di vetro
scavo nella mia storia
ma colpisco un po' a casaccio
perché non ho più memoria


Su quest'ultima questione lascio però il problema in mano ad altri dato che io non sono in grado.

lunedì 19 dicembre 2016

I criceti del casino piddino.

In figura la ricomposizione politica prossima ventura
Ho scritto questa riflessione a spizzichi e bocconi, tra la sera del 5 dicembre e oggi.
Aggiungerò quindi, qua e la, qualche riferimento temporale.


Ieri sera [ 5/12 ] a cena stavo gustandomi un buon minestrone quando la mia consorte, tra l'apprensione e il divertimento mi ha chiesto: ma adesso cosa succede?
Ho risposto nell'unico modo che mi sembra serio in questo momento:
< di grave non succede niente, perché la terza economia dell'UE e la seconda manifattura del continente non la puoi trattare con lo stesso piglio criminale da scippatori da strada che hanno utilizzato con la Grecia. Se ci fanno andare a fondo nel tempo di uno schiocco di dita, per dirne una, va giù anche Deutsche Bank e a quel punto non ride più nessuno.
Piuttosto ci sarà parecchio da ridere per quello che riguarda le riconfugurazioni politiche prossime venture, dove vedremo di tutto.
Questo perché gli avvelenatori di pozzi al governo e ora dimissionari, nel proprio delirio di onnipotenza condito di insipienza e incompetenza spicciole - prerogative standard proprio di chi si crede stocazzo - hanno creato un casino gigantesco.
Però noi non temiamo la confusione perché il fronte politico nazionalpopolare che rappresenti la causa del lavoro potrà ricomporsi solo attraverso l'esplosione delle contraddizioni politiche più profonde di questa fase.
Nella confusione che ne scaturirà, che è il nostro ambiente naturale, starà a noi saperci muovere e fare in modo che si impongano le parole d'ordine più chiare perché dove c'è confusione un uomo che sa ciò che vuole ci ha tutto da guadagnare. >

Cerchiamo di comprendere meglio l'intricato garbuglio che abbiamo davanti.

Allo stato attuale delle cose sarebbe di esiziale importanza riportare la legalità nelle istituzioni perché nella grave crisi che stiamo attraversando, una crisi politica e di rappresentatività prima ancora che una tragica crisi economica ormai certamente più grave di quella del '29, minare ancor di più e più a fondo la residua credibilità delle istituzioni potrebbe veramente spalancare le porte del completo disfacimento sociale senza che si intraveda una alternativa chiara.

Per riportare la legalità nelle istituzioni un primo indispensabile passo è eleggere un parlamento pienamente legittimo dato che siamo al terzo parlamento consecutivo eletto con una legge elettorale segnata da gravissimi vizi di incostituzionalità e che abbiamo una classe politicante deplorevole che con 343 cambi di casacca dall'inizio della legislatura ( poco più di un parlamentare su 3 ) ci offre plastica rappresentazione di quale sia il suo solo e vero tratto distintivo: il più squallido trasformismo pur di rimanere aggrappati alla cadrega.

Faccio notare che quelli che volevano rifilarci la polpetta avvelenata di una nuova costituzione in accoppiata con una legge elettorale ancor più disproporzionale della precedente nel nome del cambiamento governano da anni.
Governano in virtù di un premio di maggioranza incostituzionale e di un mercato delle vacche parlamentare che non si vedeva in questa forma e in questa misura dai tempi di Giolitti e Depretis.
Insomma, l'autentico paradigma del cambiamento dovrebbe essere rappresentato proprio da quelle persone che, come la merda, trovano il modo di rimanere sempre a galla?
Evidentemente no.
La contraddittorietà della loro narrazione è palese ma per fortuna il popolo italiano ha dato forte e chiaro il segnale di non essere disposto a crederci, non oltre.
Questi son quelli che volevano cambiare la Costituzione. Son sempre loro.
Cominciamo il ragionamento formulando un giudizio chiaro e definitivo sulla qualità tanto politica quanto umana di Matteo Renzi e sulla cordata di salmodianti apologeti e arrampicatori sociali che, al suo seguito, han cercato di spolparsi il paese cucendosi Costituzione e legge elettorale su misura.

Non prevedevano che mettendo le mani sulla Costituzione in quel modo, sia a livello sostanziale sia a livello comunicativo, impostando tutta la campagna su un tono assolutamente sprezzante in una fase  di acuta esasperazione delle sperequazioni e di profondo malessere di milioni di persone sospinte verso una condizione di marginalità sociale, avrebbe provocato una profondissima spaccatura e una contrapposizione estremamente aspra?
Credo che le possibili risposte siano soltanto due.
La prima è che davvero non lo prevedevano e questa sarebbe la dimostrazione della loro totale incapacità politica e di una autoreferenzialità avulsa dal mondo al punto da rasentare una patologia della personalità di carattere narcisistico.
Degli incapaci politici totali e senza possibilità di appello.
Ragion per cui è necessario rimuoverli dal governo, anche a costo di mettere al loro posto - letteralmente - il primo che passa per strada.
La seconda possibilità è ancor più grave: sapevano quanto stessero avvelenando il dibattito e i rapporti sociali e lo hanno fatto lo stesso.
La società è in frantumi e per un po' di potere in più a brevissimo termine, invece che cercare di sanare qualche ingiustizia, hanno consapevolmente sparso benzina sul fuoco.
In questo caso essi si qualificano non come come degli inetti politici ma come degli spregiudicati avventurieri, degli avvelenatori di pozzi e in questo caso è ancor più pressante e necessario rimuoverli dal governo rapidamente.
A maggior ragione quindi anche a costo di far insediare al loro posso il primo che passi per strada.

C'è un problema.
Nel loro delirio di onnipotenza i veri nuovi barbari, le orde Renziote discese a Roma dall'Etruria ( nel senso sia di regione, che di banca; la quale non dimentichiamolo era anche la banca del conto primavera ) al seguito del loro Sire, novello Alarico, hanno già imposto al Paese una nuova legge elettorale.
Per la sola camera, dando per scontato che tanto avrebbero nel frattempo anche adeguato la Costituzione alla legge elettorale concepita per dar loro il pieno e incondizionato potere nei giorni euforici del post elezioni europee.

Nel frattempo [ 18/12 ] abbiamo avuto una prosecuzione con  altri mezzi del governo Renzi I con l'insediamento del governo Renzi II, che potremmo anche serenamente considerare Monti IV e che solo per le più ingenue anime candide è effettivamente il governo Gentiloni I.
Il potere ha reagito con sfrontata arroganza promuovendo addirittura al settosegretariato alla presidenza del consiglio la persona che era stata la firma in calce e la faccia della revisione costituzionale appena sonoramente bocciata: Maria Elena Boschi.
Gli altri ministri sono rimasti quasi tutti al loro posto, compreso l'osceno Poletti, mentre sulla assoluta inadeguatezza al proprio ruolo della ex sindacalista gialla Fedeli non voglio nemmeno dilungarmi.
Nella assoluta e sfacciata continuità l'unico elemento di discontinuità è dato dall'arrivo di Marco Minniti al ministero degli interni, dove dalle mezze figure si passa veramente ad un personaggio di peso: politico esperto, già sottosegretario alla presidenza del consiglio, viceministro degli interno, sottosegretario alla difesa.
Vien da pensare che stiano subodorando che possa saltare la pace sociale e aver scelto un uomo esperto, freddo, già rodato sia agli interni che alla difesa, fa pensare che vogliano approntarsi a poter gestire l'eventualità con pugno di ferro senza nemmeno il guanto di velluto. Un segnale decisamente preoccupante.

Parallelamente la ricomposizione piddinica sta venendo allo scoperto:
- Pisapia si è messo a fare discorsi chiari e evidentemente Smeriglio e soci lombardi gli vanno dietro con la prospettiva di rimettere in piedi l'ennesimo partito civetta che sta di fianco al PD. Pietose le distinzioni di alcuni su PD renziano o PD non renziano.
- Dentro il PD i pasdaran radicali nella persona di Giachetti stanno liquidando i malpancisti interni indicandogli senza tanti giri di parole la porta di uscita.
- La direzione PD ha indicato la rotta prossima ventura: tutto ma NON il proporzionale.
Siccome col doppio turno - che per inciso imposero con la fiducia su una nuova legge elettorale - sanno che perderebbero contro il m5s restava solo la riesumazione del mattarellum, cioè un ultimo estremo tentativo da parte del PD di forzare il ricatto del voto utile collegio per collegio.
Già sono legione i piccoli quadretti e il burocratame partitico finto radicale, ivi compresi soggetti che sono addirittura stati segretari di un partito che nel nome si vorrebbe addirittura comunista, che stanno certificando di giustificare il centrosinistra prossimo ventura come un necessario argine al populismo.
C'è da scommetterci che alla prossime elezioni dipingeranno il M5S come una specie di novello NSDAP e che, naturalmente, tutti quelli che non si piegheranno a sinistra a questo ricatto e magari avranno addirittura l'ardire di farlo da posizione euroscettiche verranno indistintamente bollati col marchio d'infamia di rossobrunismo.
Per altro, va detto, le elezioni potrebbero essere molto ravvicinate perché sul governo pende anche la spada di damocle dei referendum sociali e con tutta evidenza hanno una paura fottuta di prendere l'ennesima batosta, quindi potrebbero addirittura preferire correre il rischio di rapide nuove elezioni.

Oggi [ 19/12 ] è arrivata la notizia dal congresso della Sinistra Europea della elezione di Gregor Gysi alla carica di segretario. Basterebbe dire che Paolo Ferrero è diventato vicesegretario per capire che la Sinistra Europea, salvo singoli episodi locali, non sta messa meglio della sinistra italiana e che ci si sta arroccando in difesa del nulla ammettendo la totale inadeguatezza a gestire i processi politici in corso.

Che dobbiamo fare in questa cornice sconfortante sia a livello nazionale sia a livello sconfortante.
Credo che dobbiamo essere radicali, tremendamente radicali, coerenti e conseguenti, ma nello stesso tempo dobbiamo essere tutto fuorché dogmatici e dottrinari, come non lo fu quel genio russo calvo e con il pizzetto, che fece la rivoluzione con parole semplici e chiare, non certo andando a spiegare ai contadini il materialismo dialettico e la caduta tendenziale del saggio di profitto.

Pane e pace e tutto il potere ai soviet, cioè alle assemblee popolari. Sicurezza del domani e potere al popolo.
Questo vince sempre, il resto sono cazzabubbole postoperaiste.
Penso che il risultato del congresso della Sinistra Europea ci dica quello che dobbiamo; questo vale per chi culturalmente e politicamente proviene da quell'area ma pensa che certe scelte siano oggi irrimediabilmente un cul de sac.

Intanto analizziamo quale sia stato il reale significato di quel congresso e così potremo cercare di trarne delle indicazioni generali anche su quello che dovremmo seriamente cercare di fare qua.

Al congresso della Sinistra Europea non ha partecipato Jean Luc Mélenchon che nel frattempo ha compinciato la propria campagna per le presidenziali francesi con parole d'ordine in netto contrasto con le indicazioni del congresso della SE perché di rottura unilaterale coi trattati UE nel suo programma se ne parla eccome, finalmente.
I delegati del PdG sono andati ugualmente ma è evidente il senso di una profonda distanza concettuale e programmatica.
All'inizio della legislatura europea in corso ricordo che Mélenchon si sospese dalla Sinistra Europea quando venne riconfermata capogruppo del Gue Gaby Zimmer, che lo era nella precedent
e legislatura, durante la quale nella votazione sul fiscal compact su 7 deputati europei di die Linke uno solo votò contro seguendo l'indicazione di gruppo, 5 si astennero ignominiosamente e una assente, la Zimmer appunto.
Ciò la dice lunga su quanto le linee di frattura nazionali, nel marasma UE, contino ben di più che quelle ideologiche.
Chi pensa di rendere economicamente sostenibile l'eurozona reflazionando il mercato interno tedesco è un povero illuso, per non dire di peggio, non solo perchè le contraddizioni democratiche di una BCE che non risponde alla politica rimmarrebbero in piedi ma perché in Germania addirittura i sindacati e l'area maggioritaria di die Linke sostengono una politica che scarica le contraddizioni sui vicini e non chiedono seriamente di reflazionare ( far guadagnare di più i lavoratori e i pensionati ) il mercato interno.

Con questo governo sovranazionale multilivello a legittimazione indiretta ( cioè a legittimazione completamente farlocca ) ci hanno messi gli uni contro gli altri e non c'è modo di sanare questo problema se non scappandone.

Che Alberto Garzon, come ho sentito da persone presenti contrarie alla linea uscita dal congresso, abbia fatto il discorso migliore non dubito; del resto si tratta di un altro allievo di Anguita-Monereo i quali sulle contraddizioni esplosive adesso sono gli unici che sono stati espliciti per una vita intera, senza tatticismi, pagandone spesso un alto prezzo.
Ma il punto politico veramente rilevante è che agli esclusi della globalizzazione tutto questo non interessa.

Non interessa loro riprendersi la Sinistra Europea e non posso certo biasimarli per questo.

Semplificando al massimo, cosa è successo e cosa sta succedendo - secondo me - per cui sono convinto che l'armamentario classico della sinistra risulti oggi parecchio spuntato se non del tutto inadeguato?
Negli ultimi 30 anni i partiti di massa della sinistra in tutta Europa e non solo, i partiti socialisti e socialdemocratici ( italia eccezione, il partito di massa era il PCI, ma poco cambia nella sostanza ) sono diventati ordoliberali e si sono rifugiati sotto la sottana di Fukuyama.

Chi aveva un'indole più conflittuale si è comunque visto sfilare da sotto il sedere mentre ci stava seduto sopra le mobilitazioni di massa e si è incancrenito a quel punto nel parlarsi addosso, spesso rifugiandosi in elucubrazioni astratte sui general intellect, le moltitudini desideranti che chi le avrà mai viste e alla via così con le supercazzole bitumate scappellanti antaniche dei postoperaisti.


Insomma: il PCI è passato nell'altro campo, chi era più conflittuale è stato infettato dai postoperaisti, e buonanotte al secchio.
La sinistra il lavoro ha smesso di rappresentarlo: nella componente che fu maggioritario oggi lo combatte, in quella minoritaria non lo difende.
Questo vale un po' per tutto l'occidente industrializzato, non solo l'Italia.
In tale cornice sorgono i movimenti populisti, alcun di destra e altri di sinistra, checché ne dicano i nostri media per cui "populista=male assoluto".

Tutti però hanno in comune UNA COSA: lamentano i guasti della globalizzazione capitalistica e l'esposizione senza reti di protezione dei ceti popolari ad un modello sociale che comporta inevitabilmente l'esistenza di salvati e sommersi.Da sinistra si denuncia quindi gli speculatori, il capitalismo globalizzato in generale, da destra al massimo qualche vaga denuncia delle banche e ricostruzione di un senso comunitario sulla base dell'ethnos invece che del demos.
Ma il guasto che viene denunciato è sempre lo stesso e la antitetiche soluzioni proposte hanno in ogni caso una premessa in comune: per difendere persone che richiedono protezione dallo stato, le soluzioni proposte in entrambi i casi hanno come presupposto il pieno ripristino delle prerogative dello stato nella propria pienezza. Un ripristino di sovranità nazionale in senso stretto quindi.
Da sinistra come strumento per mettere la mordacchia al capitalismo e reintrodurre un interventismo pubblico in forma forte, da destra per accompagnare un po' di retorica antibancocratica alla più efficace manipolazione della paura contro i nemici sociali spuri ed esterni su base etnica.


Ora perché la Sinistra Europea è inadeguata?
Perché non hanno i mezzi per capire?
Ma quando mai, Gregor Gisy lo sa benissimo cosa sia successo negli ultimi 25 anni.
Però si sono abituati a giocare in difesa e più o meno consapevolmente si dicono: contestare la globalizzazione qui ed ora significa intanto contestare l'UE, non sulla base di genericissime petizioni di principio, ma invocandone la rottura.
Se lo facessimo però "verremo confusi" con la destra.
Quando invece è sul terreno del "che società vogliamo costruire POI" che dovremmo saper rimarcare l'assoluta differenza!
In subordine non escludo che in qualche caso questo passo programmatico di rottura con la UE come premessa per il rilancio di una politica solidaristica e socialista non voglia essere fatto non solo per paura di essere confusi con le destre e criminalizzati dai media, ma perché il ceto politico della sx radicale in varie realtà locali, amministra coi partiti socialisti diventati social-liberisti e ordoliberali. Se le sinistre prendessero una posizione chiara su questi tematiche quali l'irriformabilità dell'Unione Europea o il protezionismo solidaristico di cui parla JLM, una serie di poltrone di sottogoverno locale cogestite insieme ai traditori social-liberisti salterebbero ( e qua mi riferisco in particolare proprio al Gregor Gysi capo dell'ala di die Linke che cogoverna i laender orientali insieme all'SPD e che non vuole parole di rottura con la UE ormai da anni, su questo, trovando opposizione da Lafontaine e Wagenknecht ).


Dato che credo tale situazione interna alle sinistre europee totalmente incancrenita, per essere nazionalpopolari ( cioè per smettere di fare quelli di sinistra, la gente prova ripugnanza per la sinistra e non possiamo darle torto dato ciò che la sinistra è stata da decenni in qua, ma nello stesso tempo per essere più gramsciano e comunista che mai ), non credo ci siano veramente altre strade che la costituzione di movimenti di carattere populista-democratico. [ nel link un esempio che approssima piuttosto bene ciò che intendo ]
Il populismo democratico deve avere programmi radicalmente di sinistra ma che si guardino bene dal parlare "sinistrese" e soprattutto deve fare a meno del vecchio ceto politico di sinistra.







lunedì 28 novembre 2016

Un NO per cambiare.

Apro con un sentito omaggio a Fidel, in un momento nel quale anche il nostro paese attraversa una fase critica.
Socialismo, Patria o Morte!

Cercherò di articolare un ampio discorso per spiegare le ragioni del mio "NO" al riferendum costituzionale del 4 Dicembre 2016 e per spiegare per quali motivi io ritenga questa scelta un passaggio preliminare per poter costruire una alternativa politica popolare e socialista nel Paese.
Cercherò infine di spiegare il senso profondamente reazionario e le modalità eversive della revisione costituzionale propalataci da Renzi e dal suo partito che sempre più merita la qualifica di canale di scolo della Storia.

Un passaggio preliminare estremamente importante è intendersi su quale sia il reale significato politico di una costituzione.Una costituzione non è banalmente un insieme di articoli e paragrafi che descrivono delle forme istituzionali e delle regole che governano la convivenza degli abitanti di uno specifico paese; una costituzione è uno strumento giuridico attraverso il quale si cristallizzano e trovano una propria materializzazione in forma istituzionale, i rapporti sociali che innervano una data società.
Le costituzioni evolvono perchè i rapporti sociali, i rapporti di produzione, i rapporti di forza tra classi, evolvono.
Non necessariamente in senso progressivo, purtroppo.
In ogni caso la formalizzazione istituzionale segue e codifica ciò che nella società ha avuto luogo, non il contrario.
Quindi un primo argomento della retorica governativa può considerarsi già smontato: un Paese quadrato non diventa rotondo perchè gli si impone una costituzione rotonda.
Non si cambia l'Italia cambiandone la Costituzione; le Costituzioni servono, al contrario, a fotografare l'esistente e a renderlo più o meno reversibile apliando o restringendo gli spazi di partecipazione, autorappresentazione e autodeterminazione delle classi sociali, specialmente quelle subalterne che hanno un ovvio ed immediato motivo per aspirare al cambiamento.
Possono perciò avvenire due tipi di riforme ( o rivoluzioni ) che si riverberano sulle forme istituzionali mutandole: quelle dal basso, alimentate dalla rivolta degli esclusi e dei subalterni che conquistano maggior potere e quelle dall'alto, le rivoluzioni passive, alimentate dai ceti e dalle classi dominanti e finalizzate a rendere più difficilmente reversibili i rapporti di subordinazione che si sono instaurati ai danni degli sfruttati.
Dato che in questa circostanza non era il popolo in piazza a invocare una nuova costituente ma è stato un governo in carica a cercare di imporre la propria nuova costituzione, è chiaro che il NO popolare serve a cambiare e il SI governativo serve a cambiar tutto affinchè nulla cambi.
Nella Storia troviamo sistematico riscontro di tale tipo di dinamica istituzionale che segue alle dinamiche sociali nel fatto che ogni fase rivoluzionaria si conclude, normalmente, con una fase costituente: un ordine sociale prende il posto di un altro ordine che è stato superato, si è esaurito o è stato abbattuto.
Così è sempre stato dalla Rivoluzione Americana del 1776 e dalla successiva fase costituente del 1787-1789 e in ambito europeo dalla Risoluzione Francese iniziata nel 1789 e coronata dalla fase costituente del 1793-1795.
L'Italia e i paesi europei nel proprio insieme non sono stati da meno.
Il secondo dopoguerra non ha avuto il senso di una rivoluzione come in Russia nel 1917 ma ha avuto portata forse ancor più vasta ed effetti paragonabili; la fine della più grande catastrofe nella storia dell'uomo ha abrogato nella maggior parte dei paesi europei l'ordine costituito precedente la guerra e ha portato ad una fase costituente, che ha visto nascere le democrazie parlamentari cui siamo abituati. Costruite su un impianto concettuale di natura kelseniana, cioè sul principio delle decisione il più possibile condivise e su un principio di ampia rappresentatività dei vari strati popolari e delle classi sociali nelle istituzioni, esse hanno anche un impianto fortemente garantista rispetto alla prospettiva di una nuova concentrazione di poteri, non prevedono la possibilità di sospendere le garanzie democratiche e costituzionali neanche in casi di eccezione istituendo la legge marziale, eccetera.
Spesso, inoltre, recepiscono elementi di eguaglianza sostanziale ed impegnano i vari paesi a perseguire proattivamente questi stessi obiettivi, a costo di porre con vigore costituzionale un limite alle libertà negative ( le libertà economiche ) proprio allo scopo di rendere concretamente esigibili una serie di libertà positive fondate su principio di eguaglianza che lo Stato è proattivamente impegnato a realizzare.
In questo senso la Costituzione della Repubblica Italiana è probabilmente la Costituzione più avanzata in assoluto e proprio questi principi sono quegli elementi di socialismo di cui le costituzioni nate nel dopoguerra sono intrise, stigmatizzati dal famoso report stilato dalla banca d'affati JP Morgan al fine di suggerire ai governi europei le riforme necessarie per normalizzare le proprie istituzioni e la vita sociale alle durezze del vivere proprie della globalizzazione capitalistica e segnatamente al fine di rendere sostenibile l'eurozona ( l'ammissione implicita è che, a costituzioni democratiche e socialisteggianti in vigore, essa sostenibile non è. E acquisito il dato, specialmente a sinistra, mettiamo la parola fine a questa questione ).
Dato che le democrazie europee ( vicenda della crisi Greca, difficoltà nell'elezione di un nuovo governo in Portogallo, elezioni andate a vuoto, ripetute e difficoltà a formare un governo in Spagna, Loi Travail in Francia approvata bypassando il parlamento con milioni di lavoratori in piazza, Brexit, etc. ) stanno collassando una ad una in contemporanea, evidentemente il problema sotteso è comune e la vicenda della riforma costituzionale in Italia si pone nel solco di una crisi politica che ha portata almeno continentale.
Stanno venendo al pettine i nodi politici della globalizzazione e della a-democraticità del modello delle multilevel governance sul quale è costruita la UE, che della globalizzazione capitalistica è epifenomeno regionale.
Il trilemma di Rodrik è la grande questione politica di questa fase storica che andrebbe risolta.
Rodrik suggerisce: Le democrazie hanno il diritto di proteggere i loro assetti sociali, e quando tale diritto entra in conflitto con le esigenze dell'economia globale, è quest'ultima che deve cedere il passo.Questa idea fonda sull'analisi delle scelte che può compiere un paese normalmente sovrano e, auspicabilmente, democratico.
Purtroppo però all'interno dell'Unione Europea esistono vincoli molto pesanti all'effettiva sovranità degli stati e il risultato è che le classi dominanti stanno imponendoci una soluzione particolamente restrittiva del trilemma: nella formulazione originale si possono avere solo due prerogative contemporeamente su 3 ( la scelta è tra democrazia, sovranità degli stati, integrazione dei mercati ), in Europa ci stanno invece imponendo di rinunciare sia alla democrazia sostanziale, lasciando in piedi solo un vuoto simulacro di quella formale, sia alla sovranità degli stati pur di salvare l'integrazione dei mercati.
La costituzione renziana si pone in questo solco e tanto basterebbe a respingerla, semplicemente avendo chiara in mente quale sia la posta in gioco.

Nel merito un corno; cioè perchè la democrazia e la costituzione sostanziali sono cose troppo importanti per lasciare difendere dai soli costituzionalisti e perchè non si deve lasciare al governo la scelta su quale debba essere il terreno di scontro dialettico e politico.Un referendum constituzionale, a maggior ragione se nato in circostanze eccezionali e gravi provocando profonde spaccature, non è mai un esame di diritto pubblico o costituzionale ma è un passaggio storico-politico che deve essere valutato nel proprio insieme e sul quale le persone voteranno esprimendo un giudizio sintetico-generale che contiene un giusto e sacrosanto giudizio di merito anche sul governo che ha di fronte.
Il testo non è quindi né valutabile né disgiungibile dal contesto - storico e sociale - nel quale si cala e dal modo col quale si presenta alla cittadinanza.
Siccome inoltre stiamo parlando di una contesa politica cruciale, accettare l'invito dell'avversario a stare nel merito significa accettare di lasciarsi trasportare su quel terreno sul quale sanno di avere già vinto, non perchè gli argomenti tecnici siano più solidi ma parchè focalizzandosi su ristrette questioni tecniche si perde di vista il significato politico generale, che è proprio ciò che vogliono nascondere dietro la cortina fumogena dei tecnicismi e che è il terreno sul quale possono perdere.
Per noi, quindi, il merito deve essere il significato politico generale.E' il governo che ha bisogno di un nulla osta alla propria riforma: si assumano loro la briga di andare a spiegare agli esodati e ai precari voucherizzati da questo stesso governo, che stanno facendo una vita grama per colpa del bicameralismo perfetto!
Vedremo quanto riusciranno a risultare credibili; in ogni caso non ha senso che gli semplifichiamo noi la vita inseguendoli su terreni di contesa fuorvianti.
Inoltre, come ha giustamente segnalato Stefano G. Azzarà:
<Nel merito un corno
Chi ti chiede di "entrare nel merito" di una proposta costituzionale fatta in maniera unilaterale e ispirata a una concezione maggioritaria del potere ti trascina sul suo terreno e pian piano ti porta a considerare normale e degno di dibattito persino il ripristino delle forme istituzionali liberali predemocratiche.
"Sai caro, vorrei reintrodurre alcuni elementi di schiavitù, ma entriamo nel merito come persone educate e senza demonizzare, altrimenti vuol dire che siete prevenuti e volete personalizzare la questione".
Non è così che funziona in politica, dove ci si posiziona anzitutto attorno a un conflitto cruciale mentre tutto il resto è secondario.
E nello specifico ciò che unicamente è qui in discussione è il grado di faccia di culo di questi banditi e l urgente opportunità di sostituirli con chiunque, anche con il primo che passa per strada. Soprattutto se costui è anche un pelino meno arrogante e promette di farci divertire di più.
In sostanza respingete questa trappola a meno che non sia utile a convincere qualche povero di spirito innamorato dei formalismi. E non state a perdere tempo in chiacchiere, perche l argomento da usare è uno e uno solo: Renzi merda, votate No.
E alla fine non sentitevi in colpa, perché anche quegli altri, nonostante facciano i professorini, agiranno esattamente secondo questa logica.
Che poi è l'unica logica che rimane alla politica ogni volta che i passaggi della storia ci mettono di fronte al riaffiorare periodico dello stato di natura.>

Una riforma di destra, praticamente reazionaria.
Senza addentrarci in diatribe epistemologiche troppo approfondite e in sottili distinzioni tra i vari modi per essere di sinistra, possiamo sinteticamente esprimere cosa significhi essere di sinistra nel senso nobile del termine, ovvero quel senso che è stato ignomignosiamente ucciso se facciamo riferimento alla topologia parlamentare.
Sinistra è:
1) Unire e organizzare i soggetti deboli, sfruttati, esclusi e muniti di minor poter contrattuale rispetto a chi dispone di maggiori capitali, facendo valere in forma organizzata l'unico potere che essi possono far valere e cioè quello di essere più numerosi.
2) Ampliare le basi di rappresentanza e rappresentantività, rendendole più orizzontali e ampliando le base di condivisione delle scelte, dato che tanto più grandi e ampie esse saranno tanto più sarà possibile per i subalterni accedere alla rappresentanza stessa dei propri interessi e farsi valere. Il processo inverso, il restringimento della base di rappresentanza e la verticalizzazione dei processi decisionali, favorisce i pochi in partenza più potenti.
3) Rendere più diretto il vincolo tra rappresentanti e rappresentanti, perchè chi ha grandi e ristretti interessi è nella posizione di poter comprare e non di essere comprato. Più il vincolo è forte, al contrario, più i deboli sono tutelati. Ciò può essere fatto anche salvando il principio costituzionale dell'assenza del vincolo di mandato, ma almeno deve esserci la possibilità di scegliere i candidati entro collegi e circoscrizioni chiare. ( storicamente la forza di questo vincolo, sia secondo il modello del consiliarismo di Lenin e del soviet sia secondo il modello di Marx proposto ne La guerra civile in Francia, si sostanzia nella revocabilità del mandato e in ogni caso nella scelta diretta e nominale del rappresentante ).
Nella costituzione renziana invece:
a) il popolo viene ancor più spaccato e diviso di quanto già non fosse, già nel percorso di approvazione della nuova costituzione. Figuriamoci quindi quanto accadrebbe in seguito.
b) il numero dei rappresentanti diminuisce capitalizzando un sentimento antipolitico nemmeno populista ma proprio squallidamente demagogico, alimentato spesso e volentieri dallo schifo che fanno propri gli stessi politicanti che ora vestono i panni degli imbonitori per convincerci a comprare la loro nuova costituzione.
c) il vincolo tra rappresentanti e rappresentanti si indebolisce, sia alla camera dove si pensa di riproporre una legge elettorale a listino bloccato sia al senato dove si procederebbe addirittura ad una elezione di secondo livello ( per altro secondo la procedura tipica delle multilevel governance. Altro aspetto che evidenzia come si stia procedendo a normalizzare la nostra costituzione alla costituzione dei padroni, cioè i trattati e le forme istituzionali della UE ).
Dato che i principi che permettono di definire cosa sia di sinistra vengono sistematicamente disattesi procedendo in senso contrario non vi è dubbio che questa revisione costituzionale è mossa da uno spirito oligarchico, antipopolare, elitistico, antiparlamentare/anticonsiliare e squisitamente di destra.






venerdì 11 novembre 2016

I Big Boys, le Rust Belt di tutto il mondo e il voto di vendetta.

Carissimi lettori,
la questione che il mondo ha di fronte e che non è stata un fulmine a ciel sereno ma il compimento di un fenomeno di portata internazionale, solo un po' più visibile delle altre circostanze dato il palcoscenico sul quale ha avuto luogo, se anche non dovesse condurre ad un cambiamento di politiche - il che mi sembra probabile - ha portata storica.
Ho 4 idee e le metto sul tavolo, su quanto sta accadendo nel mondo.
Il tempo dirà se sono un pazzo.

Una cosa che stanno riconoscendo in molti è che quando la working class, le persone che erano diventate ceto medio non grazie a rendite di posizione ma col duro lavoro, diventano working poors, prima di sottoproletarizzarsi e rassegnarsi alla marginalità difendono il proprio, anche giustamente, con le unghie e coi denti.
E se di meglio non hanno, nel seggio elettorale, votano anche l'opzione più "oscena" secondo i canoni e la propaganda ideologica delle nostre società putride, pur di consumare la propria sacrosanta vendetta nei confronti di chi ne ha tradito le promesse mettendoli seduti su uno scivolo in discesa.
Quindi:
Ti votano NO al referendum ad Atene mentre tutto il mondo gli dice che SI è la cosa giusta e gli hanno pure chiuso gli sportelli bancari per convincerli meglio.
Ti votano Brexit.
Ti votano il movimento 5 stelle.
Ti votano la Le Pen ( ringraziamo Iddio che non avendo a casa nostra una sinistra cazzuta, Salvini è estremamente sputtanato e il voto di rivolta lo prende Grillo che è ben migliore! )
Ti votano addirittura Trump...
Lo spirito del tempo per essere nazionalpopolare e piacere anche nella propria versione da social media, richiede la presenza dei gattini ma richiede anche la capacità di esprimere un sentimento profondo:

Lo spirito del tempo nel sentimento comune
Trump non è un paladino della working class.
Trump è establishment a propria volta, pur essendo relativamente outsider per l'establishment stesso, non tanto per motivi di interessi quanto per motivi culturali.
Trump non è politicamente corretto.
Cioè è un uomo di merda, ma cazzo, non è un ipocrita e quando parla si capisce! ( * su questo ci torniamo alla fine )

Tuttavia ha un merito: ha avuto l'intelligenza politica ( ed è tutto merito suo, perché l'apparato repubblicano su questo lo ha osteggiato ) di intercettare la rabbia della working class che è diventata working poors.
Inoltre ci mette di fronte a un fatto sconvolgente: ciò che era impensabile, ora, non solo è pensabile, è addirittura reale!

Poi dicono che Matt Groening non è un fottuto genio....

Non sono un esperto degli Usa come non lo sono di Medio Oriente e di tantissime altre cose; ma bene o male capisco che dal centro dell'Impero promana verso le periferie la cultura dell'impero stesso e a volte pure le sue voci "critiche".
Alcune di queste voci critiche magari sono acute, hanno il polso della propria società, quindi possono aiutarci a capire questioni importanti.
Se c'è una cosa che tanti stanno riconoscendo ( pur in vari casi annaspando cercando di sviare con le cazzate sinistrate dal vero nucleo concettuale. Ad esempio dicendo che Trump vince tra i maschi bianchi, cioè questi hanno punito il candidato donna. Cazzata, infatti a quel punto si potrebbe far notare che Trump ha stravinto sul voto femminile. In questo caso i sinistrati rispondono che ha stravinto tra le donne con più bassa istruzione. Lo dicono dimostrando la loro ormai totale incapacità di leggere il mondo in termini di classe invece che di politicamente corretto, non vedendo che proprio questo significa che ha vinto tra le donne che credono più allo sputo nell'occhio che ricevono ogni volta che aprono la propria busta paga, che alle sovrastrutture mentali dei sinistrati di tutto il mondo! Qua abbiamo un eminente esempio di sega mentale sinistrata totalmente scollata dalla realtà. ) è che Trump ha vinto nella Rust Belt.
La "cintura della ruggine", l'area ex industriale degli Usa dove si producevano i metalli, l'industria pesante, l'automobile, insomma le produzioni "di base" di una economia nella quale i ricchi si arricchivano spartendo iniquamente gli utili della produzione, prima che anche Obama e Clinton ( entrambi, marito e moglie ) preferissero la ristrutturazione sociale indotta dal modello del denaro che produce denaro e che marginalizza gli ex lavoratori.
Insomma, gli stati intorno ai grandi laghi.

Un posto nel quale da molti anni si respira un'aria pesante.
Facciamo riferimento alla cultura nazionalpopolare invece che alle analisi scicchettose dei giornali degli intellettuali di sinistra per bene, che magari quegli elementi di cultura di cui il popolo è intriso ci dicono qualcosa di più serio.
Chi è il cantautore della working class negli USA?
Non certo il Bob Dylan novello Nobel per la letteratura; grande poeta indiscutibilmente, autore che di certo ha cantato anche principi condivisibilissimi da sinistra, ma comunque col piglio da contestatori da college più che non da reparto di produzione o uomo della strada.
Bruce Springsteen piuttosto; anche lui un ottimo poeta, ma più diretto, più popolano. Al limite, perchè no, più populista.
Quello che nelle canzoni ci metteva anche l'orgoglio popolano dell'american dream ( born in the Usa ) ma che nella stessa canzone si domandava anche perché, invece che far grande casa nostra, andiamo a rompere i coglioni in Vietnam?
Infatti quando Reagan gli usò la canzone nella propria campagna elettorale si incazzò non poco, dicendo che il candidato repubblicano non aveva capito niente.

Un buon esempio di sinistra nazional popolare calato nel proprio contesto.
Quasi una ventina di anni fa Springsteen ha stampato un disco bellissimo, negli anni dell'espansione dell'economia finanziaria e del restringimento di quella produttiva negli Usa, con conseguente inizio della marginalizzazione della working class.
Si intitolava The ghost of Tom Joad con riferimento a un personaggio di Steinbeck, autore di idee socialiste che aveva scritto del dramma della working class che aveva perso il lavoro durante la great depression ( Furore, Uomini e topi, etc ).
In quel disco c'è una canzone meravigliosa e straziante su una citta della Rust Belt che può farci capire che sentimento di rabbia e frustrazione profonda, che ormai viene da lontano, ci sia dentro la ( ex ) working class da quelle parti.
Valutatene le parole, pesano come macigni:


Trump ha vinto qua.
Una vittoria di classe? No. Una vendetta della classe tradita dai democrats.

Anche Michael Moore viene da una città di provincia della Rust Belt: Flint nel Michigan.
Lasciamo perdere il fatto che Moore non abbia avuto il coraggio di essere consequenziale alle proprie stesse analisi e negli ultimi 2 mesi se la sia fatta sotto per la paura, finendo per invocare abbastanza pietosamente un voto centrosinistro in favore della Clinton di fronte allo spauracchio Trump.
Gli sarà mancata la spina dorsale per sostenere fino in fondo una scelta non sellina, questo resta agli atti, ma è ugualmente titolare di una testa lucida e ha evidentemente il polso della società in cui vive.
In effetti mesi prima, contro tutti i sondaggi, fece una previsione millimetrica di cosa sarebbe successo e perché.
E va detto che, forse, il coraggio di dare una indicazione di voto per Jill Stein, la candidata verde che aveva detto che con Trump presidente avrebbe fatto fatica a domire ma con la Clinton sarebbe stata certa di non riuscire più a prendere sonno, gli è mancato anche perché lo avevano messo tutti quanti alla gogna per le via delle sue dichiarazioni.

Cosa dice Moore?
Trump vincerà, vincerà nella Rust Belt cavalcando il risentimento della working class che è stata abbandonata dai democratici filofinanzieri e condannata progressivamente a scivolare attraverso la condizione di working poors e sempre più giù verso la marginalizzazione.
Poi ancora dice che non sarà sufficiente per Clinton parare il colpo in Oregon o in Virginia; basta la Rust Belt da sola a determinare il risultato ( Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin, si potrebbe aggiungere anche Indiana ).
In effetti che cosa è millimetricamente successo?
Che con un miserrimo 1% di scarto Clinton ha parato il colpo sia in Oregon che in Virginia, ma per un 1-1,5% non l'ha parato in Wisconsin e Penssylvania.
Aggiungendoci le due vittorie nette in Michigan e Ohio e perdendo chiaramente solo in Illinois, nella zona della Rust Belt, questo risultato a Trump è bastato.
Moore spiega chiaramente il motivo per cui sarebbe successo quanto abbiamo visto: quell'area era già in difficoltà ma i trattati di libero scambio e commercio ( NAFTA in quel caso ) hanno finito di metterla in ginocchio, polverizzando i pochi posti di lavoro che rimanevano.
Il liberoscambismo puro ha sempre contenuto di classe.
Se ne faccia una ragione chi in Europa contesta il TTIP ma non ha il coraggio di contestare la filosofia di fondo del trattato di Schengen, che è la stessa!
Adesso tutto quel che resta ai sinistrati per poter perseverare nella propria politica dello struzzo e della contemplazione dell'elitistico fulgore intellettuale del proprio ombelico è soltanto cincischiare sul fatto che i più poveri e gli indigenti hanno votato Clinton; quindi avremmo avuto una vittoria dei suprematisti bianchi inviperiti ma pur sempre ceto medio e non una vendetta di classe contro i traditori della working class.
Che dire...anche questo evidenzia solo una volta di più il fatto che questa gente, alla quale frequentare l'università è servito soltanto per imparare a credersi stocazzo e cominciare a disprezzare il popolino, abbia completamente perso i riferimenti di classe per interpretare il mondo.
Infatti non sono più nemmeno capaci di distinguere tra lavoratori o ex lavoratori recenti, arrabbiati perché si stanno pesantemente impoverendo, e strati sociali marginalizzati e ormai sedimentati nella propria marginalizzazione, i sottoproletari.
Non sono più capaci di distinguere tra chi ha un minimo di coscienza di sé e lotta per il proprio futuro e, se non ha a disposizione di meglio in modo da votare chi li rappresenti almeno si vendica di chi li ha traditi, e chi invece essendo proprio privo di orizzonti e consapevolezza non vota affatto, o vota a maggioranza chi gli ha fatto un tantino di elemosina ( i food stamps di Obama e Clinton ), perché da sottoproletariato invece che lottare per quello che può avere si incancrenisce tutta la vita a invidiare ciò che non avrà mai.

La carità è di destra, cari sinistrati del cazzo che ci raccontate che la sinistra vuol dire stare dalla parte degli ultimi.
Per la solidarietà nei confronti degli ultimi esiste già la Chiesa.
La sinistra non sta dalla parte degli ultimi; serve a qualcosa se organizza il desiderio di riscatto per abolire l'esistenza dei primi rifiutando l'esistenza stessa della categoria degli ultimi!
Se non imparate questa cosa, nemmeno stavolta, vuol dire che dalla parte col culo al caldo della storia vi ci trovate proprio bene.
Ma in questo caso sappiate che siete addirittura più spregevoli di chi col culo al caldo c'è nato e non ha mai avuto la pretesa di raccontarsi di sinistra.
Il fenomeno del rifiuto dell'establishment ha scala planetaria perché planetaria è la finanziarizzazione e la globalizzazione, che sta scricchiolando e già cedendo un pezzetto alla volta.
Che margini e speranze abbiamo?
Un populismo che non cincischi più, che miri al bersaglio grosso ( gli sfruttatori, il capitalismo, i meccanismo della globalizzazione che non è democratizzabile ma solo combattibile e questo vale anche per l'UE ) invece che verso facili e falsi diversivi sui quali possono prosperare così i Trump come i Salvini; che però riconosca che questi prosperano a propria volta su contraddizioni REALI, che le sinistre ufficiali hanno esorcizzato e nascosto sotto il tappeto preferendo non affrontarle, qualificandosi così come parte del problema invece che della soluzione.
Abbiamo una fretta maledetta.
Son tutti sintomi di una crisi sistemica quelli che abbiamo sotto gli occhi e siamo in una posizione arretratissima.

3 pirla, ben vestiti e benpensanti, con buoni lavori, patrimoni, culi al caldo, brandiscono i simboli dell'establishment di casa nostra. Insomma: 3 nemici.


Che cosa succederà adesso?
Credo che abbia ragione su questo Alberto Bagnai e quello che ha detto in radio, anche se io lo riformulo un po'.
SE è vero ( a me sembra ragionevole, ma per ora non ci metto troppo la mano sul fuoco ) che Trump rappresenta una linea di frattura interna all'establishment ed è veramente il rappresentante del capitalismo industriale che ha interessi in parte divergenti da quello del capitalismo finanziario, ora dovrà "pagare pegno" a chi lo ha eletto cioè i working poors della Rust Belt.
Questi ultimi se non vedranno risultati alla svelta lo abbandoneranno velocemente.
Il voto di vendetta è ancora più volatile di quello di protesta.
Trump ha bisogno di rilanciare l'industria americana sostenendo produzioni e occupazione.
Tuttavia Trump è un uomo di destra, quindi cercherà di fare questa cosa non attraverso un riassestamento interno, che comporterebbe redistribuzione tra classi, ma attraverso un riassestamento esterno.
Scaricherà le contraddizioni fuori dal proprio paese.
La percentuale della torta per le classi rimarrà la stessa, ma se la torta della ricchezza prodotta in quel settore nel quale si crea anche occupazione sarà nel suo insieme più grande, ce ne sarà di più in valore assoluto anche per la working class.
Come fare questa cosa senza redistribuire internamente?
Trump ha bisogno di far riconquistare agli USA competitività di prezzo sulle produzioni con un riallineamento monetario.
Cioè deve restituire all'UE lo scherzaccio del QE, col quale Draghi aveva tenuto insieme i cocci dell'UE senza far il dispetto ai tedeschi di una redistribuzione interna, scaricando le contraddizioni interne all'UE sul resto del mondo con una svalutazione competitiva che ci ha dato un po' di ossigeno.
Il dollaro molto probabilmente andrà giù.
Tanto.
E l'UE tornerà in anossia profonda.
Non ridiscutere le contraddizioni interne all'UE per non indispettire i tedeschi e scaricarle all'esterno, con la svalutazione dell'euro prodotta dal QE, ha tenuto insieme i cocci di questo gigantesco fallimento politico e istituzionale.
Se però adesso gli USA faranno lo stesso giochetto il risultato sarà che prima la politica dello struzzo della Germania e l'equilibrismo di Draghi per non far arrabbiare troppo i ceti dominanti tedeschi, ha concorso a portare Trump al governo, poi quest'ultimo per pagar pegno alla Rust Belt avrà bisogno di togliere ossigeno all'Europa.
Come risultato Trump trascinerà al governo la Le Pen.
Anche in Italia ci mancherà l'ossigeno, mettiamolo nel conto.
Non possiamo lamentarci, credo, di ciò che può concorrere a destabilizzare lo status quo.
Ma questo fa aumentare la nostra fretta.
( e quella di un Fassina, individualmente e come area politica, nel non rimanere ancora una volta impastoiati coi sinistrati dei buoni sentimenti. O il congresso di Sinistra Italiana possono vincerlo, imponendo una linea non suicida, o dovranno per forza cavarsi fuori da quelle sabbie mobili )


P.S.
* riprendo l'iniziale discorso sull'ipocrisia e il politicamente corretto.
A proposito di buoni sentimenti è interessante quel che Clint Eastwood, l'unico intellettuale-vip che negli USA ha fatto pubblica dichiarazione di voto per Trump, ha detto.
Eastwood, da sempre conservatore ma non reazionario e da sempre impegnato in politica avendo anche fatto il sindaco nel proprio paesino texano, ha dichiarato  di considerare Trump un buffone e di non condividere le affermazioni razziste che ha pronunciato ma che lo avrebbe votato lo stesso perchè altri 4 anni di ipocrisia politicamente corretta alla casa bianca sarebbero stati insopportabili.
Anche questo è spirito dei tempi.
Viviamo la fase del gigantesco vaffanculo che vola all'altezza dell'uccello padulo.
Basta con la pussy generation, con queste insopportabili fighette mosce, con questi buonisti leccaculo!
Torniamo a parlare delle cose per cui il nostro popolo, noi stessi, soffriamo per davvero!
E facciamolo in una lingua che si capisca.

P.P.S.
Matt Groening è un genio e, non volendo, ha portato fortuna a Trump.
Speriamo ne porti anche a noi.
Le prospettive più oscene tornano possibili, and we all have a Dream: